Chi è Jeff Bezos, l’uomo più ricco degli Stati Uniti (e del mondo)

Chi è Jeff Bezos, l’uomo più ricco degli Stati Uniti (e del mondo)

Jeff Bezos

Chi è l’uomo più ricco degli Stati Uniti? Per capirlo occorre dare un’occhiata all’ultima classifica redatta da Forbes, che vede in cima all’ambita classifica Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, che detiene un patrimonio personale pari a 127 miliardi di dollari. Andiamo quindi a vedere chi è, come ha fatto a fare i soldi e perché desta più di qualche inquietudine nel mondo politico a stelle e strisce.

Cenni biografici

Jeff Bezos è nato nel 1964 ad Albuquerque. Laureatosi nel 1986 presso la Princeton University, in Ingegneria Elettronica, ha quindi fatto il suo ingresso nel mondo del lavoro a Wall Street nel settore informatico.

Ha poi affinato la sua esperienza presso Fitel, lavorando in particolare alla costruzione di una rete per il commercio internazionale, per poi entrare alla Bankers Trust. L’ultima tappa prima del decollo in proprio è avvenuta in una società finanziaria di hedge funds di New York, la DE Shaw & Co.

La fondazione di Amazon

Amazon è stata fondata da Jeff Bezons nel 1994, a Seattle. A muoverlo era stata l’idea era quella di vendere libri in ogni parte del globo, con un piano finanziario che prevedeva non meno di cinque anni di perdite, prima della definitiva affermazione. Una previsione sbagliata di due anni, poiché il primo utile arriverà solo nel 2001.

Amazon, però, era già riuscita a sopravvivere alla cosiddetta bolla di Internet, ovvero quella relativa alle società tecnologiche sbarcate a Wall Street, decimate all’inizio del millennio.

Negli anni successivi il catalogo dell’azienda si è poi andato sempre più ampliando, con prodotti e servizi che hanno iniziato a riversarsi nelle case statunitensi, grazie all’esplosione del commercio elettronico.

Una posizione, quella di Amazon, rafforzata anche da prodotti come il lettore di libri in formato elettronico Kindle e l’assistente intelligente Alexa. Il vero motore del successo di Amazon è però continuato ad essere il commercio elettronico, che ha visto l’azienda incrementare anno dopo anno il suo fatturato e la sua presa sul mercato di riferimento.

Un rafforzamento premiato dalla borsa, se si pensa che nel 2018 Amazon è riuscita a sfondare la quota simbolica dei mille miliardi in termini di quotazione azionaria.

Le prospettive di Amazon

Nella sua folle corsa, Amazon ha praticamente macinato la concorrenza. Pur registrando qualche fallimento, come quello che l’ha costretta a lasciare la Cina, l’azienda ha comunque continuato a crescere senza mai un attimo di tregua. Tanto da dare vita ad una vera e propria gara con Apple, l’unica in grado di opporle resistenza nella scalata verso il vertice.

Un duello in cui, però, l’azienda di Seattle può vantare non solo un piano industriale più solido e di maggior respiro, ma anche una situazione che sembra farsi giorno dopo giorno sempre più favorevole. A partire da una concorrenza ormai ridotta esclusivamente ad Alibaba, il gigante cinese del commercio elettronico fondato da Jack Ma.

Trump contro Bezos

Le prospettive di Amazon, e quindi Bezos, sembrano rafforzarsi sempre di più nella shut-in economy prefigurata dall’esplosione del coronavirus. Nei prossimi anni saranno sempre di più le persone che, spinte anche dalle esigenze sanitarie, si rivolgeranno al commercio elettronico.

Se il quadro economico sembra essere ideale, qualche nuvola all’orizzonte potrebbe stagliarsi in caso di una riconferma di Donald Trump alla Casa Bianca. Il motivo è da ricercarsi nel fatto che anche Amazon dipende in parte dalle ricche commesse statali. Basti pensare al contratto da 600 milioni di dollari affidatole nel 2013 dalla CIA, non l’unico stipulato tra le controparti.

Un primo segnale negativo in tal senso è arrivato nel 2017, quando l’azienda di Seattle è stata sorprendentemente sconfitta da Microsoft nella corsa al progetto Jedi, che prevedeva la migrazione di tutti i dati della Difesa su una “nuvola” centralizzata, tesa a poter utilizzare l’intelligenza artificiale al fine di stabilire le comunicazioni anche da teatri di guerra molto distanti l’uno dall’altro.

Un primo segnale che il mondo politico non vede con favore l’ingresso nell’arena di nuovi contender in grado di farsi scudo di grandi attività economiche, le quali potrebbero infine generare un corto circuito sotto forma di evidente conflitto d’interessi.

Bezos, sinora, non ha mai esplicitato mire in tal senso. Non si esclude, però, che possa farlo nell’immediato futuro, soprattutto se Donald Trump dovesse proseguire le operazioni per le quali è stato di recente accusato proprio dal numero uno di Amazon.

La vicenda è quella relativa  alla pubblicazione di alcune foto compromettenti di Bezos con la fidanzata, l’attrice e conduttrice televisiva Lauren Sanchez, minacciata dal National Enquirer, tabloid guidato da un antico sodale di Trump, David Pecker. Un primo attrito di non poco conto, che potrebbe essere il prodromo ad una guerra generalizzata dagli esiti imprevedibili.

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