Chicago Boys

Chicago Boys: una storia molto controversa

La scuola economica degli Chicago Boys continua ad essere tema di discussione ormai da decenni. Ovvero quelli trascorsi dal 1973, quando un gruppo di aderenti a questa scuola accettò di lavorare con la dittatura di Pinochet e di imporre le proprie ricette liberiste non tramite un passaggio democratico, ovvero il voto. Ma passando sopra alle cataste di cadaveri fatte dal golpe che destituì Salvador Allende e il governo socialista di Unidad Popular, con il concorso determinante della CIA.

Gli Chicago Boys sono tornati ad essere ancora una volta oggetto di discussione dopo la vittoria elettorale di Jair Bolsonaro in Brasile. Il cui programma economico è stato dettato da Paulo Guedes. Fondatore del think tank liberale Millennium Institute e iscritto a Sociedade Aberta, filiale brasiliana della Open Society di George Soros, Guedes è infatti considerato l’ultimo epigono delle tesi di Milton Friedman. Le stesse che predicate da decenni, proprio in Cile hanno avuto gli effetti più nefasti.

Il caso cileno

Non è raro il caso in cui si sente parlare di miracolo cileno. Riferito appunto ai risultati ottenuti dalle riforme liberiste avviate in Cile negli anni della dittatura. Quando furono privatizzati i gioielli statali e avviata la riforma del mercato del lavoro per renderlo flessibile e aderente alle esigenze delle aziende.

Nel corso dei primi anni ’80, però, divenne abbastanza chiaro quello che era accaduto. Ovvero che una parte maggioritaria della popolazione si era venuta a trovare impoverita, con molti lavoratori quasi impossibilitati a livelli di vita dignitosi e una buona parte della classe media sempre più attratta verso il basso della piramide sociale. Mentre coloro che stavano sulla vetta erano molto più ricchi di quanto avvenisse nel passato.

Tra i risultati più stralunati di questo processo, i mezzi di stampa dell’epoca ne indicarono soprattutto due:

  1. i pericoli innescati dalla presenza di autisti a cottimo sui mezzi pubblici, pagati a chilometro e quindi pronti a sfrecciare coi loro mezzi per le strade cittadine in maniera spericolata, mettendo in pericolo la vita di pedoni e autisti di vetture private;
  2. la possibilità di non indicare più nelle etichette il reale contenuto di cibi e bevande, e quindi di intossicare i consumatori in nome della libertà d’impresa.

I veri risultati degli Chicago Boys cileni

Il risultato di tutto ciò furono livelli di Pil tra il 5 e il 10% tra il 1975 e il 1981.Puntualmente rivendicati da Friedman e dai suoi sostenitori. I quali, però, si dimenticano un altro dato che farebbe capire meglio cosa sia realmente accaduto. Nel 1974 il livello di inflazione cileno raggiunse l’astronomico livello del 375%! Mentre il Pil era crollato dell’11%. In pratica il Cile divenne più ricco, ma ad arricchirsi fu solo una ridotta minoranza.

Inoltre, nel 1982 l’economia cilena crollò come un castello di carte. Il debito pubblico esplose, i livelli di inflazione tornarono a schizzare verso l’alto e i disoccupati raggiunsero il 30%. Per capire meglio il dato basterebbe ricordare che sotto Allende l’indice della disoccupazione si attestava intorno al 3%. In pratica, moltissimi cileni avevano fatto la fine dei tanti poveri statunitensi che si sentono miliardari solo provvisoriamente in difficoltà economica.

Le pensioni a capitalizzazione: funzionano o no?

Uno dei lasciti più vistosi degli Chicago Boys è rappresentato dal sistema pensionistico cileno. Che è a capitalizzazione ed è stato introdotto nel 1981 da José Piñera, fratello dell’attuale presidente Sebastian.

Il loro funzionamento prevede che i lavoratori accantonino una frazione dei loro stipendi ed ottengano una pensione la cui entità sarà decisa esclusivamente dal rendimento degli investimenti effettuati con queste somme. Mentre l’età di uscita dal lavoro può essere decisa in maniera del tutto autonoma dall’interessato. Tutto bello? Non è esattamente così. Come del resto segnalano in tanti.

La realtà smentisce la propaganda

Il primo problema è rappresentato dal fatto che i cileni non riescono a foraggiare il sistema in maniera adeguata. Ad impedirlo sono redditi insufficienti (il 30% dell’economia cilena è al nero), livelli di disoccupazione elevati e altri fattori destinati a comprimere il livello dei fondi che possono essere accantonati per la pensione.

Se i fondi pensione cileni promettono la trasformazione del 70% dell’ultimo stipendio in pensione, la realtà è ben diversa. L’OCSE, infatti, la fissa ad appena il 40%. Un livello il quale costituisce in pratica l’anticamera della povertà, soprattutto per i lavoratori a basso reddito. E che spiega le tensioni sociali che stanno caratterizzando il Cile in questi ultimi mesi. Destinate a diventare sempre più violente quando le pensioni reali stracceranno la propaganda.

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