Unicorno

Cosa si intende per aziende unicorno, in finanza?

Le startup sono sempre più ambite, soprattutto in un settore particolare come quello della finanza, che si sta aprendo in maniera evidente all’innovazione.

E nell’ambito delle startup ci sono aziende che costituiscono un vero e proprio caso a sé stante, ovvero quelle denominate con il termine di unicorno.

Le quali, però, non costituiscono una leggenda, ma rappresentano una realtà molto apprezzata dagli investitori. A renderle tale sono in particolare alcune caratteristiche di non poco conto.

Cosa sono gli unicorni, nel settore delle startup

Il termine azienda unicorno è stato coniato nel corso del 2013 da Aileen Lee, fondatrice della Cowboy Ventures. Fu proprio lei ad utilizzare questo termine all’interno di un post pubblicato su TechCrunch intitolato “Welcome To The Unicorn Club: Learning From Billion-Dollar Startups”.

Si tratta di aziende le quali possono vantare un valore superiore al miliardo di dollari e che non sono quotate in borsa. E che sono riuscite a farsi notare dagli investitori grazie all’utilizzo di mezzi tecnologici all’avanguardia e, in particolare, per i modelli di business innovativi. I quali vanno a mettere totalmente in discussione i fondamenti su cui si regge l’imprenditoria tradizionale.

Non a caso alla guida di queste aziende si trovano spesso giovani imprenditori in grado di guardare alla realtà circostante con idee del tutto nuove e un approccio molto originale. Tale da prefigurare una direzione inattesa, o quasi.

Il duello tra Stati Uniti e Cina

Secondo CB Insights, un database sugli investitori informali, attualmente si possono contare 452 aziende unicorno. Le quali, messe insieme, danno vita ad un valore combinato di circa 1,3 trilioni di dollari. Un numero in costante aumento, se si pensa che nel suo articolo del 2013 Ailen Lee ne annoverava 39.

L’azienda unicorno più grande, al momento, è Bytedance, il cui valore è calcolato nell’ordine dei 75 miliardi di dollari. Seguita da Didi Chuxing (56 miliardi), con Stripe a chiudere il podio (35,25 miliardi), mentre ai suoi piedi si attestano Airbnb (35 miliardi) e SpaceX (33,3 miliardi).

Le prime due della lista sono aziende cinesi, le altre statunitensi. Sono proprio questi i Paesi in cui si concentra il maggior numero di unicorni. A riprova del duello in atto tra i due vessilliferi del capitalismo e del comunismo.

Come si calcola il valore di una azienda unicorno?

Il valore di mercato di una startup unicorno viene calcolato facendo riferimento alla sua ultima tornata di finanziamenti. Se una startup si vede accordare 100 milioni di dollari per il 10% delle azioni, il valore si attesta ad un miliardo.

Un metodo alternativo è quello che prevede l’assegnazione del valore nel corso di una acquisizione. Se ad esempio un unicorno viene acquistato da una azienda più grande per 1,5 miliardi di dollari, quello sarà il valore di riferimento. Un esempio di questo genere è rappresentato da Instagram, acquistato da Facebook per un miliardo di dollari.

Per quanto concerne gli investitori, la loro valutazione viene effettuata con tutta evidenza in base ad una visione di lungo termine. Immaginando cioè che l’azienda possa avere nel futuro un fatturato in grado di giustificare un investimento spesso ingente.

Non è tutto oro quello che riluce

La febbre che permette alle aziende di diventare unicorni, non sempre è però supportata dai fatti. Anzi, in alcune occasioni si può ritorcere a tutto svantaggio di chi decide di operare un vero e proprio azzardo. Basti ricordare il caso di WeWork, che non è riuscita a lanciare l’offerta pubblica iniziale prevista per il 2019. Generando una perdita di 4,6 miliardi di dollari per SoftBank, uno dei principali investitori dell’azienda.

Il sospetto che viene avanzato da più parti è che si tratti quindi dell’ennesima bolla, analoga a quella delle dot.com di inizio millennio. Anche allora le aziende tecnologiche riuscirono a convogliare lauti finanziamenti per poi vedere l’esplosione della bolla formatasi. Un evento che però ebbe il vantaggio di eliminare le aziende le quali non avevano requisiti per durare, a vantaggio di quelle più forti, come Amazon.

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