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BTP, per BlackRock sono i migliori nell’eurozona

Mentre in Italia prosegue la discussione sul MES, i BTP sembrano proporsi sempre di più come la risposta più adeguata da dare ai problemi finanziari generati dalla crisi sanitaria e dal lockdown.
A evidenziare quella che ormai è una vera e propria realtà è ora il fondo BlackRock, il maggiore colosso del risparmio gestito a livello globale. Secondo gli analisti aziendali, infatti, non solo i BTP non fanno paura, ma rappresentano un vero e proprio affare, soprattutto se raffrontati ai rendimenti degli altri titoli di Stato europei.

Perché l’avallo di BlackRock

A spiegare il motivo dell’autorevole endorsement di BlackRock è stato Bruno Rovelli, Chief investment strategist del gruppo, in Italia. Il quale ha affermato come a fronte di una visione abbastanza neutra sul debito europeo, Black Rock nutre un sostanziale ottimismo su quello tricolore. Ricordando che se è vero che per l’Italia si prospetta un rapporto tra debito e PIL pari al 160%, è anche vero che dopo la pandemia sono saltati i vecchi parametri di riferimento e tutto il mondo deve ora convivere con livelli molto alti di debito.

Anche UBS si schiera per i BTP

In questo quadro, si vanno ad inserire anche gli analisti di UBS, i quali hanno pubblicato una nota intitolata “Italy’s BTP Futura: Appealing, only if you stick with it”. Nella quale affermano di nutrire sostanziale fiducia nell’Italia e di considerare appetibili i bond governativi in euro o dollari, tanto da inserirli nella propria Bond Top List.

Perché la propaganda ossessiva sul MES?

A fronte dell’atteggiamento positivo di fondi e istituzioni finanziarie, diventa effettivamente complicato capire la martellante propaganda di una parte del mondo politico italiano sul MES. I 36 miliardi che ne dovrebbero derivare potrebbero essere non solo facilmente reperiti sul mercato dai titoli di Stato tricolori, ma anche a condizioni molto favorevoli.
Tanto da far sospettare che a spingere questi settori non siano motivazioni economiche, ma squisitamente politiche, ovvero farci diventare debitori contro la nostra volontà per poi fare finta di essere costretti ad accettare le “riforme” e la ristrutturazione del debito pubblico, colpendo i detentori dello stesso.
Lo ha spiegato al Sussidiario Augustín José Menéndez, docente di diritto pubblico e comparato nell’Università Autonoma di Madrid. Un sospetto che del resto anche dalle nostre parti era stato avanzato più di una volta.

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