Felix Hutfeld Wirecard

Lo scandalo Wirecard si allarga

Lo scandalo Wirecard sembra destinato ad allargarsi sempre di più, scoperchiando un modus operandi molto allegro da parte del sistema bancario tedesco.
Dopo il rifiuto da parte di Ernst&Young di approvare il bilancio, ora arrivano le sanzioni della magistratura. E’ stato infatti spiccato un mandato di arresto contro l’ex CEO di Wirecard, Markus Braun, il quale aveva da parte sua già provveduto a dare le dimissioni dalla carica nei giorni passati.

La decisione della Procura di Monaco

A sanzionare il comportamento di Braun è stata la Procura di Monaco, la quale non poteva con tutta evidenza fare finta di nulla a fronte dei rilievi penali che stanno emergendo in relazione alla vicenda della banca.
L’accusa per Braun è quella di aver in pratica provveduto a imbellettare il bilancio in collaborazione con gli autori materiali della manipolazione dei ricavi. L’intento era naturalmente quello di rendere la società più attraente per investitori e clienti, attirandoli in quella che, ad oggi, risulta un’azienda sull’orlo del precipizio.

Cosa è accaduto

I fatti su cui sta investigando la procura monegasca sono quelli relativi ad un buco di bilancio di 1,9 miliardi di euro. Ammesso dallo stesso consiglio di amministrazione di Wirecard, che in una comunicazione assolutamente dovuta, allo stato delle cose, ha affermato la probabile non esistenza dei saldi dei conti fiduciari bancari per un importo che rappresenta in pratica un quarto del bilancio societario.

Gli allegri costumi delle banche tedesche

Felix Hutfeld, presidente di BaFin, ovvero la Consob tedesca, ha definito il caso come un disastro completo e una vergogna per la Germania.
Peccato che di questo scandalo la stessa BaFin non abbia preso atto per tempo, pur avendone avuto precisi segnali in precedenza. L’autorità di controllo dei mercati finanziari tedeschi, infatti, aveva sempre respinto come speculazioni le voci crescenti su presunte pratiche illecite di Wirecard.
Voci rilanciate da un’inchiesta comparsa sul «Financial Times», e iniziata fin dal febbraio 2019 con un preciso focus sulle sue operazioni in Asia. Resta da capire per quante altre realtà bancarie teutoniche la stessa BaFin abbia chiuso uno, se non entrambi gli occhi.

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