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Palladio: perché è così importante?

Ormai da tempo si parla molto del palladio. A suscitare tanta attenzione è stato in particolare il fatto che la sua quotazione tra il 2017 e il 2018 ha superato anche quelle di platino e oro.

Un trend che è proseguito anche nel corso degli ultimi mesi e che potrebbe frenare solo per le conseguenze innescate dal coronavirus sul settore automobilistico. Perché proprio nell’automotive il metallo in questione ha il suo impiego più proficuo.

Cos’è il palladio e come viene impiegato

Il palladio è un metallo raro che nella tavola periodica viene accostato a quelli del gruppo del platino (rutenio, rodio, osmio, iridio e platino). La sua colorazione è di un bianco brillante, molto simile a quello dell’argento. L’85% del metallo estratto dalle riserve minerarie disseminate lungo il globo viene utilizzato dall’industria automobilistica in qualità di catalizzatore all’interno delle marmitte. In pratica consente la conversione di alcune emissioni inquinanti prodotte dai motori in anidride carbonica, acqua e azoto.

Altri impieghi del palladio, ma molto più limitati, sono quelli nell’oreficeria, in particolare nell’oro bianco, nell’orologeria, nell’elettronica, nell’odontoiatria, nella costruzione di strumenti chirurgici e nelle telecomunicazioni.

Tra i Paesi produttori, spiccano soprattutto la Russia e il Sudafrica. Ove rappresenta un sottoprodotto nelle operazioni tese all’estrazione di platino e nichel. Una produzione la quale, però, non riesce a tenere il passo della richiesta, ormai da ben otto anni. Con conseguenze facilmente prevedibili, a livello di quotazione.

Un problema di estrazione

Come abbiamo detto, quindi, sono ormai otto anni che la quantità di palladio estratta è insufficiente alle esigenze di mercato. A fronte di una richiesta pari a circa 10 milioni di once di palladio all’anno, per il 2020 e per il 2021 le stime affermano che sarà possibile immetterne sul mercato appena 700mila. Un dato riferito da un’analista di Standard Chartered a Reuters.

Il motivo di questa penuria è da ricercare nel fatto che si tratta di un sottoprodotto dell’estrazione di metalli del gruppo del platino. Una caratterstica tale da complicarne un aumento delle quantità disponibili, le quali potrebbero scoraggiarne l’aumento di prezzo. Che come abbiamo visto, sta salendo in maniera impressionante.

La decisione della Cina

A fare da volano per la crescita della quotazione del palladio, è anche la particolare situazione vissuta dal mercato dell’auto. Il quale deve tenere in sempre maggior conto le esigenze ambientali. Come è stato dimostrato dalla decisione presa dal governo di Pechino, il quale ha imposto ai produttori l’obbligo di introdurre nelle marmitte catalitiche il 30% di palladio in più. Una decisione tesa con tutta evidenza a contrastare livelli troppo alti di inquinamento ambientale.

Cui si aggiungono le ricadute del cosiddetto Dieselgate. Si tratta dello scandalo che ha interessato le emissioni delle macchine diesel, i cui dati sono stati oggetto di falsificazione. Uno scandalo il quale ha avuto come diretta conseguenza un calo nella vendita di autovetture di questa tipologia, che utilizzano il platino in qualità di catalizzatore. A tutto vantaggio dei modelli a benzina, quelli che utilizzano invece il palladio.

Una tendenza non nuova

La tendenza ad una rapida crescita nella quotazione, non rappresenta una novità assoluta per il palladio. Già a cavallo del nuovo millennio e sino alla crisi economica globale il metallo aveva dato vita ad una crescita nell’ordine del 500%. Anche in quel caso a provocarla una strozzatura nell’offerta, che andò a tutto vantaggio degli investitori.

Un possibile antidoto in tal senso potrebbe essere rappresentato dall’utilizzo di altri minerali come catalizzatore, a partire dal platino. Il quale, però, non è altrettanto performante.

All’orizzonte, però, si profila un fattore che potrebbe innescare un trend inverso. Si tratta infatti della crisi delle auto a benzina, innescata dalla pandemia di Covid-19. La quale potrebbe saldarsi ad una coscienza ecologista in crescita, favorendo i modelli elettrici. I quali non emettono sostanze inquinanti e non hanno bisogno di marmitte catalitiche. Un fattore che gli investitori dovranno tenere nel debito conto.

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