Warren Buffett

Le regole d’oro di Warren Buffett per diventare ricchi

Warren Buffett è una figura mitica per tutti coloro che hanno l’obiettivo di diventare ricchi facendo trading. Tanto da essere indicato nel suo Paese, gli Stati Uniti, con un appellativo molto esplicativo: l’Oracolo di Omaha.

Per capire quale sia la sua fama, basterà ricordare come proprio di recente sia stato protagonista di una cena richiesta da alcuni dei più noti sostenitori delle criptovalute, capeggiati da Justin Sun, il CEO di Tron.

Un appuntamento chiesto con l’evidente intento di conquistarlo all’innovazione finanziaria, una adesione reputata alla stregua di un sensazionale colpo d’immagine per un settore alla ricerca di legittimazione. Adesione che comunque non c’è stata, in quanto Buffett non ha mai nascosto la sua avversione contro tutto ciò che va contro la sua idea di finanza. Criptovalute comprese.

Warren Buffett: chi è l’Oracolo di Omaha

Nato a Omaha nel 1930, Warren Buffett ha iniziato a collezionare soldi molto presto, mostrando subito un invidiabile fiuto per gli affari. Aveva solo sei anni quando decise di acquistare dal nonno sei cassette di Coca Cola per rivenderle e lucrare sulla differenza di costo.

Mentre ne aveva undici quando acquistò tre azioni della Cities Service Preferred a 38 dollari l’una, rifiutandosi di cederle quando la loro quotazione iniziò a flettere. Molti avrebbero innalzato bandiera bianca, ma non lui: decise infatti di resistere alla tentazione e di tenere le azioni, in vista di un loro rialzo. Che effettivamente avvenne, spingendolo a venderle a 40 dollari. Una mossa giudicata a posteriori sbagliata da lui stesso, considerato come poi l’onda proseguì sino ai 200 dollari.

Probabilmente fu proprio questo infortunio a convincerlo a dedicarsi alla lettura dei bilanci aziendali, con il preciso fine di capirne le reali implicazioni.

In pratica il suo modus operandi consiste nell’individuare aziende sottovalutate, ma dotate di solidi fondamentali. Per poi acquistarne le azioni tramite l’azienda da lui fondata e diretta, la Berkshire Hathaway, e continuare a detenerle nel suo portafogli. Come fatto nel corso del tempo con aziende del calibro di Coca Cola, IBM, Wells Fargo, American Express e Procter & Gamble.

Le regole d’oro di Warren Buffet

Contrariamente a quanto ogni tanto si legge, Warren Buffett non ha mai indicato regole da seguire per avere successo. Nelle lettere che scrive ogni anno agli azionisti di Berkshire Hathaway si possono però ravvisare alcune raccomandazioni che possono risultare utili per avere successo nei propri investimenti.

Da notare come si tratti di parametri oggettivi, che devono essere ravvisati all’interno dei titoli su cui si è appuntata la propria attenzione.
Quali sono quindi le regole che hanno permesso a Warren Buffett di diventare uno degli uomini più ricchi del mondo?

Questa è la lista delle regole cui si è sempre attenuto l’Oracolo di Omaha:

  1. I manager devono aver gestito in modo razionale i soldi degli azionisti.

Per gestione razionale Buffett intende un corretto uso degli utili. I quali possono anche essere trattenuti nel caso in cui si possano farli rendere in maniera maggiore. Se invece ciò non è possibile, dovrebbero essere restituiti agli azionisti sotto forma di dividendi, o di riacquisto di azioni proprie. Molto spesso i manager decidono invece di trattenere gli utili al fine di consolidare la propria posizione.

  1. L’impresa deve aumentare realmente nel corso del tempo i guadagni dei propri azionisti.

Il cash flow di norma viene calcolato a Wall Street come la somma tra guadagni operativi e spese di deperimento e altre non-cash. Secondo Buffett per rivelarsi un indicatore completo deve inglobare i reinvestimenti richiesti dal business. Si tratta in pratica dell’ammontare medio delle spese sostenute per ammodernare gli impianti e tutto il materiale necessario al fine di poter mantenere una posizione competitiva nel lungo periodo. Ne consegue che le aziende cui riservare attenzione sono quelle che danno vita a grosse spese ricorrenti al fine di rinnovare gli impianti.

  1. Al momento dell’acquisto, la quotazione deve essere inferiore al valore intrinseco di almeno un quarto.

Il calcolo del valore dell’azienda è reso complicato dall’individuazione delle giuste variabili. Nella sua personale valutazione è fondamentale il cash flow netto che si genererà durante la vita del business, naturalmente nella sua versione già ricordata, scontato ad un appropriato tasso di interesse, da lui individuato nel tasso dei titoli a lungo termine emessi dal governo statunitense. Considerato che un errore nelle stime può vanificare il risultato dell’investimento Buffett indica il suo margine di sicurezza per poter ridurre il rischio nell’ordine del 25%. In tal modo, un errore di stima nell’ordine del 10% in eccesso consentirà un ritorno comunque adeguato nel caso in cui la stima sia corretta. Il quale diventerà straordinario se invece sarà errata per difetto.

  1. I manager devono essere in grado di trarre profitti dalle vendite.

Un’azienda si giudica anche dalla capacità di contenere i costi. Quando viene annunciato un piano di ristrutturazione teso al taglio delle spese, vuol dire che l’azienda ha speso in maniera non razionale i soldi degli azionisti. A meno che non abbia sempre mantenuto un livello accettabile di utili sul fatturato.

  1. L’impresa deve riuscire ad evitare l’eccesso di debiti.

Secondo Buffett il ritorno sotto forma di utili deve essere prodotto senza generare un eccessivo indebitamento. Per riuscirci occorre fare in modo che i debiti rimangano sempre entro limiti di sicurezza in rapporto al cash flow che generano.

  1. L’impresa deve remunerare in maniera consistente il capitale investito.

Il rapporto utili per azione non è un valido indicatore, secondo Buffett. Mentre lo è il return on equity, ovvero il ritorno sul capitale investito. Se è consistente nel corso del tempo, l’azienda è valida in quanto ha saputo dare vita a performance adeguate.

  1. I manager devono essere in grado di aumentare il valore per gli azionisti.

L’ultima regola, la più famosa in assoluto, è quella nota come “one dollar for one dollar”. In pratica per Buffett vanno prese in considerazione le aziende che sono riuscite a creare almeno un dollaro di capitalizzazione sui mercati per ogni dollaro di utile netto che non sia stato corrisposto agli azionisti sotto forma di dividendo.

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