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Cos’è il social lending? Piccola guida al prestito tra privati online

L’accesso al credito è ancora molto complicato per un gran numero di imprese e famiglie. A renderlo tale è una situazione economica non ottimale e, in particolare, la questione relativa ai tanti crediti deteriorati che ancora gravano sul settore.

Proprio per cercare di dare risposte ai tanti che necessitano di liquidità per sostenere la propria attitudine al consumo o fare fronte ad esigenze lavorative, nel corso degli ultimi anni si è andato affermando sempre di più il social lending. Andiamo a vedere di cosa si tratti e perché potrebbe rivelarsi importante.

Cos’è il social lending

Il social lending è una forma di prestito che avviene tra privati, online, ovvero approfittando della potenza del web. Le controparti sono solitamente un’azienda o una famiglia alla ricerca di finanziamento e un gruppo di investitori (che possono essere privati cittadini, imprese o istituzioni) i quali intendono ricavare rendimenti adeguati, senza correre eccessivi rischi.

In pratica si tratta di una forma creditizia alternativa a quella proposta dalle aziende tradizionali. Va a riprendere una formula, quella del prestito tra privati, che era già in voga, ma adattandola alla nuova situazione resa possibile dallo sviluppo delle tecnologie informatiche. Proprio grazie al web, il social lending mette in relazione due parti che difficilmente si sarebbero incontrate nella vita di tutti i giorni.

Ai titolari delle piattaforme che si propongono come fornitori di servizi, spetta il compito di verificare che le controparti siano attendibili, riducendo in tal modo i possibili rischi.

Come funziona

I passi previsti di solito dalle piattaforme che operano in regime di social lending sono gli stessi, con poche minime differenze. A partire dalla necessità di iscriversi ad esse non senza aver specificato se si è prestatori di capitale o se, invece, si è alla ricerca di un prestito.

Una volta declinate le proprie generalità si devono fornire alcuni dati. Per il prestatore è necessario indicare la somma che si intende investire e il rendimento che se ne vuole trarre, oltre all’indicazione del rischio massimo che si è disposti a correre. Il richiedente è invece tenuto ad indicare la somma di cui si ha bisogno, il motivo della richiesta e la durata del prestito, su cui si dovrà impostare il piano di rientro.

Proprio le informazioni ottenute saranno in grado di formare un rating, ovvero il grado di affidabilità di chi chiede i soldi. Più alto sarà tale punteggio, minore sarà il tasso di interesse del prestito. In pratica la convenienza è più alta per chi dimostra la sua affidabilità.

Il social lending è legale?

Naturalmente, la domanda al riguardo è d’obbligo: il social lending è legale? Una domanda cui si può rispondere in maniera netta: assolutamente sì. Questa forma creditizia, infatti, è stata regolata sin dal 2017 dalla Banca d’Italia, con il preciso fine di tutelare chi la pratica.

Il fatto che sia legale, però, non elimina la possibilità che sia anche rischiosa. Il suo grado di rischio, comunque, va a dipendere dai comportamenti messi in campo per limitarlo. Non bisogna mai fare il passo più lungo della gamba, ovvero richiedere o prestare soldi che non sono nella propria disponibilità reale.

Conviene il prestito tra privati online?

Altra domanda cui è impossibile sfuggire è quella sulla reale convenienza del social lending. Che è indubbia quando si tratta di società le quali sono note per la loro affidabilità. Soprattutto per chi necessita di prestiti a costi sostenibili.

Proprio l’utilizzo di procedure informatiche elimina una serie di costi accessori e consente di definire in un arco temporale molto ristretto la pratica. Evitando fastidiose perdite di tempo e eccessive lungaggini burocratiche le quali caratterizzano il credito tradizionale.

La tassazione a carico di chi presta

Per chi presta i propri soldi, c’è un ultimo aspetto da affrontare, quello relativo alla tassazione per il social lending. Che è stata fissata dalla Legge di Bilancio 2018, la quale ha precisato che i guadagni derivanti dal prestito di soldi sulle piattaforme di social lending hanno la stessa natura dei redditi da capitale. In conseguenza di questa equiparazione, si deve versare un’aliquota sostitutiva del 26%.

Va peraltro specificato che alcune piattaforme sono in grado di svolgere anche il ruolo di sostituto d’imposta. Ciò vuol dire che sgravano l’utente di tutta la parte legata al pagamento di quanto dovuto, compresa la parte burocratica.

La crescita del social lending in Italia

Anche nel nostro Paese il social lending è in notevole crescita, come attestato dalle ultime statistiche disponibili. Un trend favorito da convenienza e rapidità, il quale si giova anche delle difficoltà frapposte dal settore creditizio tradizionale a chi necessiti di risorse aggiuntive.

Una tendenza che potrebbe essere stata ulteriormente rafforzata dalla pandemia di Covid-19, la quale ha spinto un numero sempre maggiore di persone a rivolgersi al web. E che potrebbe rafforzarsi nei prossimi anni, sulla spinta delle nuove esigenze sanitarie.

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