spread

Lo spread e le sue implicazioni

Lo spread è un altro termine che ormai da tempo fa parte dell’immaginario collettivo italiano. Ogni volta che il nostro Paese si trova in un momento complicato della propria vita economica e politica, infatti, ricomincia l’attacco della speculazione internazionale con il conseguente rialzo dello spread. E le fibrillazioni che ad essi si accompagnano.

Basterà ricordare quanto accaduto nel corso della crisi che portò alle dimissioni del governo Berlusconi, quando l’impennata dello spread aprì la strada della Presidenza del Consiglio a Mario Monti. Il cui governo tecnico durò poco, ma è ancora oggi ricordato da molti italiani in maniera estremamente negativa. Soprattutto per le decisioni impopolari assunte, a partire dalla legge Fornero. Impopolari, ma tali da far rientrare nella normalità lo spread.

Cos’è lo spread e qual è il suo vero significato

Per spread (differenza nella nostra lingua), si indica la forbice tra due tassi, solitamente indicata in punti base. Nel caso che ci riguarda da vicino, per spread si intende il differenziale nei rendimenti tra il Bund tedesco e il BTP italiano. Ovvero i titoli decennali del debito pubblico dei due Paesi.

Da un punto di vista finanziario, lo spread va ad indicare la fiducia degli investitori nei confronti dei due Paesi interessati. Più è elevato, minore è quella nei confronti della parte debole del binomio. Andando a rappresentare in pratica il premio di rischio a chi decida di optare per la seconda.

Perché il Bund tedesco fa da punto di riferimento?

Naturalmente in molti si chiedono perché il Bund tedesco sia considerato un punto di riferimento nell’eurozona. Un giudizio che si fonda proprio sulla stabilità dell’economia tedesca, considerata quella di punta a livello europeo. Tanto da essere in grado di superare senza eccessivi problemi anche momenti particolari come la crisi economica seguita allo scoppio della bolla dei mutui Subprime, nel 2008.

A differenza dell’Italia, ormai da tempo tra gli obiettivi privilegiati della speculazione internazionale. Una situazione dovuta soprattutto all’instabilità politica che caratterizza il Paese e tale da spingere molti a puntare sulla sua supposta debolezza, per lucrarci sopra.

Cosa accade se lo spread si impenna?

Lo spread dipende in pratica dall’appeal dei titoli interessati sui mercati. Quando gli investitori ritengono che sia conveniente acquistare elevate quantità di un titolo è destinato a decrescere, in caso contrario si impenna.

Con conseguenze di non poco conto per il Paese che emette il titolo sotto pressione, costretto ad offrire rendimenti più elevati per invogliare a comprarli. Ovvero ad indebitarsi ancora di più per poter corrispondere quanto assicurato in sede di collocamento. Arrivando a veri e propri casi limite, come accadde all’Italia nel corso del 2011.

La crisi del 2011

In quell’anno, infatti, l’attacco della speculazione internazionale contro i Paesi ritenuti più deboli da un punto di vista finanziario in ambito UE, coinvolse anche l’Italia. Con una clamorosa impennata dello spread, il quale raggiunse un vero e proprio record, ovvero 574 punti base, equivalenti ad un rendimento del Btp decennale pari al 7, 47%.

Ne conseguì una crisi politica di dimensioni clamorose che costrinse l’allora Premier Silvio Berlusconi a rassegnare le dimissioni in favore di Mario Monti. Il quale prese una serie di decisioni tese a riportare in carreggiata i conti pubblici che sono ancora oggi oggetto di polemica.

La valenza politica dello spread

Proprio quanto accaduto all’epoca ha spinto molti osservatori a mettere in evidenza il rilievo politico dello spread. Diventato in pratica una vera e propria arma contro gli esecutivi sgraditi ai grandi poteri finanziari che ormai da tempo spadroneggiano sui mercati.

Un attacco, quello del 2011, che è tornato d’attualità in occasione del dissidio tra Italia e Unione Europea in concomitanza della presentazione della Legge di Bilancio del 2019. Quando lo spread ha ricominciato ad alzarsi alla stregua di un monito per l’Italia.

Tornando poi sotto controllo quando il duello in atto ha perso di asprezza. Resta però la sensazione fastidiosa di uno spread usato alla stregua di una clava contro chiunque cerchi di sfuggire ai diktat dei mercati. Un fattore che non può che provocare grande fastidio nell’elettorato, spingendolo alla disaffezione verso una pratica, quella del voto, che sembra ormai del tutto inutile. Tanto da spingere gli osservatori a parlare di dittatura dei mercati.

Non hai trovato quello che cercavi?

» Cercalo su Amazon «

Non hai trovato quello che cercavi?

Cerca il tuo libro su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *