recovery-fund

Recovery Fund: cos’è e perché è ritenuto importante

Il Recovery Fund è stato oggetto di grandi discussioni. Non solo tra i vari governi dell’Unione Europea, che lo hanno varato dopo una serie di trattative molto faticose, ma anche nell’opinione pubblica dei vari Paesi.

Una discussione la quale, peraltro, sembra destinata a proseguire, in quanto sulla reale convenienza di questo meccanismo di aiuti continuano ad esserci molti dubbi. Andiamo quindi a vedere più da vicino i termini della questione, per cercare di capire meglio.

Cos’è il Recovery Fund

Recovery Fund, tradotto nella nostra lingua significa Fondo per la ripresa. Il suo scopo, infatti, è quello di aiutare i Paesi più colpiti dalla pandemia di Covid-19 a rimettere in piedi una economia uscita seriamente danneggiata dal lockdown, ovvero dalla chiusura delle attività produttive resa necessaria per cercare di arginare la diffusione del virus. Una necessità condivisa da tutte le economie più importanti dell’Unione Europea, oltre che da altri Paesi.

Una chiusura che, però, ha avuto come immediata conseguenza il tracollo del PIL. Basta in effetti vedere i dati per capire come Italia, Francia, Spagna e Germania siano destinati a far registrare una caduta a doppia cifra, per quanto riguarda la propria economia. Con una ripresa che potrebbe essere più lenta del previsto.

Come funziona il Recovery Fund?

Per cercare di porre riparo ad una situazione difficilmente immaginabile, al termine di lunghe e sfibranti trattative è stato siglato appunto il fondo di recupero. Che consiste in un piano di aiuti teso ad aiutare i Paesi più colpiti dalla pandemia, tramite dei bond.

Il fondo avrà a disposizione 750 miliardi, di cui 390 sotto forma di sovvenzioni e il rimanente in prestiti. Soldi che arriveranno però solo nel primo trimestre del 2021, grazie all’emissione di debito garantito dall’UE.

Le condizionalità sono maggiori rispetto a quelle del MES?

Se sulle dimensioni del fondo non ci sono dubbi, questi iniziano ad arrivare in relazione alle condizionalità per accedere alle sovvenzioni e ai prestiti. Che esistono, nonostante quello che affermano i sostenitori a priori dell’Unione Europea e sono di grande rilievo.

Le somme previste, infatti, verrebbero concesse solo in presenza di “un chiaro impegno” dei beneficiari “a realizzare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme”.

Insomma, se non è zuppa, rispetto al MES, è pan bagnato. Dire politiche economiche sane, infatti, è abbastanza facile e suona molto bene, ma declinarle nel concreto inizia a diventare complicato. Soprattutto alla luce del disastro epocale di cui è stata vittima la Grecia, quando si è trovata a combattere con i dogmi liberisti della Trojka. In questo caso la Trojka non c’è, ma le politiche richieste sarebbero sempre le stesse.

Quali sono le condizionalità?

Per capire meglio la forza delle condizionalità imposte dal Recovery Fund, basta in effetti andare ad osservare una precisa  indicazione fornita dalla Commissione nel corso della discussione: l’impiego delle somme erogate, deve “contribuire ad affrontare in modo efficace le raccomandazioni” formulate “nel contesto del semestre europeo”.

E quali sarebbero queste raccomandazioni? Dobbiamo fare riferimento a quelle degli anni precedenti, presumibilmente le stesse che saranno riproposte quando il Patto di stabilità e crescita tornerà a funzionare a pieno regime. Una scadenza temporale che oggi non è facile prevedere, ma che prima o poi tornerà a delineare obblighi a carico dei singoli Paesi. Che per l’Italia, oberata da un deficit e da un debito pubblico esplosi rispetto ai livelli precedenti alla pandemia, saranno particolarmente severi.

Basta in effetti dare uno sguardo alle prescrizioni della Commissione per capirlo. Particolarmente severe in tema di riduzione della spesa pubblica, la quale dovrà essere perseguita in una misura tale da ottenere “un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6% del Pil”. Concorrendo in tal modo alla riduzione del rapporto con il debito pubblico grazie anche alle entrate straordinarie e alla piena attuazione delle passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia in rapporto alla spesa pubblica.

La spesa pubblica va tagliata

In pratica, si sta parlando di tutte quelle riforme che non solo sono sotto accusa per aver fatto collassare il settore sanitario pubblico e aver provocato una crisi economica senza fine, ma anche dato luogo ad un sentimento sempre più ostile delle classi popolari nei confronti dell’Unione Europea. Vista ormai come la casa comune dei liberisti.

Resta ora solo da vedere se il perdurare di una situazione economica disastrosa non avrà conseguenze tali da rimettere tutto in discussione. Ridando fiato in particolare alle voci critiche di euroscettici e sovranisti, i quali potrebbero avere buon gioco nell’affermarsi soprattutto in quei Paesi latini che hanno pagato il contributo più alto al Covid-19.

Ecco perché il Recovery Fund, ovvero la sua applicazione, è molto importante, anche a livello politico. Un ulteriore fallimento in termini di solidarietà, potrebbe comportare la fine definitiva dell’eurozona.

Non hai trovato quello che cercavi?

» Cercalo su Amazon «

Non hai trovato quello che cercavi?

Cerca il tuo libro su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *