Secondo Mise e Mef i dati di Confindustria sono fuorvianti

Secondo Mise e Mef i dati di Confindustria sono fuorvianti

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Negli ultimi giorni si è intensificata l’offensiva di Confindustria, secondo la quale le imprese italiane non sarebbero state sostenute adeguatamente dallo Stato nel corso dell’emergenza provocata dal Covid-19. Le tesi dell’associazione che riunisce gli imprenditori, sono però ora oggetto di aspra contestazione da parte di Mise e Mef.

Dati ormai superati, incompleti e fuorvianti

“Dati ormai superati, incompleti e fuorvianti”: la risposta di Mise e Mef al documento pubblicato dal Centro Studi di Confindustria è molto netta. Non limitandosi alle semplici enunciazioni, ma andando a ricordare dati che in effetti sembrano difficilmente attaccabili.

A partire da quello relativo alla mole di aiuti forniti alle imprese. Se i confindustriali affermano siano stati limitati ad appena 2,4 miliardi di euro, in realtà si sarebbero già attestati a quota 6, superando quindi la Francia, ferma a 4,7.

I due ministeri hanno poi ricordato che per le piccole imprese sono operativi anche strumenti come il bonus affitti, lo sconto sulle bollette, l’abbuono Irap di giugno. E, ancora, a partire dalla prossima settimana avranno inizio le erogazioni dei contributi a fondo perduto, i quali porteranno l’importo complessivo a poco meno di 20 miliardi di euro. Cifre quindi ben diverse da quelle agitate come una clava da Confindustria.

Una strategia maldestra

In pratica, le cifre vere andrebbero a bollare alla stregua di una strategia maldestra quella portata avanti da Confindustria. Soprattutto considerato come le imprese chiedano aiuti per sé stesse togliendole ai percettori del reddito di cittadinanza, sul quale dopo il giudizio positivo dell’Unione Europea, è arrivato il sigillo dei dati ufficiali, quelli espressi da Istat nel suo studio “Statistiche sulla povertà”.

Il quale afferma senza mezzi termini come dopo quattro anni in cui il tasso in questione si era elevato sempre di più, ora faccia invece registrare una discesa. Sono quasi 1,7 milioni le famiglie colpite dal fenomeno (con un’incidenza pari al 6,4%), per un totale di circa 4,6 milioni di persone (7,7%), con un significativo calo rispetto al 2018, quando l’incidenza era pari rispettivamente al 7,% e all’8,4%.

Dati i quali sembrano inequivocabili e tali da rendere del tutto incomprensibile l’attacco dei confindustriali all’unico vero strumento di welfare attualmente esistente in Italia.

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