UE procedura d'infrazione

Procedura d’infrazione: di cosa si tratta e perché è temuta dai governi

La procedura d’infrazione è un termine che ricorre spesso nei rapporti tra l’Italia e l’Europa. L’ultima volta che è tornata ad echeggiare è stata in occasione della presentazione della Legge di Bilancio del primo governo guidato da Giuseppe Conte. Quando la Lega di Matteo Salvini pensò di rimarcare la sua presenza con la presentazione di un deficit che sforava i limiti imposti dall’UE. Una decisione abbastanza logica per un partito che intendeva presentarsi agli italiani come quello della discontinuità.

Ma non in quella di un’eurozona che è in definitiva nulla di più che una gabbia in cui i popolo interessati sono chiamati a saggiare gli effetti delle politiche di austerità. Un caposaldo della dottrina neoliberista sempre più contestato, ma ancora in grado di riversare i suoi non proprio positivi effetti sulle classi popolari.

Cos’è la procedura d’infrazione

La procedura d’infrazione è lo strumento attraverso il quale si cerca di garantire che sia rispettato il diritto all’interno dell’Unione Europea. Il suo avvio è una competenza esclusiva della Commissione, la quale può decidere di farlo a seguito della denuncia proveniente anche da privati. Si tratta cioè di un potere discrezionale.

Il procedimento si compone di varie parti. Ovvero:

  1. il pre-contenzioso, regolato dall’articolo 258 del TFUE. In questa fase la Commissione, una volta rilevata l’infrazione, invia una lettera di messa in mora. Cui lo Stato interessato deve dare risposta entro due mesi. Ove essa sia giudicata inadeguata, la Commissione lo diffida a porre riparo entro un termine indicato. Nel caso in cui ciò non avvenga, lo Stato sarà chiamato a rispondere dell’inadempimento di fronte alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee;
  2. il contenzioso, regolato invece dall’articolo 260 del TFUE. Il quale prevede la sentenza della Corte, cui lo Stato deve attenersi. Nel caso non lo faccia, scattano le sanzioni.

Quali sono le sanzioni?

Le sanzioni emanate dalla Commissione Europea prevedono il versamento di una somma forfetaria e di una penalità di mora. Cifre che devono essere adeguate alla gravità e alla persistenza dell’inadempimento.

Le cifre indicate dalla Commissione per l’Italia, sono state modificate il 25 febbraio del 2019. Per effetto di questa modifica, che hanno portato il fattore n pari da 15,16 a 2,93, tali somme sono le seguenti:

  1. somma forfetaria minima pari a 7.524,00 al giorno, dai precedenti 8.651,00;
  2. somma forfetaria massima pari a 60.651 euro al giorno, dai precedenti 66.704.

Se la somma forfetaria deve essere pagata anche nel caso in cui si sia posto rimedio nel corso del dibattimento in Corte, la penalità di mora va applicata qualora l’infrazione persista dopo la sentenza di condanna. Venendo calcolata, su base giornaliera, a decorrere dalla data della sentenza stessa.

La procedura d’infrazione: perché fa paura ai governi?

Va sottolineato un dato: sinora tutti i governi europei sono stati sottoposti a procedura d’infrazione in merito alla presentazione dei propri bilanci, con la sola eccezione di Svezia ed Estonia.

Allo stesso tempo, mai un Paese è stato sottoposto realmente alle sanzioni. La Commissione Europea, infatti, ha sempre cercato di trovare un compromesso con le controparti. Come è accaduto nel caso dell’Italia, dopo l’apertura della procedura che ha fatto seguito alla presentazione della Legge di Bilancio del primo governo Conte. Che, non a caso, ha fatto parlare di scontro tra UE e Italia. Uno scontro poi rientrato, quando l’esecutivo ha modificato il provvedimento nel senso indicato dalla Commissione.

Ciononostante la procedura d’infrazione sembra destare notevoli timori nei governi. Il motivo è da ricercare soprattutto nel fatto che essa può costituire un danno d’immagine per chi ne sia oggetto. Da poter usare dalle opposizioni per screditare l’esecutivo.

La situazione è però in notevole evoluzione

Nel corso degli ultimi anni, però, le voci contrarie all’Unione Europea hanno rafforzato il proprio peso in seno alle opinioni pubbliche nazionali. L’UE non è più vista come un totem, soprattutto in Italia, il Paese che più di ogni altro ha fatto registrare un mutamento di sentimento.

La disillusione delle grandi speranze suscitate nella prima fase dell’eurozona si è tramutata in una corrente completamente avversa, che ha sospinto a livello elettorale formazioni come il M5S e la Lega. Ovvero quelle che più delle altre hanno insistito sulla necessità di un cambio di rotta. Tanto da depotenziare in maniera molto significativa la valenza propagandistica della procedura d’infrazione.

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