Carry Trade

Cos’è e come funziona il Carry Trade

Il trading online viene spesso propagandato come una sorta di gioco. In realtà si tratta di una attività estremamente complessa, come tutte quelle che sfociano in un investimento. Trattandosi di una attività finanziaria, infatti, è sottoposta a turbolenze difficili da prevedere e controllare.

Proprio per questo motivo la grande maggioranza dei trader chiude in passivo le proprie operazioni. Una realtà troppo spesso trascurata, ma che è conosciuta dagli esperti e dagli osservatori. I quali non a caso provano a mettere in guardia dai pericoli del trading.

Chi intende aumentare le proprie possibilità di guadagno, deve quindi partire dalle basi tecniche. Ovvero conoscere le strategie le quali possono aiutare a mettere in atto una vera e propria rete di salvataggio intorno ai propri soldi. Tra le quali un posto di assoluto rilievo spetta al Carry Trade.

Carry Trade: di cosa si tratta?

Il Carry Trade è una tecnica di investimento che fonda la sua efficacia sul differenziale che viene a prodursi tra i tassi di interesse di due Paesi.

La procedura per poterlo fare prevede che il trader interessato si indebiti acquistando una valuta caratterizzata da un basso tasso d’interesse, in modo da ricavarsi le risorse necessarie da piazzare su una seconda contrassegnata al contrario da un tasso di interesse robusto. Sarà proprio lo spread tra i due tassi di interesse a creare lo spazio in cui il trader potrà ritagliarsi il suo guadagno.

Ne consegue che il Carry Trade viene applicato soprattutto al Forex. Anche perché l’amplificazione del guadagno possibile passa attraverso l’utilizzo della leva finanziaria. Rendendo questa tecnica notevolmente rischiosa. Il leverage, infatti, non amplifica soltanto i guadagni, ma anche le possibili perdite. Deve quindi essere utilizzata con un certo discernimento.

Carry Trade: come funziona?

Il primo step per mettere in atto una strategia di Carry Trade è rappresentato dall’individuazione di una moneta contrassegnata da forte stabilità, tale da tradursi in tassi di interesse molto bassi. O addirittura prossimi allo zero. Come avviene ormai da tempo per lo yen. Ne consegue la presa in prestito di una determinata quantità di yen (o altra moneta che abbia le stesse caratteristiche), tale da comportare costi di detenzione estremamente limitati.

Il secondo passo è quello rappresentato dall’investimento della liquidità ottenuta per questa via in una valuta connotata da caratteristiche esattamente inverse, ovvero da un tasso di interesse molto elevato. Se, come abbiamo detto, lo yen si presta alla perfezione nel primo caso, è il dollaro a mostrare le caratteristiche giuste in veste di contraltare.

A questo punto non resta che effettuare il cambio tra le due monete, per poi procedere all’acquisto di strumenti in grado di offrire un rendimento sicuro e negoziabili con la seconda valuta. Ad esempio i titoli di Stato che siano ritenuti in grado di offrire garanzie di solidità. Cercando di monitorare anche il tasso di cambio, un fattore il quale può mutare nel corso del tempo. Sino a decidere sulla reale convenienza dell’operazione.

Un precedente storico che aiuta a capire

Quando si accenna al Carry Trade, per aiutare a comprendere meglio quanto abbiamo detto sinora, si può prendere in prestito il 2005. Anno nel quale il differenziale tra i tassi di interesse tra dollaro e yen aree ha viaggiato su una media del 3,25%. Un differenziale che è la diretta conseguenza del fatto che il Paese asiatico ormai da molti anni è solito praticare tassi di interesse prossimi allo zero.

Ne consegue che per chi avesse dato luogo ad una strategia impostata sul Carry Trade in cui fossero state presi come oggetto dell’operazione yen e dollari, ne sarebbe conseguito un guadagno del 3,25% nel periodo in questione. Il quale sarebbe potuto salire al 6,50% con una leva a 2.

Una strategia non priva di rischi

Se all’apparenza il Carry Trade sembra una strategia semplice, va anche sottolineata la presenza di rischi notevoli. Tanto da implicare una lunga fase di studio volta ad individuare valute in grado di garantire un cambio stabile. Sapendo che, però, tale stabilità può infine rivelarsi illusoria.

Come accaduto nel 1998, quando all’improvviso lo yen si apprezzò del 15% sul dollaro. Mandando in tal modo a gambe all’aria molti trader che avevano impostato il loro Carry Trade sul differenziale tra la valuta nipponica e il biglietto verde.

Una volta che questo passaggio sia stato espletato, è poi buona norma utilizzare lo stop loss, ovvero fissare il livello di perdite oltre il quale l’operazione deve essere fermata con la liquidazione della posizione aperta.

Anche il punto di ingresso sul mercato deve essere valutato con grande attenzione. Optando per le fasi in cui il mercato sia connotato da una certa stabilità o in presenza di un trend favorevole.

L’ultima insidia da tenere in conto è poi quella rappresentata dallo spread praticato dalla piattaforma prescelta. Proprio il suo livello, in alcuni casi, può incidere in maniera molto rilevante sul bilancio finale dell’operazione, erodendo gran parte del guadagno cumulato.

Non hai trovato quello che cercavi?

» Cercalo su Amazon «

Non hai trovato quello che cercavi?

Cerca il tuo libro su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *