Wirecard

La vicenda Wirecard riporta di nuovo alla ribalta le banche tedesche

La polemica tra Italia e Germania, con le stucchevoli accuse da parte teutonica verso le cicale tricolori che si trastullerebbero tra i bagordi invece di lavorare come le parsimoniose formichine nordiche, sembra destinata a rinfocolarsi.
Da tempo, infatti, molti osservatori, non solo italiani, additano la Germania per una serie di pratiche non molto trasparenti che celerebbero il reale stato dei conti tedeschi. E tra i principali accusati in tal senso c’è il sistema bancario, lo stesso che proprio le cicale italiane hanno salvato all’epoca della crisi greca, mettendo una grande quantità di soldi che permisero alle banche tedesche e olandesi di salvarsi, senza neanche un grazie, anzi, dalle controparti interessate.

La vicenda Wirecard

A trasformarsi in un fiume in piena, che potrebbe presto rompere gli argini, è la vicenda Wirecard. La società di revisione Ernst &Young si è rifiutata di convalidare il bilancio 2019 per i dubbi su circa 1,9 miliardi di euro di liquidità. In pratica questi soldi non esisterebbero e sarebbero stati messi a bilancio con il semplice scopo di imbellettarlo.

Il crollo in borsa

Le conseguenze sul titolo non si sono fatte attendere. Il titolo del gruppo tedesco, che era entrato nel Dax 30 al posto di Commerzbank, nel settembre 2018, ha dato vita all’ennesimo disastro, per effetto del quale la capitalizzazione della banca si attesta a quota 3,19 miliardi rispetto ai 30 che valeva nel suo momento di fulgore. Ma ben presto anche questi potrebbero diventare un lontano ricordo.

Un disastro tira l’altro

Proprio oggi il consiglio di amministrazione di Wirecard ha dichiarato essere molto probabile che il saldo dei conti correnti bancari fiduciari per un importo di 1,9 miliardi non esista. Va considerato come la somma rappresenti circa un quarto del bilancio del gruppo tedesco che, di conseguenza, ha annunciato il ritiro dei suoi conti 2019 e di quelli del primo trimestre di quest’anno.
Ora, peraltro, potrebbero essere ritirati anche i prestiti per 2 miliardi di euro da parte delle banche (Abn Amro, Ing, Commerzbank e istituti cinesi), su cui contava l’istituto per rimettersi in piedi.
Tempi duri per le formiche, soprattutto quando non sono tali.

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