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Mutue integrative: possono essere la soluzione per il caro-Sanità?

Il caro Sanità è ormai un dato acquisito nel nostro Paese. Troppe persone, infatti, spinte dall’urgenza e dopo essersi scontrate con lunghissime liste d’attesa nel settore pubblico, hanno infine dovuto rassegnarsi a optare per il privato. Scontrandosi però con costi spesso proibitivi, soprattutto alla luce di bilanci familiari messi a dura prova dalle tante prove degli ultimi anni.

Una situazione che tende ad aggravarsi sempre di più. E tale da spingere alla ricerca di possibili alternative in grado di erodere i costi sanitari sempre più elevati a carico delle famiglie italiane. Una delle quali può essere rappresentata dalle mutue integrative.

I dati del Censis

Per capire meglio la questione, occorre partire da uno studio del Censis, riferito al 2018. In quell’anno, secondo i ricercatori, quasi 20 milioni di nostri connazionali si sono visti negare i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Il 28% dei cittadini che non hanno potuto usufruire di prestazioni pubbliche, hanno quindi dovuto adeguarsi e pagare per riceverle. Un dato abnorme, tale da destare grande allarme.

Soprattutto se si guarda un altro dato. Quello in base al quale la spesa sanitaria privata media per famiglia nel 2018 si è attestata a 1.437 euro, regalando ai privati 37,3 miliardi, con un incremento del 7,2% in termini reali sul 2014. Nello stesso lasso di tempo la spesa sanitaria pubblica calava dello 0,3%.

Un dato, quello del Censis, confermato del resto da Ania (Associazione Nazionale Imprese di Assicurazione), secondo cui la spesa sanitaria privata ha oltrepassato la soglia dei 40 miliardi di euro nel corso del 2017.

Costi insostenibili

Sempre in base ai dati ricordati, la spesa pro capite è stata di 655 euro, ma a fare impressione è un altro dato. Per potersi curare, infatti, molti italiani si sono addirittura dovuti indebitare. Come è accaduto a 7 milioni dei nostri connazionali. Dei quali 2,8 hanno dovuto vendere casa o ricorrere a risorse precedentemente accantonate. Un problema che potrebbe essersi aggravato con l’arrivo del Covid.

Una situazione sempre più precaria, soprattutto alla luce del fatto che le assicurazioni praticano il cosiddetto cream skimming. Di cosa si tratta? In pratica selezionano la propria clientela, andando a coprire solo chi non presenta situazioni pregresse le quali potrebbero aggravarsi.

Una possibile soluzione: le mutue integrative

Una situazione tale da spingere a cercare soluzioni alternative. Tra le quali si sta affacciando quella costituita dalle cosiddette mutue integrative. Ovvero quelle società di mutuo soccorso le quali già esistevano nel passato.

Si tratta di organizzazioni costituite da persone che si associano senza avere finalità di lucro. Gli associati sono tenuti a versare contributi economici finalizzati all’ottenimento di prestazioni di assistenza e sussidi ove se ne presenti il bisogno. Avendo inoltre come missione la promozione della mutualità, ravvisando in essa un valore universale in grado di favorire la coesione sociale.

Le mutue integrative non sono enti di beneficenza

Va sottolineato con grande forza, che le mutue integrative non sono enti di beneficenza. Anzi, hanno proprio lo scopo di affrancare le persone dalla semplice carità. Non sono neanche società a scopo di lucro, in quanto non hanno come obiettivo la remunerazione dei capitali investiti.

Per poter funzionare devono però adottare alcuni accorgimenti. Ad esempio disincentivando le adesioni di comodo e, soprattutto, facendo in modo che il sistema di assistenza instaurato possa essere sostenibile nel lungo periodo.

Una storia gloriosa

Come abbiamo ricordato, le mutue integrative vantano una lunga storia. Sono infatti sorte nel 1848, sull’onda dei moti rivoluzionari che ebbero come teatro anche l’Italia. Da quel momento iniziarono a sorgere lungo tutto lo stivale, raggiungendo dimensioni impressionanti, proprio per ovviare alla mancanza di un welfare statale.

Una data fondamentale in questa storia è rappresentata dal 17 marzo 1898, anno in cui fu istituita fu istituita l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per i lavoratori dell’industria. Seguita quattro mesi dopo dall’approvazione da parte del Parlamento dell’istituzione della Cassa nazionale di previdenza per invalidità e vecchiaia.

Nel settembre del 1900 nacque poi la Federazione Italiana della Società di Mutuo Soccorso, su una idea lanciata dalla Lega nazionale delle cooperative italiane.

La mutualità volontaria divenne così un pilastro del sistema sanitario e non fu toccata neanche dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, nel 1978. Proprio in quanto ente erogante di prestazioni integrative a quelle fornite dal SSN.

Una storia che potrebbe tornare d’attualità

Una storia lunga, gloriosa e che, soprattutto, potrebbe tornare d’attualità. Soprattutto se si pensa che alla privatizzazione della sanità, nel corso di questi ultimi decenni, si è accompagnata l’offensiva delle assicurazioni. Le quali, però, non solo escludono chi rischia di diventare un problema, ma fanno del tornaconto economico la loro reale missione. Un tornaconto che nel caso delle mutue integrative non sussiste e che potrebbe abbattere i costi a carico delle famiglie.

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