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Agente di cambio: chi è e cosa fa

Si sente spesso parlare dell’agente di cambio. Si tratta in effetti di una figura molto particolare, trttandosi in pratica di un operatore economico il quale può agire sia sul mercato monetario sia su quello mobiliare alla stregua di un mediatore autorizzato alla negoziazione dei titoli per conto dei clienti.

La particolarità sta soprattutto nel fatto che, per effetto della legge emanata il 2 gennaio 1991 non sono più previsti concorsi in grado di agevolarne la nomina. Quelli in carica sono iscritti in un ruolo speciale che fa riferimento al ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e non possono prestare servizi di investimento. Inoltre possono fungere da amministratori, dirigenti, dipendenti o collaboratori soltanto di Sim, Banche o SGR. Uno esclude l’altro.

Cosa fa l’agente di cambio

Gli agenti di cambio in carica che, a loro volta, non siano iscritti al ruolo speciale, possono invece eseguire ordini per conto della clientela, collocare senza assunzione a fermo, o di garanzia nei confronti dell’emittente, gestire portafogli, ricevere e trasmettere ordini, prestare servizi di consulenza in materia di investimenti.

Nel caso in cui il servizio teso all’esecuzione degli ordini per conto dei clienti non sia assolto per un arco temporale superiore ai 6 mesi può scattare la decadenza dalla carica. A meno che a provocare questo vero e proprio corto circuito non siano motivi di ordine sanitario. In questo caso il ministero dell’Economia e delle Finanze può, dopo aver provveduto ad ascoltare la CONSOB, prorogare il termine sino a 18 mesi.

Le incompatibilità dell’agente di cambio

Il ruolo di agente di cambio comporta anche alcune incompatibilità. In particolare, chi è iscritto al ruolo unico nazionale non può:

  1. praticare una qualsiasi attività commerciale;
  2. partecipare in qualità di socio illimitatamente responsabile all’interno di società di qualsiasi natura;
  3. esercitare la funzione di amministratore o dirigente di società le quali esercitino a loro volta attività commerciale.

Ove si vengano a verificare situazioni tali da mettere in pericolo i clienti o i mercati, la CONSOB può procedere all’immediata sospensione dell’agente di cambio iscritto nel ruolo unico nazionale dall’esercizio delle attività svolte. Il suo posto nella gestione delle attività previste sarà assunto da un commissario, indicato proprio dall’ente regolatore delle attività finanziarie che avvengono sul suolo nazionale.

Per quanto riguarda la cancellazione dell’agente di cambio, essa deve essere disposta dal ministero dell’Economia e delle Finanze, su proposta della CONSOB. Il provvedimento può essere adottato anche su proposta del commissario nominato nel corso della sospensione dell’agente di cambio e la cancellazione spingerà la CONSOB a denunciare al tribunale civile l’insolvenza dichiarata.

Il controllo contabile

Al fine di appurare la totale regolarità delle operazioni messe in atto dagli agenti di cambio, vengono predisposti dei controlli di carattere contabile.

Nel corso delle verifiche vengono in pratica setacciati gli atti per capire se la contabilità sia tenuta in maniera regolare, la gestione dell’esercizio sia corretta, il bilancio sia corrispondente alla realtà, l’organizzazione e le procedure interne siano in grado di garantire il rispetto degli obblighi di rendicontazione e di registrazione degli ordini.

Inoltre è fondamentale che la situazione patrimoniale dei clienti sia separata da quella dell’agente di cambio in modo da non lasciare zone grigie e impedire la creazione di pericolose commistioni. Una precauzione del tutto logica e la quale tiene conto dell’interesse di entrambe le parti interessate.

Come si diventa agente di cambio

Per diventare agente di cambio occorre aver portato avanti studi economici, oppure in corsi di laurea come Matematica o Giurisprudenza. I primi sono in grado, in particolare, di rendere più facile la comprensione dei meccanismi che regolano i mercati finanziari. Non possono però, logicamente, formare un intuito che è un’altra delle doti in grado di fare la differenza in un settore così particolare.

Gli agenti di cambio possono scegliere in pratica tra due strade principali: prestare il loro operato all’interno di banche o grandi società di gestione patrimoniale, oppure provare a mettersi proprio.

Si tratta di strade molto diverse, come si può facilmente immaginare, ma che presuppongono in entrambi i casi grande capacità di intuire la direzionalità dei mercati. Spetta proprio agli agenti di cambio dare consigli alla clientela per fare in modo che essa possa investire con fondate possibilità di mettere a frutto i soldi impiegati.

Nel fornire consigli, l’agente di cambio deve innanzi tutto valutare il profilo di rischio del cliente che si affida a lui. Con tutta evidenza non tutti vogliono correre rischi elevati e molti si accontentano di vedere comunque fruttare l’investimento senza dover mettere a rischio il proprio equilibrio patrimoniale.

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