DeFi

La DeFi potrebbe finire l’opera iniziata da Bitcoin?

La finanza decentralizzata (DeFi) è indicata da più parti come il grande affare del futuro. Un pronostico basato sul fatto che in questo momento, in ogni parte del globo, ci sono oltre 3,5 miliardi di persone le quali non hanno accesso al sistema finanziario e bancario.

Sono quindi prive di strumenti in grado di aiutarli a gestire le proprie finanze o di reperire capitali per le più disparate attività. Potrebbero di conseguenza trovare in questo nuovo modus operandi la soluzione ad un problema drammatico.

Il 2020 è stato l’anno della DeFi

Secondo alcuni analisti, il 2020 è stato l’anno della DeFi. Un giudizio motivato dalla vera e propria febbre scatenata presso gli investitori dai tanti progetti di finanza decentralizzata che hanno fatto il loro esordio in questi mesi. Con un giro d’affari che si è attestato già a 11 miliardi di dollari.

Una febbre paragonabile a quella scatenata dall’avvento di Bitcoin nel 2009, quando la creazione di Satoshi Nakamoto si propose come alternativa alla finanza tradizionale.

E proprio la regina delle criptovalute viene in questi giorni accostata con sempre maggior frequenza alla DeFi. Il motivo è da ricercare nel fatto che se BTC ha iniziato a destrutturare il mondo finanziario come lo abbiamo conosciuto, la finanza decentralizzata potrebbe addirittura smantellarlo.

Bitcoin e DeFi sono complementari?

Il Bitcoin è considerato l’alternativa alla valuta fiat. Per poter funzionare quindi, ha bisogno di infrastrutture digitali che lo scelgano in qualità di propellente per transazioni le quali dovrebbero essere sicure, rapide e convenienti.

In pratica occorre la presenza di un ecosistema finanziario circostante in grado di favorirne la vita. Quello di cui dispone attualmente, però, è considerato abbastanza limitato. E’ formato infatti da coloro che sono chiamati ad assicurare la necessaria protezione al network su cui scorrono le transazioni (miner e operatori di nodi), i wallet chiamati a custodire il denaro digitale e gli exchange su cui lo stesso può essere scambiato per altri asset digitali e valuta fiat.

Per renderlo più variegato e utile a vantaggio dei propri utenti, serve però una vera e propria architettura formata da servizi finanziari. Ovvero di aziende creditizie le quali portino avanti la loro attività al suo interno, investitori e altre figure che attualmente sono solite operare nel settore tradizionale. Il Bitcoin è stato concepito per servire le transazioni, non per assicurare servizi come quelli descritti. Al secondo compito è invece chiamata ad assolvere la DeFi.

Con la finanza decentralizzata potrebbe crollare quella tradizionale?

Le vicende che hanno interessato nelle ultime settimane alcuni protocolli DeFi, a partire da quelle di SushiSwap, hanno spinto alcuni osservatori ad indicare il settore alla stregua di un circo, nella migliore delle ipotesi. O addirittura ad uno schema Ponzi, in quella peggiore.

In particolare, molti di questi progetti sono stati additati alla stregua di veri e propri vampiri, tesi a succhiare risorse da quelli già attivi. Una visione severa, ma fondata su fatti reali. Però, la DeFi non può essere ridotta a questi episodi. Così come le aziende tecnologiche non possono essere circoscritte allo scoppio della bolla dot.com di inizio millennio. Dalla quale emersero i soggetti più forti, a partire da Amazon.

Anche stavolta potrebbe accadere la stessa cosa. Ove i nodi venissero al pettine, rimarrebbero sul campo solo i soggetti che hanno una funzione reale. A partire da quelle aziende che si propongono di fornire credito e strumenti finanziari a chi è oggi escluso dal circuito tradizionale. Ovvero 3,5 miliardi di persone, molte delle quali disseminate anche nella parte più ricca del globo.

I vampiri esistono anche nella finanza tradizionale

Va infine sottolineato come l’accusa ai vampiri della DeFi sia abbastanza ingenerosa, considerato come nel settore tradizionale soggetti tesi a drenare risorse a loro esclusivo vantaggio esistano ormai da decenni. E abbiano assunto un ruolo sempre più forte con l’intensificarsi delle crisi economiche che hanno fatto da corollario alla globalizzazione. Svuotandone con il tempo la funzione di supporto all’economia reale.

Come dimostrano le crescenti difficoltà di famiglie e piccole imprese ad accedere al credito, che invece viene concesso senza alcun freno alle grandi aziende. In questa situazione, sono sempre di più coloro che ritengono ormai arrivato il momento di attaccare una finanza ormai parassitaria. E la DeFi potrebbe essere lo strumento giusto.

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