BCE, Banca Centrale Europea

Quantitative Easing (QE): cos’è e come funziona

Ormai da anni si parla di Quantitative Easing. Il motivo di tanto interesse sta nel fatto che si tratta di un’arma economica non convenzionale. Talmente inusuale da aver spinto la stampa internazionale a dipingere Mario Draghi, che lo ha usato largamente, nell’atto di imbracciare un bazooka.

Va comunque precisato che la Banca Centrale europea non è stata la prima ad usare il Quantitative Easing, strumento che ormai da decenni rappresenta una risposta straordinaria a momenti di difficoltà dell’economia che esulano dalla normalità.

E’ però quella che continuerà probabilmente ad utilizzarlo in maniera massiccia nei prossimi mesi, per rispondere alla crisi dei conti pubblici che rischia di coinvolgere tutto il fronte mediterraneo a causa della crisi imposta dal coronavirus. Nonostante la contrarietà espressa dai Paesi che si muovono sotto la guida tedesca, da sempre contraria.

Cos’è il Quantitative Easing

Il Quantitative Easing, è diventato molto noto presso l’opinione pubblica europea a partire dal 2015. Proprio in quell’anno, infatti, il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi decise di utilizzarlo per dare uno stimolo alla depressa economia continentale.

Tradotto letteralmente, vuol dire alleggerimento quantitativo. Un alleggerimento quantitativo che serve in pratica a creare nuova moneta al fine di stimolare l’economia e impedirle di scivolare verso la deflazione, ovvero la progressiva diminuzione dei prezzi, forse addirittura più pericolosa del loro surriscaldamento.

La nuova moneta creata in questo modo viene emessa a debito al fine di essere immessa nel circuito economico. Tra le conseguenze più evidenti c’è la rinnovata disponibilità del sistema bancario a concedere prestiti, che a loro volta vanno ad alimentare i consumi rilanciando il Pil. Ma, soprattutto, c’è la loro rinnovata propensione ad acquistare titoli di debito statali, in particolare quelli del proprio Paese.

Le aste sui titoli pubblici

In questo processo, un’importanza notevole spetta alle aste sui titoli pubblici. Sono indette dalle banche centrali e servono a reperire sul mercato i soldi in prestito per mandare avanti la macchina statale.

In queste aste, i titoli vengono offerti a rendimenti che sono una risultante della reputazione dello Stato che li emette. Più la sua reputazione è buona, per effetto dei fondamentali macroeconomici e dei giudizi formulati dalle agenzie di rating, più sono bassi i tassi.

Nel caso dell’Italia,  i rendimenti sono abbastanza alti, a causa dello stato non ottimale dei conti pubblici. Ciononostante le aste che riguardano il nostro Paese nel corso degli ultimi mesi si sono spesso rivelate un successo. Evidentemente perché il rischio di un default è giudicato molto basso e quindi da sostenere assolutamente a fronte di un ritorno importante.

I vantaggi e i limiti del Quantitative Easing

Come abbiamo visto, quindi, il QE serve a dare nuovo slancio ad un’economia asfittica. A questo notevole vantaggio, se ne abbina un secondo, di grande rilevanza, ovvero il trascinamento al ribasso del peso dei mutui e dei prestiti.
La discesa dei tassi di interesse che consegue a queste operazioni, spinge infatti le banche a convertire una parte del denaro in eccesso in condizioni più favorevoli per la propria clientela.

Il vantaggio è evidente in particolare sui mutui, che negli ultimi anni sono diventati sempre più convenienti. Tanto da spingere molti mutuatari a chiedere una surroga del finanziamento contratto in precedenza. La convenienza dei mutui si è peraltro fatta sentire sul mercato immobiliare, colpito in precedenza dalla crisi seguita allo scoppio della bolla dei mutui Subprime.

A questi vantaggi si vanno però ad abbinare alcuni difetti di non poco conto. In particolare:

  1. quello derivante dal fatto che la Banca Centrale Europea non ha strumenti in grado di obbligare le banche ad allentare i criteri su cui impostano la concessione dei prestiti. Può così accadere, anzi è accaduto nel recente passato, che il denaro creato in questo modo è finito direttamente nei forzieri degli istituti creditizi, senza essere immesso nell’economia reale, ma venendo convertito per lo più in titoli di debito pubblico. Proprio per questo il Quantitative Easing è stato interpretato dall’opinione pubblica alla stregua di un vero e proprio regalo alle banche;
  2. il secondo non viene menzionato quasi mai, ma è anch’esso importante. Proprio la discesa a picco dei tassi di interesse ha infatti provocato quella dei rendimenti dei conti correnti. A rimetterci sono stati in particolare i conti deposito, soluzione interessante prima del QE e poi letteralmente abbattuta dalla decisione delle banche di adeguarli alla nuova situazione.

Si è così creata una nuova situazione che ha spinto molte persone a guardarsi intorno per individuare nuove soluzioni in grado di remunerare meglio il proprio risparmio. Molte di queste hanno optato per forme notevolmente più rischiose, a partire dal trading online o dalle criptovalute.

A giovarsene è stato soprattutto il settore fintech, non a caso individuato come uno di quelli destinati ad una grande crescita nei prossimi anni. Anche in considerazione dei tanti vantaggi offerti dall’innovazione tecnologica rispetto alla finanza tradizionale. Ma questa è un’altra storia.

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