Bolla speculativa subprime causa crac Lehman Brothers

Cos’è una bolla speculativa?

Nel corso degli ultimi anni, è diventato tristemente noto il termine “bolla speculativa”. A conferirgli una notorietà negativa è stato in particolare lo stretto legame con alcune delle maggiori crisi che hanno colpito l’economia globale.

Soprattutto con quella che ha fatto seguito allo scoppio della bolla dei mutui Subprime, nel 2007. Una crisi di cui ancora buona parte del mondo occidentale sta pagando un conto salato.

Definizione di bolla speculativa

Per bolla speculativa si intende una fase di mercato in cui si manifesta un aumento considerevole, ma soprattutto ingiustificato, dei prezzi di un determinato asset. Un aumento che si tramuta, naturalmente, in un aumento esponenziale della domanda in un breve arco di tempo.

Una bolla speculativa può essere di tipo finanziario, oppure legata ad un settore caratterizzato da una crescita troppo veloce e non giustificata dalle esigenze reali e dalle effettive condizioni dell’economia, come accade solitamente per quelle immobiliari.

Come nasce una bolla speculativa?

La nascita di una bolla speculativa si verifica quando il mercato assiste ad un aumento dei prezzi collegato ad una domanda sempre più elevata da parte dei consumatori.

Un aumento molto spesso ispirato da una causa emozionale, ad esempio la percezione che un determinato bene o prodotto sia innovativo o comunque in grado di garantire benessere. La percezione viene poi condivisa da un numero sempre maggiore di persone disposte a spingersi molto oltre la normalità, pur di entrarne in possesso.

Ad un certo punto le richieste oltrepasseranno di molto la reale disponibilità dell’asset, provocando di conseguenza un abnorme aumento del suo prezzo. Non di rado per questo fenomeno si scomoda il termine di mania, mettendone in rilievo proprio la componente psicologica.

Perché ad un certo momento la bolla scoppia?

Prima o poi, però, l’euforia sollevata dall’asset è destinata a trovare un picco. Da quel momento si esaurisce la fiducia e si acuiscono i pericoli che il rientro non avvenga in maniera graduale. Ove si verifichi questa ipotesi la bolla scoppia letteralmente, lasciando gravissimi danni presso chi non ha avuto la prontezza di cautelarsi.

Come accade ad esempio nel settore immobiliare. Ad un certo punto, i prezzi si gonfiano troppo e chi acquista nel momento del picco ascendente rischia di ritrovarsi con un bene il cui valore è destinato a sgonfiarsi drasticamente. In quel momento inizia una catena di vendite che possono rivelarsi disastrose.

Non solo per gli investitori, ma anche per il ciclo economico, come è accaduto nel 2008, quando la gelata dei consumi seguita allo scoppio della bolla dei mutui Subprime ha innescato una recessione globale da cui molti Paesi ancora non sono usciti del tutto.

Quali sono state le maggiori bolle speculative nel recente passato?

Se il termine bolla speculativa fa paura all’opinione pubblica, è  per il fatto che nel recente passato ce ne sono alcune che hanno provocato notevoli danni. Tra di esse devono essere ricordate in modo particolare:

  1. la bolla asiatica. Si verificò nel luglio del 1997, con il mercato azionario di Hong Kong a fare da epicentro. Ben presto il moto tellurico si propagò in tutta l’Asia Pacifico, ovvero l’area in cui erano posizionati i Paesi che avevano catalizzato ingenti finanziamenti dall’Occidente. Capitali che abbandonarono rapidamente Thailandia, Corea del Sud e Indonesia, con effetti disastrosi.
    A provocarla fu la svalutazione del baht, nel luglio 1997, decisa dalla banca centrale dopo una serie di attacchi speculativi da parte di fondi di investimento internazionali culminati nel giro di due settimane in un deprezzamento rispetto al dollaro pari al 15% (raddoppiato al 30% alla fine di luglio). Quando i capitali esteri se ne andarono e le attività nazionali furono convertite in valuta estera la crisi non trovò più argini.
    La crisi contagiò ben presto i Paesi vicini, Malesia prima, Indonesia e Corea del Sud poi. Con varie modalità: prima la forte svalutazione delle valute locali, poi il crollo dei mercati immobiliare e azionario, infine la marea di fallimenti di imprese e settore creditizio, con forti ripercussioni sui livelli occupazionali;
  2. la bolla delle dotcom. Il suo scoppio avvenne nel marzo del 2000, quando il settore delle imprese legate a Internet iniziò improvvisamente a mostrare la corda. I bilanci di molte aziende che avevano ricevute grande sostegno da parte dei mercati si rivelarono negativi, ingenerando un’ondata di sfiducia che ne travolse molte.
    Il Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici, perse il 9% del suo valore in sole tre sedute, lasciando il terreno cosparso di macerie. Quando le stesse furono tolte di mezzo, però rimasero sul campo alcune delle aziende che oggi dominano il mercato. A partire da Apple, Amazon e eBay;
  3. la bolla dei mutui Subprime. Si tratta della più recente e viene spesso associata al fallimento di Lehman Brothers, banca che aveva legato il suo destino proprio al settore immobiliare. Le vicende di questo evento sono abbastanza note e per capire l’entità della crisi scaturita, basterà ricordare gli oltre 2mila miliardi di dollari bruciati a livello globale.

Potrebbe essere il Bitcoin la prossima bolla speculativa?

Quale potrebbe essere la prossima bolla speculativa ad esplodere? In molti indicano il Bitcoin, che ha visto spesso il suo prezzo raggiungere livelli molto alti e, secondo molti, non giustificati.

La moneta virtuale attribuita a Satoshi Nakamoto, a detta di alcuni analisti, potrebbe arrivare a valere in pochi mesi 100mila dollari a token. Per capire di cosa si parli occorrerà ricordare che nel corso dell’estate BTC ha dato vita ad un rally che l’ha portato a ridosso di quota 11mila dollari.

A provocare questa crescita potrebbe essere l’iniezione di valuta prevista nelle prossime settimane per arginare il coronavirus. Un evento che, secondo gli analisti, potrebbe spingere molti investitori a puntare proprio sugli asset digitali.

C’è però un altro convitato di pietra ad incombere all’orizzonte, che fa molta più paura. Si tratta dei derivati, in particolare quelli detenuti da Deutsche Bank.

Si parla in questo caso di una mole spaventosa di denaro in pratica inesistente, detenuto dalla banca tedesca. Secondo molti analisti si tratta di una vera e propria bomba atomica che attende soltanto di esplodere, per seminare distruzione nell’economia globale.

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