Borsa di Francoforte

Perché spesso i mercati finanziari sono “scollegati” dall’economia reale?

Finanza ed economia reale non sono la stessa cosa. Anzi, si tratta proprio di due entità diverse e, soprattutto, scollegate. A dimostrarlo sono alcuni clamorosi casi, anche del recente passato.

Si pensi ad esempio a Tesla, il marchio fondato da Elon Musk con il preciso intento di produrre auto elettriche e sfruttare un sentimento ecologista sempre più forte. Per molti anni l’azienda ha fatto registrare perdite, venendo regolarmente premiata dai mercati finanziari.

Come del resto è accaduto ad altre aziende, ad esempio a quelle tecnologiche e legate al web, a cavallo del millennio. Un premio che non aveva alcuna giustificazione di carattere economico, come si incaricò di dimostrare lo scoppio della bolla dot-com, che travolse molte delle aziende in questione.

La differenza tra finanza ed economia reale

Tra finanza ed economia reale c’è sempre stata una notevole distanza. Basta del resto pensare a come vengono impiegati i soldi nelle due attività. Nella finanza i soldi servono per fare altri soldi, nell’economia reale sono lo strumento su cui si fonda produzione e lavoro.

Accade di conseguenza che i parametri su cui si reggono le due realtà possano essere molto diversi. C’è stato un periodo che può essere indicato come il vero simbolo di questo divaricarsi delle strade, quello contrassegnato dagli yuppies, ovvero gli anni ’80. Nel corso del quale addirittura le borse premiavano le aziende che licenziavano lavoratori, non quelle che li assumevano, come dovrebbe essere in una situazione di normalità. Rendendo del tutto visibile la differenza di approccio esistente.

In pratica, le imprese assumevano per soddisfare le loro esigenze produttive, mentre i mercati premiavano quelle che licenziavano in quanto, secondo loro, creavano le basi per ottimizzare i profitti nel futuro.

Cosa è accaduto durante la pandemia

Lo scollegamento tra mercati finanziari ed economia reale è tornata a farsi avvertire negli ultimi mesi, quelli contrassegnati dal lockdown. Quando l’indice S & P e quello Nasdaq di Wall Street hanno continuato a crescere nel momento in cui decine di milioni di statunitensi venivano a ritrovarsi senza lavoro e il PIL perdeva decine e decine di punti percentuali.

Sancendo ancora una volta il distacco tra due settori che, con tutta evidenza, vivono in due realtà distinte. Nelle quali gli obiettivi forse sono gli stessi, ma i modi di perseguirli possono differire e addirittura contrastare.

I mercati possono mangiarsi l’economia reale?

Ai casi che abbiamo ricordato, se ne potrebbe aggiungere un terzo, forse ancora più clamoroso. Si tratta delle poche parole pronunciate da Mario Draghi nel momento in cui sembrava che l’Italia potesse crollare e portare con sé nel precipizio l’intera eurozona.

Fu in quella occasione che il governatore della Banca Centrale affermò con estrema risolutezza l’intenzione della Banca Centrale Europea di salvare ad ogni costo l’euro. Poche parole le quali scatenarono l’euforia delle Borse, senza neanche dover produrre prove di questa intenzione. A riprova del fatto che la finanza è totalmente scollegata dall’economia reale.

I mercati finanziari sono un pericolo per la democrazia?

Quanto ricordato, però, pone problemi ancora più complessi in relazione allo scollegamento tra finanza ed economia reale. Ne viene infatti fuori uno spaccato molto preoccupante, quello di mercati finanziari i quali hanno ormai raggiunto dimensioni tali da potersi letteralmente divorare interi Paesi, costringendoli a muoversi come vogliono loro per evitare che ciò accada.

Si tratterebbe in pratica di una vera e propria sottomissione della politica alla finanza, tale da implicare la fine di ogni illusione sull’effettivo grado di democrazia in vigore nell’epoca della globalizzazione. Un tema il quale andrebbe affrontato prima che sia troppo tardi. Il problema è che per farlo ci vorrebbero sistemi di pensiero divergenti che, in questo momento, non sembrano esistere, almeno nell’Occidente.

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