Barclays sul debito pubblico italiano

Barclays sul debito pubblico italiano

Barclays

Mentre prosegue l’offerta di Futura, il BTP in scadenza a luglio del 2030, il dibattito sul debito pubblico italiano continua ad essere molto intenso. Facendo registrare nelle ultime ore il contributo di Barclays, i cui analisti ritengono che esso sia sostenibile, nonostante i dati usciti nelle ultime ore. Un giudizio non certo scontato, sulla base delle tensioni che l’economia tricolore deve fronteggiare nella situazione innescata dal Covid.

Secondo Barclays il debito pubblico italiano è sostenibile

Secondo Barclays lo shock indotto dalla pandemia di coronavirus più che rendere insostenibile il debito pubblico italiano potrebbe invece contribuire a stabilizzarlo, anche se su livelli molto alti. In linea del resto con quanto accadrà a livello di Unione Europea, ove il debito medio passerà dall’85 al 100%.
Sempre secondo gli analisti di Barclays,  potrebbe però essere necessaria una sua maggiore mutualizzazione, per poterlo ricondurre su una traiettoria discendente e quindi renderlo meno vulnerabile agli shock macroeconomici. Proprio l’ipotesi che i sediucenti frugali del Nord Europa avversano.

Meglio se la quota in mano agli investitori stranieri scende

C’è anche un altro aspetto molto interessante, nel report di Barclays, quello relativo alla quota di debito pubblico italiano detenuto dagli stranieri.
Quella attualmente in mano ad investitori esterni si è ridotta nel corso dell’ultimo decennio di 25 punti base, passando al 30%. Questo trend potrebbe ridurre il rischio di capitolazione del nostro Paese, proprio perché diminuirebbe la possibilità di una ondata massiccia di vendite tale da poter innescare una crisi del debito che rischierebbe di travolgere l’intera Eurozona.
Proprio per questo la banca auspica una ulteriore contrazione di questa quota dal 30 al 20% nel corso dei prossimi anni. Un fattore il quale, unito alle politiche di aiuto della BCE, potrebbe in effetti allontanare il timore di un evento, il crollo dell’Italia, visto con grande timore da più parti, proprio per i forti legami del nostro Paese con l’economia globale. Basti pensare in tal senso a quelli con l’automotive tedesco, ma non solo.

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