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Pignoramento del conto corrente: cos’è e cosa comporta

Il conto corrente è uno strumento molto importante per la gestione delle proprie finanze. Esserne privi limita fortemente la propria autonomia in tal senso ed esclude da un notevole numero di operazioni che possono semplificare la vita di tutti i giorni.

Proprio per questo motivo, la recente decisione di dare modo al fisco di pignorare il conto corrente ha destato notevoli timori nel nostro Paese. In pratica, dal 15 ottobre chiunque ne abbia uno potrebbe essere soggetto ad un provvedimento di questo genere. A patto naturalmente che cui abbia delle pendenze da saldare.

Timori che sono esplicitati da una semplice cifra: ammonterebbero addirittura a 9 milioni i conti correnti sotto scacco. I cui possessori si interrogano naturalmente sul da farsi. Ovvero sul modo per limitare i danni che potrebbero conseguirne per la propria economia.

Quando si verifica il pignoramento del conto corrente

Il pignoramento del conto corrente è un evento molto temuto. Un evento di questo genere può verificarsi quando il contribuente non provvede al pagamento entro 60 giorni dalla notifica dell’iscrizione a ruolo di una o più cartelle esattoriali e non sia stato elevato ricorso.

A renderlo poi più rapido ha contribuito anche la Legge di Bilancio 2020. La quale ha sancito l’abolizione di Equitalia ed il conseguente passaggio della riscossione alla nuova Agenzia delle Entrate Riscossione. Un soggetto più forte rispetto al passato e, di conseguenza, più temuto. Soprattutto da chi ha pendenze con l’erario.

Come funziona il pignoramento del conto corrente

Una volta che si accerti il debito, l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha la piena facoltà di accedere ad una serie di banche dati. In tal modo può procedere direttamente al pignoramento di quanto preteso all’interno dei conti correnti. E può farlo senza alcuna necessità di dover richiedere l’apposita autorizzazione al giudice competente.

L’atto di pignoramento del conto corrente consiste in un ordine rivolto alla banca, la quale dovrà versare le somme direttamente all’Agente della riscossione, senza ulteriori passaggi burocratici.

Può anche verificarsi il caso in cui il saldo del conto corrente non sia sufficiente a coprire il debito. Evenienza la quale può spingere il creditore a rivalersi sulla pensione e sullo stipendio accreditati sul conto corrente, in modo da recuperare l’importo necessario per la copertura integrale del debito.

E’ possibile bloccare il pignoramento del conto corrente?

Chi è oggetto di un atto di questa portata, può però cercare di difendersi in modo da limitare il danno che può conseguirne. In particolare, può chiedere all’Agenzia delle Entrate un pagamento non in soluzione unica, ma sotto forma di rate mensili.

Nel caso in cui la richiesta sia accettata, basta produrre la ricevuta comprovante il pagamento delle prima rata del piano di ammortamento concordato con la controparte per sbloccare il conto.

Ci sono però dei limiti all’azione del fisco

Occorre comunque sottolineare come anche il fisco sia costretto a confrontarsi con alcuni limiti, nella propria azione. In particolare, le operazioni di questo genere devono tenere conto di due fatti ben precisi:

  1. il conto corrente di un pensionato o di un lavoratore dipendente non può essere pignorato direttamente, a patto che il debito non vada ad oltrepassare una certa soglia;
  2. nel caso in cui sul conto corrente si accrediti esclusivamente lo stipendio o la pensione, la legge impone dei limiti alle somme che possono essere pignorate.

Quali sono le somme che possono essere pignorate?

Quando si parla di pignoramento del conto corrente, va anche ricordato che ci sono soglie di impignorabilità. Ove siano presenti somme che sono state depositate prima che fosse notificato il pignoramento, esse potranno essere sequestrate dal fisco solo ove eccedano tre volte l’assegno sociale.

Il quale per l’anno in corso è stato fissato a 459,83 euro al mese. La moltiplicazione di questa cifra per tre porta la soglia impignorabile a quota 1.379,83 euro al mese. Solo una volta che si oltrepassi questa linea si potrà attuare il pignoramento.

Per quanto riguarda invece lo stipendio e la pensione, dopo la notifica dell’atto e in mancanza di reclamo sarà applicato il limite del quinto, confiscando il 20%. Mentre il restante dovrà essere lasciato per permettere all’interessato di sostentarsi.

I conti correnti che non possono essere pignorati

Occorre infine specificare che non tutti i conti correnti possono essere pignorati. Anzi, esistono delle categorie specifiche che non possono essere oggetto di un provvedimento di questo genere.

In questo novero devono comprendersi in particolare i conti corrente in rosso, quelli in cui sono versate le pensioni di invalidità oppure gli assegni di accompagnamento per i disabili. Una precisazione di non poco conto.

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