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Franco CFA: cos’è e perché è stato così osteggiato

Nella discussione sull’immigrazione, nel corso degli ultimi anni è stato calato un nuovo tema. Il quale si è andato affermando sempre di più, provocando non poche polemiche. Si tratta del franco CFA, ovvero la moneta adottata da 14 Paesi un tempo colonie della Francia (ad eccezione di Guinea Bissau e Guinea equatoriale) e posizionati nella cosiddetta zona subsahariana.

Una discussione nata sull’onda delle dichiarazioni rese da alcuni noti esponenti politici del nostro Paese. I quali attribuiscono proprio alla politica della Francia in Africa la causa che impedisce a molti Paesi dell’area di svilupparsi. Mancato sviluppo il quale va a riflettersi proprio sulle politiche migratorie, aumentando a dismisura i problemi dell’Italia, costretta a fungere da primo approdo per un gran numero di persone alla ricerca di un futuro migliore.

Cos’è il franco CFA

Per franco CFA si intende la moneta adottata da 14 Paesi africani: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad. La popolazione all’interno di questi Paesi ammonta a 155 milioni di persone. Le quali utilizzano il franco CFA nella vita di tutti i giorni.

La moneta è ancorata all’euro, con un cambio alla pari deciso dalla Francia e in cambio di questa concessione i Paesi che l’adottano sono obbligati a depositare il 50% delle loro riserve valutarie presso il Tesoro di Parigi. E proprio alla Francia è affidato il compito di stampare le banconote inviate in seguito alle banche centrali dei Paesi interessati. Un fatto che ha spinto molti osservatori a bollare il franco CFA alla stregua di un retaggio coloniale.

I vantaggi e gli svantaggi del franco CFA

In effetti la questione è più complessa. Il franco CFA, infatti, comporta vantaggi e svantaggi da tenere presenti, per poter incardinare una discussione seria.

Tra i primi, occorre sicuramente ricordare la possibilità di scambiare il franco CFA con qualsiasi altra valuta e la stabilità garantita dall’ancoraggio all’euro. Evitando in tal modo quei livelli inflattivi che distruggono in breve tempo il potere d’acquisto in Paesi come l’Argentina o il Venezuela, ove lavoratori e pensionati sono costretti a cercare strumenti finanziari alternativi per poter acquistare beni di prima necessità.

Una forza, quella del franco CFA, la quale però si trasforma nel suo esatto opposto, ovvero una debolezza di non poco conto. Una moneta così forte, infatti, penalizza in maniera pesantissima le esportazioni.

Le accuse di schiavitù monetaria

I limiti del franco CFA sono naturalmente alla base dei suoi detrattori. Tra i quali spicca Kako Nubukpo, noto economista del Benin, secondo il quale proprio la moneta sarebbe strumento di schiavitù monetaria. Una accusa che si fonda in particolare sull’obbligo di trasferire la metà delle riserve al Tesoro francese. Obbligo che secondo Nubukpo impedirebbe le trasformazioni strutturali ormai inderogabili nel Continente nero.

L’altro grande problema innescato dall’ancoraggio all’euro, è poi da ravvisare nelle politiche di bilancio cui sono tenuti ad adeguarsi i Paesi che adottano il franco CFA. Politiche le quali sono già sotto accusa per economie notevolmente più solide, come quella italiana.

Addio al franco CFA: arriva Eco

A dare una indiretta conferma del fatto che il franco CFA è visto, a torto o ragione, come un vero e proprio retaggio coloniale, è stato l’accordo trovato tra Francia e Paesi aderenti a quel sistema monetario. Il quale ha in pratica posto fine alla sua esistenza, con l’avvento di una nuova moneta, l’Eco.

La riforma messa in campo dal governo di Parigi riguarda otto Paesi (Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo), ovvero quelli appartenenti all’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (UEMOA), creata nel 1994. Restano invece per ora fuori gli altri sei aderenti alla Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (CEMAC).

Il provvedimento ha in pratica stabilito la fine della centralizzazione delle riserve di cambio degli Stati dell’Africa occidentale presso il Tesoro francese. La Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (Bceao) non dovrà più ottemperare a quello che era visto come un triste retaggio dell’epoca coloniale. Rimane invece in piedi l’ancoraggio all’euro. La sostanza, quindi, non dovrebbe mutare.

Le critiche del M5S

La questione del franco CFA è diventata attuale nel nostro Paese quando il M5S ha iniziato una campagna di denuncia al riguardo. Affermando che la questione dell’immigrazione è legata anche alle politiche neocolonialiste di alcuni Paesi europei. Le quali impedirebbero all’Africa di emanciparsi economicamente.

Una denuncia la quale ha provocato le proteste dell’ambasciata francese, ma che non può certo essere considerata priva di fondamento. Soprattutto alla luce delle ripetute ingerenze di Parigi nell’area del franco CFA e in altre parti dell’Africa. Con riflessi spesso catastrofici per il nostro Paese, primo approdo per chi fugge da quelle zone.

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