Modello organizzativo 231: i migliori consigli per introdurlo in azienda

Modello organizzativo 231: i migliori consigli per introdurlo in azienda

Spesso e volentieri, in ambito aziendale e, nello specifico, in riferimento alla sicurezza sui luoghi di lavoro, diventa fondamentale gestire in maniera perfetta ogni tipo di rischio che è previsto e disciplinato sia dalla normativa italiana che da quella dell’Unione Europea.

In modo particolare, è molto discussa la tematica relativo al rapporto tra diversi sistemi che prevedono la gestione dei rischi, come ad esempio i modelli 231/01, i sistemi di gestione ambientale 14001:2015 e quelli che riguardano ancor più direttamente i rischi ambientali. L’obiettivo di ogni azienda, in fin dei conti, è quello di realizzare e stabilire delle vere e proprie prassi operative, in maniera tale da prevenire ogni potenziale rischio, ma anche per gestirlo nel migliore dei modi nel caso in cui dovesse verificarsi effettivamente.

In tal senso, è bene ricordare come, al giorno d’oggi, ci si affida sempre di più anche alla tecnologia. Ad esempio, Bluen è il nuovo software pensato per gestire tutta la filiera del modello organizzativo 231.  

Modello organizzativo 231: di cosa si tratta

Si sente sempre più di frequente parlare di modello organizzativo 231, ma in fin dei conti di cosa si tratta? Ebbene, stiamo facendo riferimento a un pratico e valido strumento che toglie dalle spalle di ogni società qualsiasi tipo di responsabilità amministrative che sono collegate ad un reato.

Questo strumento è stato introdotto entro i confini italiani grazie al Decreto Legislativo 231 del 2001. Una norma che ha voluto stabilire un modello di organizzazione e di gestione specifico, che include quattro differenti protocolli che vanno a definire un po’ tutte le strutture e i sistemi che sono fondamentali per una gestione corretta ed efficace dei processi che vengono ritenuti sensibili in un’azienda.

Nel momento in cui in un’azienda viene applicato in maniera perfetta il modello organizzativo 231, ecco che si abbassa a dismisura il pericolo relativo alla commissione di illeciti. Questo modello comprende quattro protocolli, come dicevamo: si tratta del codice etico, del sistema disciplinare, dell’organismo di vigilanza e delle procedure specifiche per le aree a rischio reato.

Il percorso verso una normativa omogenea ed efficace

In seguito all’entrata in vigore del Decreto Legislativo 231 del 2001, la prima applicazione di tale sistema ha previsto l’uso di vari strumenti con il compito di svolgere adeguata attività di prevenzione rispetto alla diffusione dei reati.

Il problema è che, perlomeno inizialmente, c’era molto formalismo e poca sostanza, al punto tale che le aziende si sono ritrovate completamente senza supporto, in ottica di prevenzione dei vari rischi, nella strutturazione di strategie di business principali. Con il passare del tempo, però, si è diffusa la convinzione che tale modello organizzativo si possa considerare più che altro uno strumento di governance aziendale, che va a integrarsi e completarsi con altri sistemi.

Che struttura deve avere il modello organizzativo 231

Il modello organizzativo 231-2001 non fa altro che elencare tutti quegli strumenti di carattere organizzativo che ogni società dovrebbe adottare per svolgere i diversi processi in maniera non solo coordinata, ma anche verificata.

Gli elementi più importanti all’interno del modello di organizzazione e di gestione, oltre che di controllo aziendale comprendono inevitabilmente la rilevazione di attività che sono considerate maggiormente esposte al rischio del compimento di un possibile reato. Non solo, dato che bisogna stabilire anche le decisioni attraverso specifiche deleghe e protocolli, ma anche formalizzare le risorse finanziarie che si hanno a disposizione per raggiungere tale obiettivo, effettuare la condivisione di dati e informazioni e tenere monitorate le varie procedure in maniera costante. Non solo, dal momento che l’azienda si dovrà occupare anche dell’organizzazione dei corsi di formazione sui reati ipotizzabili al suo interno.

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