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Non conviene lasciare troppa liquidità sul conto corrente

Lo spettro della patrimoniale torna sistematicamente ad affacciarsi nel nostro Paese. Tanto da spingere molti cittadini italiani a chiedersi se sia il caso di mantenere i soldi sul proprio conto corrente oppure indirizzarli verso forme di investimento e di risparmio alternative.

Si tratta di un tema estremamente importante anche alla luce del fatto che l’Italia è uno dei Paesi con la più propensione al risparmio, a livello mondiale. Ammontano a circa 1400 i miliardi di euro messi in banca dalle famiglie italiane, un livello il quale non solo non è stato intaccato dal Covid, ma che nei mesi del lockdown è aumentato di ulteriori 34 miliardi.

Tanto da spingere più di qualcuno a chiedersi se non sarebbe il caso di utilizzare questa grande massa di soldi per spingere gli italiani ad investire in titoli di Stato. Una proposta interessante, soprattutto se rapportata alle intemperanze verbali di qualche sedicente statista.

Lo spettro della patrimoniale

Proprio l’alto livello del risparmio, però, sembra essere visto dalla politica italiana (e non solo) come un vero e proprio nemico. Basterebbe ricordare le improvvide dichiarazioni di Matteo Renzi rilasciate nel 2015 nel corso di una trasmissione televisiva, quando l’allora Premier dichiarò che gli italiani nascondono i soldi in banca, per capire la percezione distorta che ha la politica nei suoi confronti.

Cui va aggiunto il ricorrere della proposta di una patrimoniale, cavalcata anche dai sindacati, attraverso la quale mettere a posto i conti pubblici e, magari, reperire le risorse per alcuni investimenti improcrastinabili. Ad esempio in termini di infrastrutture o risanamento idrogeologico del territorio. Salvo poi teorizzare la costruzione di opere praticamente inutili come il Ponte sullo Stretto.

Le ragioni per le quali non conviene tenere troppi soldi sul conto corrente

Se la patrimoniale continua ad essere agitata alla stregua di una clava, ci sono però anche altre ragioni a sconsigliare di tenere troppa liquidità sul proprio conto corrente.

In particolare:

  • la tassazione. Chi oltrepassa la cifra di 5mila euro sul proprio conto in veste di persona fisica è tenuto a versare l’imposta di bollo, pari a 34 euro. Mentre le persone giuridiche sono tenute a pagarne 100, indipendentemente dalla somma detenuta. Cui occorre aggiungere la ritenuta fiscale sugli interessi creditori maturati sul conto corrente che, a partire dal luglio del 2014, è del 26%. E ancora, occorre pagare un’imposta di bollo anche sul deposito titoli, che può essere associato al conto corrente. E’ il Decreto Legge del 6 Dicembre 2011, n°201, a stabilire che il suo importo è proporzionale al controvalore di mercato dei titoli posseduti. A partire dal 2014 ammonta allo 0,20% senza importo minimo;
  • l’erosione del potere d’acquisto provocato dall’inflazione. Se nel nostro Paese è ancora molto bassa, va comunque a superare il rendimento che si può avere immobilizzando i propri soldi in una banca;
  • la possibilità che i soldi presenti sul conto corrente possano essere pignorati dall’Agenzia delle Entrate, a seguito del mancato pagamento di tributi dovuti;
  • la remota (ma non troppo, considerato quanto accaduto anche nel recente passato) possibilità che il proprio istituto bancario fallisca, anche se sino a 100mila euro esiste la garanzia del fondo interbancario di tutela dei depositi.

Sono giustificati i timori?

Come si può intuire dalla lista che abbiamo fatto in precedenza, alcuni pericoli sono del tutto reali, altri meno. Tra i primi il più concreto è quello rappresentato dalla svalutazione cui vanno incontro i soldi detenuti sul conto, proprio in considerazione del fatto che le banche ormai offrono rendimenti bassissimi, con l’unica eccezione del conto deposito.

Anche un eventuale fallimento sembra da scartare a livello ipotetico, soprattutto se si ha l’accortezza di scegliere un istituto bancario di rilievo. Per il quale l’ipotesi di un crollo è da scartare anche per la sua importanza a livello di sistema. Il crollo di una banca come Unicredit o Sanpaolo Intesa metterebbe infatti in pericolo non solo l’Italia, ma anche la tenuta dall’Unione Europea, per l’effetto domino che andrebbe a scatenare.

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