Mark Zuckerberg Libra

Perché la politica statunitense non vuole Libra

La questione di Libra ha mandato in fibrillazione la politica statunitense sin dai suoi esordi. Almeno per una volta, infatti, repubblicani e democratici si sono trovati subito d’accordo nell’erigere un vero e proprio fuoco di sbarramento davanti all’ipotesi di una criptovaluta destinata a rafforzare ulteriormente Facebook.

Un rafforzamento che, però, è visto con grande sospetto e aperto timore proprio per le sue notevoli implicazioni. Andiamo quindi a vedere perché.

Il White Paper di Libra

Se già il mondo politico a stelle e strisce guardava con notevole diffidenza a Libra, sin dall’annuncio del suo prossimo varo, a rafforzare il partito dei contrari è arrivato il White Paper della moneta virtuale di Mark Zuckerberg.

Il documento rivolto agli investitori, infatti, è sembrato sin dall’inizio caratterizzato da ambizioni smodate. Tali da prefigurare una crescita di Facebook destinata a farne una sorta di super Stato, in grado di dare filo da torcere a quelli tradizionali.

In questa veste, Libra potrebbe addirittura andare a minacciare uno dei capisaldi su cui si regge la leadership planetaria degli Stati Uniti, ovvero il potere imperiale del dollaro. Un’ipotesi assolutamente inaccettabile per maggioranza e opposizione.

Il problema Facebook

A ufficializzare l’aperto fastidio della politica statunitense nei confronti di Facebook è stata Maxine Waters, potente presidente democratica della commissione Servizi finanziari della Camera. Proprio lei, infatti, è stata la prima a porsi di traverso sul cammino di Libra, chiedendo a Zuckerberg di ritirare il progetto.

Una richiesta motivata dal fatto che il famoso social media è ormai da tempo considerato un vero e proprio problema. Lo è in particolare dopo lo scandalo Cambridge Analytica, culminato in un uso improprio dei dati degli utenti di Facebook. Uno scandalo che ha ulteriormente incrinato il già scarso appeal che il fondatore del network poteva vantare agli occhi dei politici statunitensi.

Va peraltro sottolineato che se le istituzioni sono solite avere un occhio di riguardo per le corporation, dalle quali arrivano cospicui finanziamenti ad entrambi i partiti che dominano la scena, allo stesso tempo mostrano aperto fastidio per le aziende che tendono ad esorbitare dalle proprie competenze.

Il timore è proprio quello di ritrovarsi alle prese con entità troppo grandi per poter essere arginate. E Facebook, in tal senso, è molto più pericolosa di altre, proprio perché può contare su una mole di dati impressionante, quelli dei suoi utenti.

Il forfait di molti possibili partner

Il conflitto tra la politica e Facebook è parso subito evidente, dopo l’annuncio relativo a Libra. L’aperto fastidio che ha salutato il White Paper può essere considerato abbastanza esplicativo in tal senso. Se il Bitcoin è stato a lungo osteggiato in quanto andava a rompere gli equilibri ormai consolidati nel settore finanziario e guardato con sospetto per le implicazioni in tema di controllo dei capitali, Libra sin dall’inizio è parsa ancora più pericolosa per l’establishment.

Una percezione che è stata subito colta dalle grandi aziende che avevano affiancato Facebook nell’associazione creata al fine di indirizzare i piani di sviluppo del token. Tanto da indurre Paypal, eBay, Visa, Mastercard, Stripe e Mercado Pago a defilarsi, per non essere coinvolte in un conflitto dal quale, con tutta evidenza, ritenevano di non aver nulla da guadagnare.
Il loro abbandono della Libra Association è stato avvertito da molti come un pessimo segnale. Soprattutto per il messaggio lanciato al resto di quel mondo delle imprese cui Facebook si è sempre rivolto.

A convincere molti di queste aziende sono state proprio le pressioni esercitate dai politici. A partire da quelle dei senatori democratici Brian Schatz e Sherrod Brown, i quali non hanno esitato a inviare una lettera ai Ceo di Visa, Mastercard e Stripe. Una comunicazione nella quale hanno esposto agli interlocutori gli enormi rischi insiti nel progetto Libra. Tra di essi, in particolare la possibilità del finanziamento di criminali e terroristi e la destabilizzazione del sistema finanziario globale.

Il possibile arrivo del dollaro digitale

In un quadro così problematico, va poi sottolineata una proposta avanzata di recente dal Partito Democratico, quella relativa alla necessità di varare un dollaro digitale. La proposta faceva parte di un pacchetto di aiuti che l’opposizione aveva avanzato in alternativa a quello poi varato da Donald Trump per fronteggiare l’emergenza in atto.

La proposta ha naturalmente iniziato a circolare e raccogliere consensi, anche perché un dollaro digitale si potrebbe contrapporre alla CDBC (Central Bank Digital Currency) che la Cina sta già testando e che dovrebbe essere immessa sui mercati nel 2021.

Lo yuan digitale è visto dal governo di Pechino non solo come un passo decisivo verso l’innovazione finanziaria, ma anche alla stregua della leva con cui scalfire il potere imperiale del dollaro e, di conseguenza, la leadership globale degli Stati Uniti.

Un piano che potrebbe appunto essere contrastato con analoga operazione del governo di Washington. Ove ciò accadesse, Libra diventerebbe solo un intralcio. Proprio per questo molti prevendono che la moneta digitale di Zuckerberg non avrà mai il lasciapassare della politica statunitense.

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