Debito pubblico

Come e perché un debito pubblico elevato può frenare l’economia

La questione del debito pubblico continua a dividere l’opinione pubblica, non solo in Italia. Una discussione che è del resto esasperata dal fatto che la situazione dell’economia sta volgendo nuovamente al peggio.

La polemica è molto serrata e vede in pratica due schieramenti irriducibilmente avversi: da una parte chi sostiene che il debito pubblico elevato ha l’effetto di frenare l’economia, dall’altro chi invece ritiene che proprio le risorse pubbliche siano in grado di farla crescere.

Per capire chi abbia ragione, occorre quindi cercare di analizzare la situazione molto complessa che si è venuta formando a livello globale, con esempi che possano aiutare nel compito.

Il debito pubblico elevato frena l’economia?

Secondo gli economisti di stampo liberista il debito pubblico troppo elevato va in pratica a frenare l’economia. Perché questo assunto? Secondo gli assertori di questa tesi un Paese che paga troppi interessi sul debito pubblico rende in pratica non conveniente per l’investitore puntare i suoi soldi sul sistema produttivo.

Perché investire soldi su un bond Ferrari, Telecom o di altro grande marchio italiano, quando si può spuntare un rendimento molto più elevato con un titolo del debito pubblico italiano, per effetto di spread molto elevati?

Una eccezione tutto sommato fondata, che del resto sembra riflettere l’orientamento dei risparmiatori italiani. Il debito pubblico italiano, infatti, è detenuto in una percentuale elevatissima all’interno del Paese, con le banche in prima fila.

Le stesse banche che, di conseguenza, preferiscono puntare sulla sicurezza dei BTP piuttosto che su iniezioni di liquidità nell’economia reale sotto forma di prestiti che, nel corso degli ultimi anni hanno dato luogo ad una mole molto alta di crediti deteriorati.

Le teorie di supporto: Ricardo e il crowding out

Un sostegno alla tesi che il debito pubblico elevato frenerebbe l’economia arriverebbe da alcune teorie economiche come quella di David Ricardo e il cosiddetto crowding out.

Secondo l’economista inglese, un elevato debito pubblico richiede un surplus primario più elevato per ottenere il quale sarebbe necessario alzare le tasse. In tal modo verrebbero ad essere penalizzate le attività produttive. Una teoria che, almeno all’apparenza, sembrerebbe adatta al caso italiano, ove il livello di tassazione molto elevato applicato per cercare di rimettere in sesto le casse statali sembra riflettersi sul mondo produttivo, impedendogli di avere le risorse per poter pensare ad investimenti.

Il crowding out, a sua volta, va a focalizzarsi sugli effetti del debito pubblico sui tassi d’interesse. Se esso è alto i tassi di interesse saranno elevati per invogliare gli investitori a sottoscrivere titoli pubblici più rischiosi, Di conseguenza il debito pubblico spinge i risparmiatori a ignorare il debito privato, ovvero quello che serve al fine di finanziare le imprese.

Oppure il debito pubblico elevato è un fattore di crescita dell’economia?

La tesi che un debito pubblico elevato freni l’economia è però avversata da più parti. Ad esempio prendendo come termine di riferimento il caso giapponese.

Il Paese asiatico, infatti, vanta un debito pubblico che è altissimo, intorno al 240%, il più elevato del mondo. Ciononostante, il suo PIL cresce a livelli per i quali anche i Paesi più virtuosi dell’Eurozona, in questo momento, metterebbero immediatamente la firma.

C’è poi un argomento che sembra prendere piede sempre più velocemente, ovvero quello relativo al fatto che proprio le politiche di austerity intraprese in molti Paesi abbiano avuto come conseguenza livelli di crescita sempre più asfittici.

Anche in questo caso è l’Italia ad essere presa come esempio, coi suoi incrementi di PIL che continuano a navigare ampiamente sotto la media europea. A causa proprio delle politiche intraprese per ridurre il debito pubblico.

Il debito pubblico non fa più paura

Sino ad una decina di anni fa, secondo molti economisti un debito pubblico oltre il 90% rappresentava un freno per l’economia. Una teoria che però sembra sempre meno condivisa dagli esperti di economia, come ha affermato di recente il Wall Street Journal.

Anzi, secondo l’ex capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, una buona crescita economica e livelli di debito pubblico elevati non solo possono convivere, ma sono anche desiderabili.

Questo perché se i rendimenti dei titoli sovrani restano al di sotto dei tassi di crescita economica, i governi possono continuare a fare debito senza doverne praticamente sostenere il costo.

Quali sarebbero i vantaggi di un alto indebitamento?

Come ricorda il Wall Street Journal, la preoccupazione degli economisti era dovuta proprio alla teoria del crowding out, in base alla quale l’elevato debito pubblico andasse ad assorbire fondi altrimenti destinati agli investimenti privati, riducendo in tal modo lo stock di capitale di un Paese e la sua capacità produttiva.

Il mantenimento di tassi di interesse molto bassi a livello globale sembra però dimostrare l’esistenza un’ampia offerta di capitali rispetto alla domanda, che possono bastare sia per il debito pubblico che per quello privato.

Altri economisti sostengono a loro volta che un debito pubblico più elevato andrebbe a soddisfare una crescente domanda di beni sicuri e garantiti da parte degli investitori. Sostituendo inoltre la mancanza di rifornimenti finanziari da parte delle banche centrali, le quali hanno già tagliato i tassi di interesse vicino allo zero o, addirittura, al di sotto.

Altro vantaggio dell’alto debito pubblico sarebbe infine da collegare alla crescita potenziale. Sarebbe cioè possibile contribuire a finanziare gli investimenti pubblici in infrastrutture, istruzione, ricerca e sviluppo, oltre alle misure tese a contrastare i cambiamenti climatici.

Come si può capire, insomma, che il debito pubblico troppo alto danneggi l’economia non è più un dogma intangibile. Anzi, sembra farsi rapidamente strada la tesi opposta. Sarà quindi molto interessante vedere quello che accadrà nei prossimi anni, in cui il problema del debito pubblico è destinato ad assumere un rilievo sempre maggiore.

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