certificati discount

Certificati Discount

Tra gli strumenti che il mercato finanziario dedica agli investitori che non intendono rischiare, accettando di conseguenza anche moderati guadagni, vanno annoverati anche i certificati Discount.

Il loro nome è dovuto in pratica al fatto che questa tipologia di derivati può essere acquistata anche a prezzo scontato, a patto di rinunciare alla parte di possibile rialzo che vada ad eccedere il cap, ovvero una determinata soglia la quale viene fissata a livello contrattuale.

Cosa sono i certificati Discount

I certificati discount fanno parte degli strumenti finanziari a capitale non protetto, una categoria in cui rientrano anche i benchmark. Gli elementi costitutivi di questi certificati sono i seguenti:

  • il prezzo di acquisto, il quale non è uguale a quello del sottostante, bensì di entità inferiore, configurandosi quindi alla stregua di uno sconto;
  • il sottostante, ovvero l’asset di cui il certificato deve seguire l’andamento e che può essere un’azione, una materia prima, un indice o un tasso di interesse, ma non solo;
  • il cap, intendendo come tale la soglia oltrepassata la quale la partecipazione al rialzo viene a cessare, impedendo all’investitore di conseguire un guadagno effettivo;
  • il multiplo, in pratica la quantità di sottostante assegnata tramite la sottoscrizione del certificato;
  • la scadenza, ovvero il momento in cui il contratto siglato arriva alla sua fine.

Come funzionano i certificati Discount?

Il funzionamento dei certificati Discount è appunto legato ai fattori che abbiamo appena ricordato. In pratica l’investitore sottoscrive una determinata quantità di un asset sottostante, ottenendo uno sconto sul prezzo di acquisto. Il contratto prevede una durata, ad esempio un anno, e al termine del periodo indicato in questa sede, si possono verificare le seguenti ipotesi:

  1. il sottostante eccede il cap, godendo della partecipazione al suo rialzo solo fino al limite scelto. Se ad esempio si era deciso di acquistare 300 azioni a 2 euro l’una, con un tetto fissato a 3 e la loro quotazione è arrivata a quota 5, il sottoscrittore potrà riavere indietro il capitale investito e un premio di 300 euro, ovvero quello che risulta dalla partecipazione all’incremento fino a 3 euro e non a 5, ovvero al prezzo effettivo dell’asset alla scadenza contrattuale;
  2. il sottostante non solo non eccede il cap, ma ha anche una performance negativa. Proprio questa performance negativa deve essere oggetto di valutazione. Se il prezzo dell’asset è calato, ma in misura tale da non andare sotto quello scontato all’inizio, sarà possibile ottenere un guadagno, nel caso in cui invece si sia addirittura situato sotto di esso ne conseguirà una perdita.

Proprio dall’esempio che abbiamo fatto si può comprendere come l’elemento centrale di questi certificati sia lo sconto ottenuto in partenza, il quale può garantire un guadagno anche nel caso in cui il sottostante sia calato durante il periodo di validità del contratto stipulato. Per accordarlo, l’emittente pone un cap, in modo da assegnare un limite al possibile guadagno del contraente.

Vantaggi e svantaggi dei certificati discount

La caratteristica saliente di questo tipo di certificati è rappresentato dalla possibilità di conseguire un guadagno anche nell’ipotesi in cui la performance del sottostante risulti negativa, sino ad un certo punto. Un fattore che può senz’altro rivelarsi ideale per gli investitori che non intendano rischiare molto, tanto da rinunciare alla possibilità di un guadagno più esteso.

A fronte di questo vantaggio vanno ravvisate due controindicazioni:

  1. l’impossibilità di partecipare ad un grande crescita del sottostante;
  2. la mancata esistenza di una vera e propria barriera, limitata comunque dalla presenza dello sconto iniziale, il quale è in grado da solo di conferire una certa sicurezza all’investitore.