Luis Suarez

Caso Suarez: cosa rischia la Juventus?

I passaporti continuano ad essere un nervo scoperto per il calcio italiano. Come dimostra il caso scoppiato intorno a Luis Suarez, l’attaccante uruguayano ora in forza all’Atletico Madrid, il quale ha cercato di prendere quello del nostro Paese dando l’apposito esame presso l’Università per stranieri di Perugia.

Un evento attorno al quale nei giorni precedenti è stato montato un vero e proprio teatrino mediatico, soprattutto perché sembrava il prodromo di uno sbarco dell’ex blaugrana in Italia, per accasarsi alla Juventus. Un tentativo il quale, però, si è tramutato nell’ennesimo affare opaco, andando ad arricchire una aneddotica che fu inaugurata nel 2001. Con grande clamore anche allora.

Il primo scandalo passaporti

Proprio in quell’anno, infatti, ben 14 giocatori, perlopiù di origine sudamericana, si ritrovarono sotto inchiesta per aver falsificato i dati al fine di poter ottenere il proprio passaporto italiano. Un tentativo legato al fatto che in tal modo le società avrebbero potuto bypassare il regolamento allora in vigore. Ovvero quello il quale consentiva di schierare soltanto tre giocatori stranieri.

Una regola che, però, venne all’improvviso eliminata dalla federazione italiana. Innescando un vero e proprio teatro dell’assurdo, come fatto rilevare da Giorgio Tosatti, dalle colonne del Corriere della Sera. In pratica i giocatori coinvolti, tra i quali i più noti erano il milanista Dida, il laziale Veron e l’interista Recoba (le altre società coinvolte erano Udinese, Roma, Vicenza e Sampdoria), non avrebbero più avuto bisogno di un passaporto italiano, dopo la vera e propria liberalizzazione decisa a livello federale.

L’eliminazione della norma in questione, derivante dall’approvazione della legge Turco-Napolitano, avrebbe dovuto secondo logica tramutarsi in condanne lievi per giocatori e società interessate. Non fu in effetti così, considerato come alle squalifiche dei giocatori coinvolti, tranne Veron, si aggiunsero pene pecuniarie per le società che andarono da un massimo di tre miliardi di lire comminata all’Udinese, ad un minimo di un miliardo (Milan e Vicenza).

La vicenda Suarez

Chi pensò all’epoca che la lezione sarebbe bastata, si è però trovato in flagrante errore nel corso dell’ultima estate. Quando l’esame per ottenere il passaporto italiano da parte di Luis Suarez si è tramutato nell’ennesima farsa. Rappresentata in pieno dalle domande cui il giocatore ha dovuto rispondere per conseguire il documento tanto agognato.

Una pratica durata appena dodici minuti, che però è stata presto oggetto di attenzione da parte della Procura di Perugia. Troppo sospetto infatti quanto accaduto in quel breve lasso di tempo, per non far muovere l’autorità giudiziaria. Anche perché la vicenda Suarez rappresenta solo la classica punta dell’iceberg.

In effetti, lo stesso ateneo è ormai da tempo sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza. Attenzione dovuta a vicende legate proprio alle certificazioni che emette. Tanto che quanto accaduto nel caso di Suarez non sarebbe altro che la conseguenza delle indagini scattate in precedenza. Un filone in cui, naturalmente, la vicenda relativa all’attaccante ha assunto la rilevanza maggiore.

Cosa rischia ora la Juventus?

Se l’indagine penale ha già individuato una serie di aspetti che potrebbero avere conseguenze di non poco conto per i personaggi coinvolti, resta da capire cosa rischi a questo punto la Juventus, da un punto di vita puramente sportivo.

Se, infatti, la Procura perugina non ha per ora emesso provvedimenti nei confronti di Suarez o dei dirigenti bianconeri, nelle telefonate intercettate è venuto fuori il nome di Fabio Paratici. Ovvero l’amministratore delegato della squadra sabauda. Il quale si sarebbe direttamente interessato sulle modalità dell’esame farsa del giocatore.

La procura federale guidata da Giuseppe Chinè ha quindi deciso di aprire un fascicolo di inchiesta per ottenere gli atti da Perugia. Ove fossero accertate violazioni dell’articolo 32, comma 7 che riguarda “Doveri e divieti in materia di tesseramenti, trasferimenti, cessioni e controlli societari”, le sanzioni potrebbero anche essere molto pesanti.

La Juventus potrebbe andare incontro a un’ammenda con diffida, alla squalifica del campo e anche a una penalizzazione di punti in classifica. Altro provvedimento possibile potrebbe tramutarsi nel divieto di tesseramento di calciatori fino a un massimo di due periodi di trasferimento. Sino all’estrema ratio, ovvero la retrocessione all’ultimo posto in classifica.

L’immigrazione riguarda anche il calcio

A margine della vicenda, va anche rilevato come in questa vicenda rischi di passare in secondo piano un problema serio come quello dell’immigrazione. Un problema che interessa anche il calcio, se si pensa ai tanti ragazzi provenienti da altre parti del mondo sognando di sfondare nel calcio italiano. Un sogno come quello che ha spinto Musa Juwara a utilizzare uno dei tanti barconi che fanno la spola tra Africa e Sicilia per arrivare in Italia. Una vicenda terminata felicemente per lui, a differenza di tante altre, di cui spesso non si sa nulla, a causa di un epilogo tragico.

Non hai trovato quello che cercavi?

» Cercalo su Amazon «

Non hai trovato quello che cercavi?

Cerca il tuo libro su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *