Tousart, centrocampista Lione

Cassa integrazione calciatori: cos’è e come funziona

L’emergenza sanitaria ‘esplosa’ a causa del Coronavirus ha stravolto la vita di tutti noi, non risparmiando alcun settore economico. Ma anche lo sport ne ha pagato le conseguenze inevitabili, costringendo il CIO a rinviare le Olimpiadi di Tokyo al 2021. Stessa sorte toccata agli Europei di calcio traslati di un anno dalla UEFA. E restando in tema di calcio, la prima conseguenza dello stop alle partite è stata quella di aver fermato i vari campionati nazionali in giro per l’Europa e nel Mondo. In questo articolo entreremo nel dettaglio della cassa integrazione calciatori, strumento che sin d’ora si era visto applicare sostanzialmente solo nel mondo del lavoro e non anche quello sportivo.

La cassa integrazione per i lavoratori

Prima di arrivare a quella per i calciatori, spieghiamo nel dettaglio cos’è la Cassa integrazione che spesso viene utilizzata dalle aziende. In pratica le aziende in crisi o le imprese nelle quali sono in atto processi di riorganizzazione, possono accedere alla cassa integrazione a copertura degli stipendi dei propri dipendenti. Si tratta dunque di un ammortizzatore sociale che consente ai dipendenti di aziende in crisi di vedersi erogata comunque una parte di retribuzione. Viene quindi erogata dall’INPS a titolo di retribuzione in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Questa si divide in cassa integrazione ordinaria (CIGO), straordinaria (CIGS) e in deroga (CIGD). Quali sono le differenze esistenti?

  1. CIGO – Questa è erogata dall’INPS per condizioni dovute ad eventi non immaginabili e non causati da datore di lavoro o imprenditori. Rientrano tra queste i gravi danni ambientali o situazioni del mercato ad esempio. L’indennità versata al lavoratore ammonta all’80% dello stipendio percepito abitualmente col normale orario lavorativo.
  2. CIGS – Anche la cassa integrazione straordinaria viene erogata dall’INPS in costanza di rapporto di lavoro, per quei casi che non compromettono l’attività aziendale. Questa ammonta all’80% della retribuzione per tutte le ore di lavoro non effettuate.
  3. CIGD – Infine la cassa integrazione in deroga è accessibile a quei lavoratori che, assunti con contratto di lavoro subordinato, non potrebbero altrimenti accedervi. Viene concessa dall’INPS a quelle aziende che svolgono la propria attività in determinate aree regionali o in specifici settori produttivi. L’importo dell’indennità è identica a quella vista per CIGO e CIGS.

Il Coronavirus e la cassa integrazione calciatori

Entrando adesso nel dettaglio del nostro articolo, molte società di calcio in giro per l’Europa hanno deciso di far ricorso alla cassa integrazione per i calciatori sotto contratto, a seguito dello stop delle attività sportive, calcio compreso. Il caso più eclatante è sicuramente quello del Barcellona di Lionel Messi, col club blaugrana che ha dato seguito alle pratiche per l’Erte (Expediente de Regulacion Temporal de Empleo), una sorta di cassa integrazione lanciata dal governo spagnolo per il momento di crisi. Per i blaugrana una riduzione di contratto del 70% sulle mensilità di marzo, aprile e maggio, per un risparmio di quasi 14 milioni di euro.

Ma non solo Barcellona, perché anche diversi club francesi della Ligue 1 hanno fatto lo stesso. Ad esempio quasi subito dopo lo stop a metà marzo, attraverso un comunicato ufficiale, il Lione, l’Amiens e il Bordeaux hanno annunciato che i calciatori percepiranno il 70% dei loro stipendi fino a data da destinarsi. Una decisione drastica ma necessaria per salvaguardare la continuità economiche di società che, in questo periodo, non stanno avendo più introiti. Una simil messa in disoccupazione quella operata da questi club, anche se in maniera parziale, facendo comunque appello alla legge transalpina.

Per quali calciatori sarebbe la cassa integrazione?

Anche in Italia la cassa integrazione per i calciatori è una possibilità, specie per le leghe inferiori dalla Serie C in giù. Nelle varie riunioni andate in scena tra Lega Pro, Aic e Aiac, si è arrivati a chiedere un aiuto dal governo. Quale? Quello “dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione anche per i tesserati sotto i 50.000 euro di reddito annuo, strumento assolutamente necessario ed indifferibile in questo momento”. In pratica la cassa integrazione su cui si discute andrebbe a riguardare i giocatori con i redditi più bassi. In altre parole quelli retribuiti con il minimo contrattuale.

Perché se da un lato ci sono i Cristiano Ronaldo e soci che guadagnano cifre stratosferiche, potendo accettare una riduzione dei compensi ‘bonaria’ accordandosi direttamente con i club di appartenenza. Dall’altro lato ci sono tanti calciatori che guadagnano cifre non sicuramente esorbitanti. A questi dunque la cassa integrazione sarebbe di grande aiuto, nel momento di crisi attraversato da tante società impossibilitate a poter garantire i stipendi senza avere alcun introito.

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