Provino

Come fare un provino di calcio per le grandi squadre

Entrare a far parte di una grande squadra è naturalmente il sogno di tutti i ragazzi che si accostano al calcio. In molti, quindi, si chiedono quale sia il modo migliore per coronarlo.

In tal senso, occorre ricordare che il football si trova in un momento di grande trasformazione, anch’esso orientato dall’uso sempre più massiccio della tecnologia. Se un tempo era difficile poter pensare di iniziare lontano da casa, ora basta un filmato postato su YouTube per stuzzicare la curiosità degli osservatori di mezzo mondo.

Anche nell’era della tecnologia, però, il classico provino continua a rivestire una grande importanza. Anche se le modalità che lo distinguono sembrano essere notevolmente mutate.

Il provino nel calcio: com’è mutato nel corso del tempo

Chi ha giocato a pallone lo sa benissimo: il provino per decenni ha rivestito una sorta di mito per tanti bambini appassionati di calcio. Quando le grandi e piccole società della propria località ne organizzavano uno, il risultato era praticamente immutabile: una frotta di ragazzini rientranti nelle classi di età indicate si affollavano infatti nelle strutture ove si svolgevano, in attesa di essere giudicati dai tecnici e dagli osservatori. Con molti di loro sopraffatti dall’emozione.

Il provino, però, non riguardava solo i più piccoli. Si tratta anzi di una vecchia consuetudine del calcio d’epoca. Basti pensare in tal senso alla vicenda di Guido Masetti, portierone della Roma di Testaccio che coronò la sua carriera partecipando da protagonista alla conquista del primo scudetto giallorosso, nel 1941-42. Una vera e propria impresa cui però il veronese rischiò di non prendere parte. Saputo che la Roma stava cercando un portiere, infatti, Masetti, che era stato lasciato libero dalla squadra della sua città, si presentò a Testaccio per un provino. Al termine del quale il tecnico giallorosso, Herbert Burgess, gli dichiarò senza molti complimenti l’intenzione di tagliarlo. Alla base della sua decisione il fatto che, secondo lui, di portieri come il veneto ce n’erano tantissimi. Un giudizio non condiviso dal grande Fulvio Bernardini, al quale invece Masetti era piaciuto per la guasconeria dimostrata. Alla fine il Dottore ebbe la meglio e Masetti iniziò una carriera che lo portò sino alla Nazionale maggiore. Ove però fu chiuso da veri e propri mostri sacri come Combi, Ceresoli e Olivieri.

Il provino ai giorni nostri

Nel calcio moderno, il provino ha però mutato pelle. In particolare non riguarda più i piccoli, i quali iniziano invece a giocare nelle accademie a pagamento. E che soltanto se dimostrano di avere doti particolari vengono visionati dalle grandi squadre.

A sottoporsi al provino per le grandi squadre sono invece i ragazzi più grandi, a partire dai 14 anni. Per i quali si organizzano periodi di prova non più legati ad una effimera partitella, come avveniva un tempo, ma strutturati in un vero e proprio percorso formativo. Durante il quale devono dimostrare non solo doti calcistiche, ma anche mentali, tali da convincere le società sulle loro effettive possibilità di farcela.

Grandi squadre e realtà dilettantistiche: due mondi separati

Per chi è intenzionato a percorrere la strada del provino, occorre anche ricordare che non sempre la strada migliore è quella rappresentata da una grande squadra.

Se è vero che in Italia un vivaio molto prolifico è quello della Roma, capace di lanciare giocatori di valore ormai da decenni (basterebbe ricordare i vari Rocca, Di Bartolomei, Bruno Conti, Peruzzi, Giannini e Totti) nel corso degli ultimi anni si è affermato sempre di più il vivaio di una provinciale di lusso, come l’Atalanta. Mentre squadre come il Napoli o la Juventus non hanno prodotto praticamente nulla, preferendo prelevare giocatori già formati.

Proprio per questo dovrebbe essere tenuta in considerazione l’idea di rivolgersi invece a società, anche dilettantistiche, note per la grande attenzione riservata alla formazione dei calciatori. Proprio perché in grado di seguire meglio le giovani promesse.

L’ultimo grido: le accademie

Infine, nell’ambito di questo discorso occorre ricordare anche il fattore rappresentato dalle accademie. Si tratta in pratica delle scuole calcio sponsorizzate da nomi noti del calcio. Le quali non prevedono un provino, bastando in effetti il pagamento della quota di iscrizione. In cambio della quale i ragazzini sono seguiti da staff tecnici incaricati di impartire i primi rudimenti tecnici e seguirne (e anche favorirne) l’eventuale crescita.

In questo caso, però, va anche detto che viene in pratica annullato il fattore meritocratico, in quanto è appunto il versamento della quota di iscrizione a permettere l’ingresso in queste strutture. Non a caso messe sul banco degli imputati dopo la disfatta azzurra del 2018, quando la nostra Nazionale è rimasta fuori dalla fase finale del Mondiale di Russia.

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