Cosa sono i mini-Bot e perché se ne parla

Cosa sono i mini-Bot e perché se ne parla

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Mini-Bot: perché se ne parla spesso nel nostro Paese? Ormai da tempo è stata lanciata l’idea di utilizzare strumenti finanziari nuovi, in grado di consentire al nostro Paese di superare i rigidi confini di bilancio imposti dall’Unione Europea.

In un quadro di questo genere, si sono da tempo inseriti i mini-Bot, ovvero i titoli di Stato di piccolo taglio che dovrebbero essere utilizzati dall’amministrazione statale al fine di pagare i propri fornitori e, in generale, i debiti da essa creati.

Una mozione è stata peraltro votata in Parlamento, all’unanimità, alla metà del 2019. Un provvedimento che non ha potere vincolante, ma il quale non di meno ha indicato una possibile strada da percorrere. Una strada che, però, è considerata pericolosa da molti. Andiamo a vedere perché.

Cosa sono i mini-Bot

Come è ormai risaputo, per Bot si intendono i Buoni Ordinari del Tesoro, ovvero le obbligazioni emesse periodicamente dallo Stato con il preciso intento di andare a finanziare il proprio debito. Una volta offerti sul mercato, vengono acquistati dalle banche, dai fondi privati e da chiunque intenda investirci in cambio di un interesse il quale sarà ripagato alla scadenza.

Si tratta di bond a breve o medio termine, con una scadenza che può essere a 3, 6 o 12 mesi. Mentre il valore minimo di un Bot si attesta a mille euro. Valore minimo che, nel caso dei mini-Bot scenderebbe a cifre molto più basse, ad esempio anche 5 euro.

Perché i mini-Bot fanno discutere

Perché i mini-Bot fanno discutere? Il motivo è da ricercare nel fatto che a lanciare l’idea è stato un parlamentare della Lega, Claudio Borghi. Il quale ha individuato in questi bond un possibile strumento in grado di favorire l’uscita dell’Italia dall’eurozona e dalla moneta unica.

Idea che nel nostro Paese è sempre più popolare, anche alla luce del fatto che l’Unione Europea dopo i grandi sogni dell’avvio, ha rivelato una realtà molto deludente. Trasformandosi in pratica in una sorta di gabbia per l’economia italiana e in un’area all’interno della quale i diritti sociali sono costantemente compressi ad esclusivo vantaggio delle ragioni dei mercati. Un andazzo tale da favorire l’insorgere di un sentimento sempre più ostile verso l’UE, ribattezzato dagli osservatori come “populismo”.

Uno strumento alternativo all’euro

Per poter uscire dall’euro limitando al massimo i danni, occorre però creare una strategia di uscita. E secondo Borghi, i mini-Bot potrebbero esserne uno strumento molto prezioso. Andrebbero infatti ad affiancare l’euro, costituendo il carburante per i pagamenti tra Stato e fornitori.

Una vera e propria moneta parallela, considerato che secondo i calcoli fatti dall’economista e parlamentare leghista sarebbe possibile immetterne un quantitativo pari a quello circolante attualmente sotto forma di euro. Sarebbe poi lo Stato a garantirne il valore, accettando i mini-Bot per i pagamenti con un cambio fisso paritario con l’euro, in modo da garantirne la stabilità.

Perché la proposta di Borghi suscita perplessità?

La proposta di Borghi desta da un lato entusiasmo, in chi è ormai arrivato alla risoluzione di uscire dall’eurozona. Ma anche una certa perplessità dall’altra.

Il motivo è da ricercare in alcuni fatti che andrebbero soppesati meglio:

  1. andrebbero a sostituire il debito dello Stato verso le imprese con un altro debito, quello che si creerebbe accettando i mini-Bot come pagamento per tasse e imposte;
  2. la loro emissione potrebbe essere interpretata dai mercati come l’anticipo ad una fuoriuscita dall’UE, con conseguente salita dello spread e difficoltà ancora più pronunciate per le casse statali, costrette ad accollarsi un ulteriore peso in un momento del resto complicato dalla pandemia.

Per capire la fondatezza del secondo argomento, occorre ricordare quanto accaduto già nelle ore successive all’approvazione della mozione parlamentare. Quando, in effetti, si sono avute le prime avvisaglie in tal senso, con lo spread salito immediatamente di 24 punti base.

La discussione è per ora rimandata?

Con l’arrivo della pandemia, però, di mini-Bot non si è più parlato. Resta da capire se la discussione sia solo rimandata o se, invece, destinata a finire nel dimenticatoio. Anche perché nel corso degli ultimi giorni sono sempre più forti le voci che vorrebbero Giancarlo Giorgetti subentrare a Matteo Salvini.

Lo stesso Giorgetti che è considerato alfiere dei filo-UE all’interno della Lega. Con il suo avvento anche la permanenza di Claudio Borghi (e di Alberto Bagnai, altro nemico dell’euro) nel partito potrebbe essere messa in discussione.

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