Bull Market

Mercato rialzista: cos’è il “bull market”?

Cos’è il bull market? Ogni tanto leggendo le cronache provenienti dalle piazze finanziarie esce fuori questa strana denominazione, in cui si evoca il toro per indicare una corsa sfrenata, come quella che caratterizza le strade di Pamplona nel corso della festa di San Fermin.
Andiamo dunque a cercare di capire meglio di cosa si tratti e perché proprio il toro sia stato preso in prestito per questa curiosa definizione.

Bull market: il mercato incorna verso l’alto

Per bull market si intende la fase in cui il mercato inizia una corsa sfrenata verso l’alto, cercando di incornare tutte le eventuali resistenze al suo trend ascensionale. Si tratta in pratica del contrario del bear market, la fase in cui la discesa generalizzata delle quotazioni sembra preludere ad una vera e propria ghiacciata in cui proprio gli orsi si trovano a loro agio.

Il toro incorna verso l’alto, l’orso sferra zampate verso il basso: in questa differenza di movimenti è praticamente racchiusa la possibile parabola che giorno dopo giorno si verifica sulle piazze azionarie di ogni parte del globo.

Le caratteristiche del bull market

Quali sono le caratteristiche del bull market? In pratica si verifica una situazione in cui pochi vogliono disfarsi di asset giudicati pericolosi o con il semplice intento di guadagnare dal surriscaldamento delle quotazioni, trovando però molti possibili compratori.

E’ in pratica il gioco della domanda e dell’offerta e in questo caso sono coloro i quali sono disposti a vendere gli unici ad avere la sicurezza di guadagnare. Chi acquista in questa fase, invece, corre un rischio di non poco conto. Andiamo a vedere il motivo di questo pericolo.

Occorre scegliere il punto giusto di ingresso

Quando il mercato si trova in una fase ascensionale, tutti (tranne i traders più smaliziati) iniziano a pensare sia arrivato il momento di mettere da parte la cautela e acquistare. Un comportamento del tutto incauto, in quanto si potrebbe acquistare un asset ad un prezzo che è ormai arrivato al suo apice.

Proprio a quel punto, molto spesso, inizia il ritracciamento dei prezzi, sotto forma di un rimbalzo tecnico e il titolo acquistato inizia a perdere valore, ponendo le basi per una perdita, almeno sul breve periodo.

Ne consegue quindi la necessità di scegliere bene il punto di ingresso sul mercato, per poter effettivamente trarre vantaggio dal proprio investimento. E anche quello in cui è ora di abbandonare la posizione conquistata per realizzare, prima che il trend si sgonfi o, addirittura, faccia una inversione ad U.

Il trend va previsto, non subito

I guadagni sulle piazze finanziarie dipendono solitamente dal formarsi di tendenze prepotenti. Il problema vero, in questi frangenti, consiste nel cercare di prevedere e anticipare la formazione del trend, senza subirlo.

Se si riesce a capire quando è arrivato il momento di puntare su un asset si può effettivamente guadagnare molto dalla sua successiva vendita. Nel caso contrario si rischia di entrare sul mercato proprio nel momento in cui la quotazione ha raggiunto una resistenza troppo ardua da scavalcare, spingendo molti a vendere.

L’importanza dell’analisi tecnica e fondamentale

In questa ottica, va rilevato che esistono degli strumenti che possono aiutare a prevedere la formazione del trend e a cavalcarlo. Stiamo parlando dell’analisi tecnica e fondamentale.

La prima va in pratica ad utilizzare lo studio dei grafici, con il preciso fine di determinare le proprie decisioni di acquisto o vendita. La sua base è costituita dai prezzi passati e dai volumi, con un focus particolare sui grafici e su altri strumenti come gli indicatori. In tal modo, secondo i sostenitori di questa tecnica, è possibile identificare le future tendenze del mercato e come esso si muoverà, sulla base di un calcolo delle probabilità.

Nel caso dell’analisi fondamentale è invece necessario studiare il valore intrinseco di uno strumento finanziario, di un azione, di una quota di una società, di un mercato, di una particolare economia, utilizzando allo scopo i cosiddetti indicatori sintetici. Tra di essi vanno ricordati fattori come il Prodotto Interno Lordo, il tasso di disoccupazione, l’inflazione, il livello dei tassi d’interesse, l’andamento del settore immobiliare, i dati relativi ad import ed export, le vendite al dettaglio, la fiducia dei consumatori ed altro ancora.

Si tratta quindi di tecniche molto diverse e, peraltro, da padroneggiare con una certa circospezione, proprio in considerazione dell’imprevedibilità dei mercati. La cosa realmente importante, è sapere che le proprie sorti non dipendono mai dalla fortuna, un fattore che sui mercati finanziari non esiste.

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