pagamenti elettronici

Pagamenti elettronici: quando conviene usarli?

I pagamenti elettronici sono un argomento di discussione sempre più attuale. Proprio grazie ad essi, infatti, molte persone hanno potuto superare nella prima fase del lockdown i timori generati dalla diffusione del Covid-19.

Un dato che è stato riscontrato soprattutto nei punti vendita della grande distribuzione, ove secondo le statistiche sono aumentati di ben 11 punti percentuali gli acquisti condotti con carte di credito, debito o fedeltà, che sono passati dal 57 al 68%.

Un vero e proprio balzo in avanti pari a quello fatto registrare nel periodo dal 2011 al 2019. Dal quale, secondo le previsioni, molti non torneranno indietro, proprio in considerazione dei sospetti che cadono sui contanti, ovvero l’essere un possibile vettore di contagio.

Cosa si intende per pagamenti elettronici

Quando si parla di pagamenti elettronici, si intendono quelli effettuati con dispositivi e metodi che implicano il trasferimento virtuale di denaro. Una categoria in cui vanno a rientrare ad esempio le carte di pagamento, i bonifici virtuali e il mobile payment.

Le transazioni portate avanti coi mezzi elettronici presumono la presenza di tre attori:

  1. l’utente che ordina il trasferimento di una somma sotto forma di pagamento per un prodotto o un servizio acquistato;
  2. il ricevente, ovvero il soggetto cui è rivolto il saldo in questione;
  3. la banca o l’istituto finanziario che ha fatto da tramite per l’operazione, il quale viene ricompensato con una commissione di vario genere per il servizio prestato.

Perché le autorità fiscali preferiscono i pagamenti elettronici?

Va sottolineato come nelle intenzioni delle istituzioni ci sia l’utilizzo sempre più intensivo di pagamenti elettronici e un deciso contrasto all’utilizzo di denaro contante.

Il motivo di questa preferenza non è da ricercare nelle nuove necessità sanitarie indotte dalla pandemia di Covid-19, ma nel fatto che i pagamenti elettronici sono tracciati.

Compresi quelli che vedono l’impiego di criptovalute, in quanto i dati del trasferimento vengono registrati nella blockchain senza alcuna possibilità di essere rimossi. Anche nelle cosiddette privacy coin, ovvero nelle valute virtuali che puntano ai maggiori livelli di riservatezza. Neanche Monero, Grin, Dash o Zcash, al momento, sono in grado di assicurare il totale anonimato.

I vantaggi dei pagamenti elettronici

Se cresce il numero dei consumatori che utilizza mezzi di pagamento elettronico, il motivo è da ricercare in alcuni vantaggi che li caratterizzano.

Tra i quali vanno sottolineati l’immediatezza dell’operazione, la comodità di non dover recare con sé denaro contante e la sicurezza delle transazioni.

Sono proprio questi i fattori i quali hanno permesso nel corso degli anni ai pagamenti con strumenti elettronici di crescere continuamente. Soprattutto quando essi riguardano cifre di un certo rilievo, come avviene solitamente per la spesa effettuata nella grande distribuzione.

I vantaggi di carattere fiscale

Anche da un punto di vista fiscale, però, l’idea che questo genere di strumento sia vantaggioso inizia ad essere abbastanza evidente. Almeno per chi deve compilare ogni anno la dichiarazione dei redditi.

All’interno dell’ultima Legge di Bilancio, infatti, è stato stabilito che saranno detraibili e deducibili esclusivamente le spese che siano state effettuate tramite l’utilizzo di metodologie tracciabili di pagamento.

In pratica, ove si debba pagare un servizio sanitario o di altro genere previsto tra quelli che possono essere oggetto di detrazione o deduzione, il pagamento in contanti non potrà far parte della dichiarazione dei redditi, neanche se corredato di ricevuta. Mentre se avremo pagato con una carta di credito o altro strumento elettronico, potremo richiedere il vantaggio fiscale.

Ne consegue che all’interno del nuovo modello 730 potranno essere inserite solo le spese documentabili per mezzo di una ricevuta e di un pagamento tracciabile.

Come si può facilmente immaginare, l’obiettivo di fondo dell’esecutivo è da ricercare nella necessità di stroncare la piccola evasione fiscale. La quale prospera soprattutto quando ad essere impiegato è il contante. Come avviene troppo spesso nel caso in cui il professionista prospetti un prezzo inferiore evitando l’emissione di una ricevuta fiscale.

Un andazzo che le autorità stanno cercando di stroncare con l’obbligo del POS (Point of Sale), ma con risultati ancora non del tutto soddisfacenti. La stretta in atto premierà quindi coloro che useranno i pagamenti elettronici. Ai quali sarà permesso di detrarre o dedurre il 19% di quanto pagato.

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