Prezzo del petrolio

Prezzo del petrolio: cos’è, da cosa dipende e cosa comporta?

Il petrolio è una miscela di idrocarburi in forma liquida, che fa da base alla produzione di una lunga serie di derivati, a partire dalla benzina.

Si tratta quindi di una materia prima fondamentale per il sistema economico globale. Essendo però una risorsa limitata e dislocata in pochi Paesi, la sua importanza è molto rilevante anche in termini di geopolitica. Tanto da essere il motivo reale di alcuni conflitti e crisi politiche, come quelli che negli ultimi decenni hanno caratterizzato il Medio Oriente, ma non solo.

Proprio per questo motivo le oscillazioni che caratterizzano il prezzo del petrolio sono da decenni osservate con grande attenzione e preoccupazione dall’opinione pubblica. La prima domanda che ci si deve porre, in quest’ottica, è quindi la seguente: come si determina la quotazione del petrolio?

Dove viene quotato il petrolio?

Il prezzo del petrolio viene espresso in dollari per barile, un’unità di misura che in pratica equivale a 42 galloni USA, ovvero a 159 litri. L’impiego di questo metodo di misurazione standard risale al diciannovesimo secolo, quando il petrolio era in effetti immagazzinato in barili di legno che avevano tale capienza.

La determinazione del prezzo del petrolio avviene sulle due principali piazze finanziarie globali, ovvero Europa e Stati Uniti:

  •  nel primo caso si parla di Brent Crude Oil, con quotazioni riferite alle estrazioni che avvengono nel Mare del Nord;
  • Per quanto concerne la seconda piazza, il riferimento di prezzo è invece il Wti Light Sweet Crude Oil.

Occorre però precisare come in realtà, le transazioni di petrolio WTI e Brent rappresentino solo una piccola parte del totale degli scambi che avvengono ogni giorno a livello globale.

Quali sono i principali produttori di petrolio?

I principali produttori di petrolio al mondo sono i Paesi del Medio Oriente e, in particolar modo, l’Arabia Saudita. Gli altri principali produttori sono gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, il Canada, l’Iran, l’Iraq, gli Emirati Arabi Uniti, il Venezuela, il Messico.

La più nota organizzazione mondiale che rappresenta i produttori di petrolio è l’Opec. Dell’organizzazione non fanno parte gli Stati Uniti, che rappresentano circa l’80% del petrolio non estratto dall’Opec.

Da cosa dipende il prezzo del petrolio?

Come tutti gli asset negoziati sui mercati, anche il prezzo del petrolio dipende soprattutto dalla domanda e dall’offerta. Il rapporto è direttamente proporzionale: quando cala la domanda petrolio il prezzo scende, quando invece essa cresce anche le sue quotazioni sono destinate a schizzare verso l’alto.

Per cercare di evitare che il prezzo cali troppo, però, i Paesi che lo esportano possono decidere di chiudere i rubinetti, spingendo il prezzo a risalire. A decidere la politica da seguire è in particolare l’Opec, il cartello che riunisce i detentori delle maggiori riserve dell’oro nero.

C’è però un altro fattore che può incidere in maniera notevole sul prezzo del petrolio. Molti dei maggiori giacimenti mondiali sono infatti posizionati in aree strategiche contrassegnate da alto livello di rischio. In particolare nel Medio Oriente, che non a caso è uno dei teatri più instabili in assoluto, da un punto di vista politico. Come ha dimostrato in maniera evidente la crisi determinata dall’assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, da parte degli Stati Uniti.

Cosa può comportare l’aumento o la diminuzione del prezzo del petrolio?

Il prezzo del petrolio è un fattore estremamente importante. Molti Paesi, infatti, dipendono in larga parte dalla sua importazione per poter soddisfare le necessità del sistema produttivo e di altri settori fondamentali, a partire dai trasporti.

Tanto da aver spinto gli analisti a coniare il termine di bolletta petrolifera, ovvero il quantitativo di risorse finanziarie che ogni Stato deve mettere in conto di anno in anno per il suo acquisto. Un conto che è molto salato per un Paese come il nostro che deve importarlo e che ne continua a dipendere largamente, nonostante la grande crescita delle fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico ed eolico, in particolare).

Proprio per questo motivo governi e analisti guardano alla crescita del suo prezzo con grande preoccupazione. Anche perché c’è un precedente storico che continua a far tremare i polsi a distanza di decenni dagli eventi, quello del 1973.

Lo shock petrolifero del 1973

La crisi del 1973 ebbe inizio quando il prezzo del petrolio e dei suoi derivati si innalzò in maniera brusca. Furono i Paesi arabi associati nell’Opec a decidere per questo innalzamento, al fine di sostenere la guerra di Egitto e Siria contro Israele. Al contempo gli stessi Paesi operarono l’embargo verso i Paesi che avevano coltivato i maggiori rapporti di amicizia con lo Stato ebraico.

Le conseguenze furono disastrose, soprattutto per l’Occidente. Lo sviluppo economico che era proseguito ininterrotto dalla fine della Seconda Mondiale si fermò proprio a causa della necessità di risparmiare petrolio.

Il simbolo di questa nuova fase, nella memoria storica del nostro Paese, fu l’austerity, decisa dal governo guidato da Mariano Rumor. Tra i tanti provvedimenti messi in campo, a colpire l’immaginario collettivo furono soprattutto il divieto di circolare in auto la domenica, la fine anticipata dei programmi televisivi e la riduzione dell’illuminazione stradale.

Sull’altro piatto della bilancia occorre invece mettere i tentativi di impostare una nuova politica energetica, tale da ridurre la dipendenza dal greggio. In questa ottica iniziò la costruzione delle centrali nucleari, che si abbinò al tentativo di modificare stili di vita su cui aveva agito in profondità proprio la certezza, infondata, che il petrolio non sarebbe mai mancato.

Prezzo Petrolio Greggio WTI


Prezzo Petrolio Greggio Brent


Non hai trovato quello che cercavi?

» Cercalo su Amazon «

Non hai trovato quello che cercavi?

Cerca il tuo libro su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.