Recessione

Cos’è la recessione e cosa succede durante questa fase? Significato, definizione e conseguenze

Recessione è un termine che desta notevole paura agli occhi dell’opinione pubblica. Un timore suscitato dal fatto che è legato a momenti molto complicati dal punto di vista economico e sociale.

Ma che cos’è esattamente la recessione? In quali modi si manifesta e, soprattutto, quali conseguenze può avere sulla nostra vita di tutti i giorni? Cerchiamo di capirlo meglio.

Recessione: di cosa si tratta esattamente

La definizione più diffusa, tende a descrivere la recessione alla stregua di una fase del ciclo economico in cui l’attività produttiva si contrae in maniera più o meno notevole e il PIL si avventura in territorio negativo. In pratica è l’esatto opposto dello sviluppo economico

Esistono però in realtà altre definizioni di recessione. Ad esempio se si prende come riferimento la tassonomia a due stadi del ciclo economico, elaborata dallo statunitense W.C. Mitchell, essa viene identificata con l’intera fase discendente. Mentre nella teoria a 4 stadi di J.A. Schumpeter, la fase discendente va a dividersi in due sotto-momenti: recessione e depressione.

In definitiva, comunque, possiamo affermare senza timore di sbagliare che la recessione è una fase economica caratterizzata da una contrazione del PIL. Quando essa è troppo prolungata, i problemi iniziano a farsi seri anche per la tenuta del sistema democratico, proprio per le conseguenze politiche che possono derivarne.

Basterebbe a questo proposito ricordare come la fine della Germania di Weimar e l’avvento di Adolf Hitler siano stati accelerati dalla Grande Depressione, scoppiata nel 1929 dopo il crollo di Wall Street.

Quando ha inizio la recessione?

Se anche in questo caso sono state molte le teorie formulate, quella che viene ormai unanimemente accettata fu formulata da Julius Shiskin, un economista statunitense, in un articolo comparso nel 1975 sul New York Times.

Nel suo sistema viene in pratica suggerito di prendere in considerazione l’andamento del prodotto interno lordo (ovvero il valore di tutti i beni e i servizi finanziari prodotti da un Paese) in due trimestri consecutivi. Se in entrambi i periodi presi in esame il dato è negativo, il Paese sotto osservazione si trova in piena recessione. In pratica i livelli produttivi di quel Paese sono in grado di lavorare a pieno ritmo.

Recessione: quali sono le conseguenze

Tra le tante conseguenze della recessione, occorre ricordare in particolare:

  • la flessione della produttività all’interno del Paese o dell’area interessata;
  • l’aumento più o meno consistente del numero di disoccupati;
  • il calo dei consumi e quello che interessa la domanda di beni e servizi;
  • il calo della fiducia di consumatori e imprese;
  • la difficoltà di accedere a prestiti e mutui;
  • la chiusura o il fallimento di un gran numero di aziende;
  • la rilevante diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie.

Recessione: cosa occorre fare per uscirne?

Le ricette per uscire dalla recessione possono essere molto diverse, a seconda dell’orientamento ideologico di chi le formula. Il contrasto è in pratica tra due scuole:

  1. quella keynesiana, secondo la quale per invertire il ciclo economico occorre dare scosse molto forti all’economia, in particolare facendo leva sulla spesa pubblica;
  2. quella liberista, che punta invece sulla riduzione del ruolo statale e su un abbattimento dei livelli di tassazione, in modo da spingere le imprese a investire in innovazione, qualità dei prodotti e ammodernamento dei macchinari.

Alcuni esempi di politiche keynesiane e liberiste

Le politiche keynesiane furono ad esempio all’origine del New Deal di Franklyn Delano Roosevelt, nell’ambito del quale fu ad esempio messo in campo un vasto piano di lavori pubblici, oltre ad altri interventi che ebbero il ruolo di pompare risorse per rimettere in moto un circuito economico che si era praticamente fermato negli anni precedenti.

Hanno poi continuato a contrassegnare l’economia sino agli anni ’70, quando furono messe in crisi dagli shock petroliferi, che spinsero una parte del mondo accademico a sposare il liberismo. Capofila in tal senso fu Milton Friedman, alle cui teorie si ispirarono i cosiddetti Chicago Boys. Un esempio di politiche liberiste fu la cosiddetta Reaganomics, ovvero i provvedimenti messi in campo da Ronald Reagan per eliminare ostacoli alla libera impresa (deregulation).

Nel novero delle politiche liberiste occorre  anche ricordare quelle messe in campo dall’Unione Europea per cercare di contrastare la crisi economica seguita nel 2008 allo scoppio della bolla dei mutui Subprime. In questo quadro sono previste riforme tese a ridurre il deficit dei conti statali, privatizzazioni di servizi gestiti dalla mano pubblica e una serie di riforme che hanno lo scopo di aumentare la produttività.

Secondo i critici del liberismo, queste ricette sono inadeguate in quanto non prendono in considerazione il lato della domanda, anzi, spesso tendono a deprimere il mercato interno puntando tutto sulle esportazioni. Il problema nasce quando la recessione è globale e le esportazioni segnano il passo. In quel momento le imprese non possono neanche riversare i loro prodotti sul mercato domestico, con l’ovvia conseguenza che le merci rimangono invendute sui piazzali di stoccaggio.

L’importanza delle politiche anticicliche

In questo quadro occorre anche prendere in considerazione una teoria, quella delle politiche anticicliche. Essa prevede che in caso di recessione occorra mettere in campo politiche che diano vita ad una netta discontinuità, ovvero tali da seguire un andamento inverso a quello che ha condotto al deperimento dell’economia.

In particolare, la migliore risposta alla diminuzione del ciclo economico dovrebbe consistere in un rinnovato ruolo dello Stato, il quale deve incentivare la spesa pubblica in modo da far ripartire l’indotto e generare una leva espansiva.

In pratica l’esatto contrario di quello che è accaduto negli anni in cui l’Unione europeo ha perseguito politiche di bilancio e austerity. Con risultati che si sono rivelati disastrosi nel caso della crisi greca, conducendo il Paese ad una povertà sempre più diffusa.

Non hai trovato quello che cercavi?

» Cercalo su Amazon «

Non hai trovato quello che cercavi?

Cerca il tuo libro su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.