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Reddito di cittadinanza: problema o opportunità?

Il Reddito di Cittadinanza continua ad essere argomento di grande discussione, nel nostro Paese. Forse perché a proporlo e a farlo approvare è stato il Movimento 5 Stelle, da sempre avvertito come un’anomalia dal sistema dei partiti.

Questa misura, infatti, è stata a lungo un cavallo di battaglia delle forze di sinistra. Le stesse che oggi guardano al provvedimento al minimo con aperto fastidio. Andiamo a cercare di capire i motivi di questo vero e proprio paradosso.

Il Reddito di Cittadinanza nasce a sinistra

Il Reddito di Cittadinanza è una proposta di vecchia data della sinistra storica. Di una misura di questo genere se ne parla addirittura dalla fine dell’Ottocento, quando alcuni pensatori di matrice socialista lanciarono l’idea di una forma di sostegno al reddito in grado di rimediare, almeno parzialmente, alle storture del capitalismo. Che era in quel momento in una fase estremamente aggressiva.

La mancanza di un welfare che doveva ancora muovere i suoi primi passi, spinse quindi in una direzione sino a quel momento mai preconizzata. Ovvero a ipotizzare una forma di sostegno a favore delle classi popolari, le quali rappresentavano ancora la stragrande maggioranza della popolazione. Che però doveva essere condizionato.

Con il passare del tempo, la discussione ha precisato i contorni della misura. Non più sostegno condizionato, come si era immaginato in un primo momento, bensì forma di reddito spettante per la sola detenzione della cittadinanza. Una nuova veste che si sta affermando sotto l’incedere del Covid-19.

Il paradosso

Paradossalmente, una proposta di questo genere è diventata nel corso dell’ultimo decennio il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle. Ovvero di un gruppo politico che parte dal presupposto che la vecchia dicotomia destra – sinistra è ormai anacronistica. Tanto da essere per questo etichettato dalla sinistra tradizionale come un partito di destra.

Sinistra che, a sua volta, sembra aver del tutto sposato le ragioni del mercato. Come dimostrano del resto non solo le teorizzazioni contrarie all’intervento pubblico in economia, ma anche i provvedimenti normativi che da questa nuova (o vecchia?) visione ne conseguono. A partire dal Jobs Act, ovvero la riforma del lavoro approvata dal governo Renzi, che ha praticamente abolito l’articolo 18 in Italia. Ovvero quello che vietava il licenziamento senza giusta causa.

Reddito di Cittadinanza: perché tante polemiche?

Nel corso degli ultimi mesi, non solo la sinistra, ma anche la destra, a conferma di quanto queste categorie non vogliano dire più nulla, ritrovandosi spesso dalla stessa parte, ha contestato il Reddito di Cittadinanza. Affermando che serve lavoro, non sussidi a fondo perduto verso chi non lavora.

Una teorizzazione abbastanza assurda, alla luce del fatto che la piena occupazione non è di casa nell’Occidente capitalista. E i tanti lavoratori inoccupati costituiscono non solo una rottura nel principio di solidarietà che dovrebbe permeare una società la quale voglia dirsi civile, ma anche un danno per il sistema economico.

Da un lato non possono consumare e partecipare alla costruzione della ricchezza di un Paese. Dall’altro sono facilmente ricattabili e devono di conseguenza adeguarsi a salari più bassi e alla mancanza di tutele. Basta vedere in effetti quanto accade nelle campagne italiane, ove un gran numero di lavoratori è costretto a prestare il proprio lavoro con salari inqualificabili. Un trend che mette a repentaglio tutto il mondo del lavoro, compresi coloro che oggi sembrano garantiti.

Reddito di Cittadinanza: il giudizio dell’Unione Europea

Il Reddito di Cittadinanza è un problema o una reale opportunità? Alla domanda ha risposto una fonte insospettabile, ovvero la Commissione Europea. La quale ha affermato al proposito: “I consumi privati spinti dal nuovo reddito minimo dovrebbero sostenere la crescita nel periodo della previsione”.

Il giudizio in questione fa giustizia dei tanti insulti di cui è stato fatto oggetto il M5S nel corso degli anni. E fa capire come esso rappresenti una vera opportunità in un Paese come il nostro, ove il welfare è praticamente inesistente. Tanto da aver spinto nel 2017 la stessa Unione Europea a chiedere l’adozione di misure universali di sostegno al reddito. Le quali mancavano all’epoca solo in Italia e in Grecia. Senza che i partiti del “Ce lo chiede l’Europa” avessero allora accolto l’invito.

Perché la contrarietà della sinistra?

Abbiamo già ricordato il paradosso di questa storia. Quello rappresentato da una misura nata nell’alveo della sinistra storica e rinnegato da coloro che se proclamano discendenti. Tanto da spingere l’osservatore neutrale a porsi una semplice domanda: perché questa contrarietà?

Una risposta maliziosa può forse essere ricercata nella clamorosa involuzione della sinistra occidentale, in particolare quella nostrana. Ove la presenza di larghe sacche di poveri e disoccupati può dare lo spunto per coltivare quel clientelismo che era una volta prerogativa della destra più retriva. Una spiegazione maliziosa, ma certo non priva di pezze d’appoggio.

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