Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri, conferenza stampa Governo

Reddito di quarantena e di emergenza: di cosa si tratta?

Di fronte all’imperversare del coronavirus, che sta non solo seminando morte, ma anche agendo sulla tenuta economica e sociale di tutto il mondo occidentale, sembra ormai arrivato il momento di dare vita a risposte di carattere straordinario.

Tra quelle che sono state messe in campo nelle ultime ore, spicca il reddito di quarantena. Una proposta che riprende con tutta evidenza quello di cittadinanza e che dovrebbe riguardare lavoratori marginalizzati e disoccupati. Andiamo quindi a vedere di cosa si tratti.

Cos’è il reddito di quarantena

La proposta di istituire un reddito di quarantena è stata formulata da Gianmario Cinelli, ricercatore presso la Bocconi di Milano, e Antonio Costagliola, vicepresidente della banca d’investimenti Equita. A far discutere, in questo caso, è proprio il suo carattere universalistico, ovvero l’essere rivolto praticamente a tutti i cittadini italiani.

Secondo i proponenti, la ratio che lo ispira è quello di impedire che le aziende vadano a erodere il loro patrimonio, aiutando al contempo le famiglie a “sopravvivere” per i prossimi mesi, quelli in cui il Covid 19 renderà molto difficile portare avanti una vita normale.

In pratica, come sostengono i promotori, in tal modo si permetterebbe a tutti coloro che ne hanno bisogno di fronteggiare la situazione con un minimo vitale, senza dover correre rischi per portare a casa il pane. Inoltre, non intaccando i bilanci familiari e aziendali, sarà anche più facile per l’economia italiana ripartire quando l’emergenza legata al coronavirus sarà terminata, in quanto ci saranno soldi da spendere per rilanciare i consumi.

I costi del reddito di quarantena

Naturalmente, di fronte ad una proposta simile, la domanda che si sono posti in molti è la seguente: quanto costerebbe il reddito di quarantena?

La risposta dipende appunto dal periodo in cui la misura sarebbe applicata. Ove il periodo in questione si limitasse ad un trimestre, il costo per le casse statali sarebbe di 58 miliardi di euro. Troppo? Probabilmente no, se si pensa a quanto sta costando all’Italia in termini sanitari l’emergenza.

Occorre peraltro sottolineare che secondo Cinelli e Costagliola, l’applicazione della misura condurrebbe alla pratica chiusura di tutti i posti di lavoro non necessari alla vita di ogni giorno. In pratica nel trimestre in questione non dovrebbero essere pagati gli stipendi dei lavoratori pubblici, le pensioni e le forme di sostegno al reddito, a partire proprio da quello di cittadinanza. In tal modo, anzi, il conto per lo Stato andrebbe addirittura in attivo di 22 miliardi, in quanto ne sarebbero risparmiati 80.

Una proposta choc

Come si può facilmente capire, si tratta di una proposta choc, forse anche da rifinire. In particolare potrebbe creare problemi a chi vanta importi pensionistici e stipendi più alti dei 751 euro previsti e su quell’introito ha strutturato la propria vita.

Sulla base indicata, si potrebbero però fare aggiustamenti, ad esempio individuando soggetti effettivamente fragili e più esposti all’emergenza.

Non è un caso che essa sia stata adottata nelle ultime ore dalla cosiddetta Alleanza contro la povertà, formata da Caritas, Acli, Cgil, Cisl e Uil e altri, con il fine di aiutare in particolare i senzatetto e i lavoratori precari e senza alcuna tutela. Una platea cui vanno aggiunti disoccupati, persone costrette a lavorare in nero o a chiamata, autonomi che guadagnano troppo poco per permettersi una partita Iva, colf e badanti, ma non solo. Anche Rifondazione Comunista ha dato la sua adesione e in molti hanno iniziato a discutere della proposta.

Una proposta già cassata?

Forse proprio il fatto di intaccare diritti intesi ormai come acquisiti, ad esempio quello alla pensione, rappresenta però il vero punto debole della proposta.

Una caratteristica che avrebbe già spinto il governo Conte a scartarla in favore di misure che sembrerebbero più rispondenti alla gravità del momento. Si tratta del Reddito di Emergenza e di una estensione del Reddito di Cittadinanza.

Il REM,  acronimo del Reddito di Emergenza, termine coniato da Laura Castelli, avrebbe come base di partenza il bonus di 600 euro già accordato alle partite IVA. Potrà essere richiesto a partire dal 1 aprile con il PIN INPS semplificato oppure utilizzando le credenziali SPID. Ove fosse esteso, non sarebbe più una misura “una tantum”, ma legato ad una durata da definire proprio sulla base della durata della crisi.
Riguarderebbe professionisti, piccole imprese, chi svolge lavori stagionali o part time e chi lavora in nero.

L’estensione del Reddito di Cittadinanza è sponsorizzata in queste ore soprattutto dal ministro dello Sviluppo Economico, Patuanelli, e dal ministro per il Sud, Provenzano. La rimodulazione avverrebbe rimuovendo i vincoli patrimoniali che hanno impedito a molte persone di accedervi sinora.

La platea

Sia nell’uno che nell’altro caso, la platea sarebbe comunque molto ampia e potrebbe raggiungere quota 10 milioni di persone, secondo i calcoli fatti. Una platea che comprenderebbe non solo i professionisti e le micro e piccole imprese, ma anche i lavoratori stagionali del settore turistico, badanti e colf, e i lavoratori del sommerso. Oltre naturalmente a tutti coloro che si trovano in prossimità della fine del contratto a tempo determinato.

Per quanto riguarda i costi, anche in questo caso deve essere precisato l’importo dell’assegno. In questo momento si ragiona su cifre le quali dovrebbero raggiungere i 6 miliardi al mese. Non resta quindi che attendere il decreto governativo, per saperne di più.

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