Creare denaro dal nulla

Le banche creano soldi dal nulla?

Le banche creano soldi dal nulla: si tratta di una tesi ormai vecchia e sulla quale difficilmente si può obiettare. Le banche centrali in effetti lo fanno.

Se in Italia si continua a fare polemica su questo tema è perché molti, nel nostro Paese, rimproverano la Banca Centrale Europea di non utilizzare abbastanza questa prerogativa, soprattutto quando alcuni Paesi vengono a trovarsi in condizioni non agevoli e avrebbero bisogno di immettere liquidità nel circuito economico.

Il fatto è che, oltre alle banche centrali, anche quelle commerciali creano soldi dal nulla. Nonostante spesso si sostenga il contrario, quando esse prestano dei soldi li creano. Ricevendo in deposito una certa somma e poi prestandone una parte ad un secondo cliente, in pratica vanno ad aggiungere a quelli del deposito i soldi prestati. Se prima, quindi, c’erano solo quelli del deposito, ora esistono in pratica anche quelli del prestito.

Da cosa è scaturita la discussione

La discussione sulla creazione di soldi dal nulla, è però stata rilanciata da un articolo comparso sul sito Vox.eu, da tempo considerato dei più autorevoli in tema di politica europea.

L’articolo in questione è stato redatto da Pontus Rendahl e Lukas B. Freund, due studiosi di economia dell’Università di Cambridge. Secondo i quali è sbagliato pensare che la creazione del denaro avvenga dal nulla.

Come farebbero molti articoli pubblicati su riviste scientifiche e quotidiani internazionali. Un novero cui, però, vanno ad aggiungersi secondo i due studiosi anche le pubblicazioni ufficiali delle banche centrali. Un pulpito, quest’ultimo, che a loro suona abbastanza stupefacente.

La tesi di Rendahl e Freund

I soldi non si creano dal nulla. Le banche possono farlo solo grazie agli “asset” detenuti, alla loro affidabilità riconosciuta dai clienti, ai beni posseduti e al denaro liquido che già conservano nei loro capienti forzieri.

Una tesi che ha però generato notevoli reazioni, rilanciando un serrato dibattito che è andato ad intrecciarsi con le necessità dell’economia reale.

Per capire meglio la questione occorre fare riferimento ad un ben determinato intervento sul tema, quello di Vitor Constâncio, ex vice presidente della Banca Centrale Europea. Secondo il quale l’articolo dei due economisti è a dir poco strano.

Da cosa deriverebbe la sua eccentricità? Dal fatto che secondo lui è errato dare per scontato che l’espressione “le banche creano denaro dal nulla”, significhi che possono farlo senza limiti.

In quanto nella realtà i limiti invece esistono, trovando linfa vitale nei confini imposti dai regolamenti finanziari messi in atto dalle varie banche centrali e dalle autorità pubbliche.

I pericoli insiti nella tesi di Rendahl e Freund

Come abbiamo visto, quindi, la tesi di Rendahl e Freund non viene avversata da Constâncio, ma semplicemente ricondotta su binari più ortodossi. Ovvero, non è importante che il denaro sia creato dal nulla o da qualcosa, ma che la sua creazione abbia dei limiti ben precisi.

Se nell’esempio fatto all’inizio, un classico dell’economia, il deposito precede il prestito, nel corso degli ultimi anni si è andata affermando una realtà diversa. Nella quale nessuna banca attende che il denaro arrivi nei propri forzieri per prestarlo, sotto forma di deposito dei propri clienti.

Al contrario tutti si attivano per finanziarsi, ovvero procacciarsi le risorse indispensabili per le attività cui sono preposti gli istituti bancari. Magari grazie al Quantitative Easing della Banca Centrale Europea, oppure emettendo le obbligazioni o, ancora, facendo ricorso ad un mercato parallelo come quello rappresentato dai prestiti interbancari.

Una attività continua che, a volte, spinge gli istituti più in difficoltà a virare verso pratiche non proprio ortodosse a danno dei propri clienti.

L’importanza dei regolamenti

Proprio la necessità di frenare le pratiche poco ortodosse, o apertamente illegali, come quelle che hanno contrassegnato le attività delle banche italiane finite di recente nell’occhio del ciclone, rappresenta in realtà la vera preoccupazione di Constâncio.

Per farlo è necessario emanare regolamenti in grado di dare un sufficiente grado di sicurezza e protezione agli investitori e ai clienti delle banche.

Regolamenti che, alla fine, sono resi necessari proprio da quello che Rendahl e Freund non dicono apertamente, ma sembrano porre alla base del loro ragionamento: i limiti alla creazione di denaro da parte delle banche devono arrivare dal mercato e non dalla politica.

Una tesi estremamente pericolosa e fondata sulla capacità di autoregolamentazione del mercato. Una tesi più volte ridicolizzata nel corso del tempo da eventi che hanno non solo distrutto ricchezza, ma anche minato sempre di più la fiducia nel sistema bancario.

Continuare a propugnare queste tesi, di fronte ai ripetuti crac bancari e alle voci che continuano a girare sui pericoli rappresentati da alcuni attori di prima grandezza del settore, rappresenta una evidente truffa nei confronti di un’opinione pubblica ripetutamente messa alla prova nel corso degli ultimi decenni.

Il paradosso del risparmio di Keynes

Nel corso degli ultimi anni, la creazione di denaro dal nulla è tornata d’attualità a causa di dissennate politiche economiche impostate sull’austerità e sui vincoli di bilancio. Per effetto dei quali la crescita dell’economia è stata asfittica.

Per capire meglio l’importanza di creare denaro dal nulla occorre a questo punto ricordare il paradosso del risparmio, elaborato da Keynes. Secondo il celebre economista, infatti, il denaro che noi possediamo lo possiamo spendere o lo possiamo risparmiare. Se, però, spendendolo possiamo attivare la produzione di beni e servizi da parte di altri soggetti, quello risparmiato non può farlo, rimane in disparte senza creare ulteriore ricchezza.

Continuare quindi a guardare al bilancio dello Stato come se fosse quello di una famiglia, ha una conseguenza di non poco conto: se lo Stato risparmia denaro, invece di farlo circolare, accantonandone sempre di più, vuol dire che con il passare del tempo ce ne sarà sempre meno in grado di far muovere l’economia. Ecco perché occorre creare denaro dal nulla.

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