Sistemi di Informazioni Creditizie

Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC): cosa sono realmente

La richiesta di un prestito, in Italia, a volte rischia di trasformarsi in una sorta di Via Crucis. Chi la avanza, infatti, deve dimostrare di avere i requisiti per poter ottemperare al piano di rientro sottoscritto a livello contrattuale. Una dimostrazione che deve riguardare non solo la sua posizione patrimoniale e lavorative, ovvero la capacità creditizia, ma anche una posizione inattaccabile dal punto di vista della reputazione. Ovvero, si deve essere in grado di dimostrare che nel proprio passato non ci sono episodi pregressi tali da sollevare dubbi in tal senso.

Per riuscire ad ottemperare a questa condizione, in particolare, non si deve essere iscritti in uno dei registri che racchiudono i cosiddetti cattivi pagatori. Una categoria in cui rientra non solo chi non ha non ha terminato di pagare le rate di un prestito precedente, ma anche chi lo ha fatto magari fuori dai tempi concordati. Ma chi compila questi registri?

I Sistemi di Informazioni Creditizie: cosa sono

Un tempo si chiamavano “centrali del rischio”, oggi hanno mutato il proprio nome in Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC). La sostanza, però, non cambia. Si tratta di banche dati in cui vengono registrate le posizioni di chiunque abbia chiesto un prestito nel passato.

In pratica, grazie a questi archivi è possibile sapere se una persona abbia tenuto un comportamento lineare, pagando il dovuto con regolarità, fatto registrare difficoltà nel corrispondere quanto dovuto all’interno di un piano di rientro o, addirittura sia risultato insolvente e, di conseguenza, oggetto di protesto. In Italia il sistema è composto da tre archivi: Crif, CTC ed Experian.

Si tratta di uno strumento estremamente prezioso per le imprese dal ramo creditizio, e di un vero spauracchio per i suoi utenti. Dal loro contenuto, infatti, dipende la percentuale di probabilità nell’ottenimento di un prestito.

A cosa servono i SIC?

Da quanto abbiamo detto sin qui, dovrebbe essere chiara la funzione dei Sistemi di Informazioni Creditizie. La quale consiste nell’archiviazione di informazioni vitali per le imprese chiamate ad erogare prestiti. Per capire meglio di cosa si stia parlando, basta del resto ricorrere ai numeri reali, nudi e crudi.

Tra Crif, CTC ed Experian, sarebbero circa 16 milioni i nostri connazionali segnalati. Il dato risale alla fine del 2019, ma non è neanche esaustivo, considerato quanto accaduto durante l’anno in corso, ovvero con il blocco delle attività produttive. Il quale potrebbe aver contribuito a mettere in crisi un gran numero di bilanci familiari e aziendali.

Cosa accade se si è cattivi pagatori?

Far parte delle liste di cattivi pagatori stilate dai SIC, equivale a tagliarsi i ponti con gran parte del sistema creditizio. Logicamente, le aziende del settore tengono alla larga chi non è completamente affidabile. Soprattutto quando la situazione economica è precaria i criteri di accesso ai finanziamenti subiscono un ulteriore restringimento.

Il problema dei crediti deteriorati, ovvero quei prestiti che non sono mai stati ripagati da chi li aveva richiesti, è considerato una vera e propria mina alla base del settore. Non dovrebbe quindi stupire il fatto che essere iscritti in una centrale rischi sia considerato da alcuni alla stregua di una vera e propria morte civile.

Si può ovviare alle segnalazioni dei SIC?

Altra precisazione da fare, è quella relativa alla possibilità di ovviare in qualche modo alla segnalazione di un aderente al SIC. Chi ne sia oggetto, infatti, può sempre provare a chiedere prestiti. Sono in effetti presenti sul mercato aziende che lavorano con questo particolare tipo di clientela, anche perché se si accettassero solo i consumatori che non hanno mai avuto problemi, il mercato italiano si ridurrebbe ad appena 10 milioni di persone!

Queste aziende, però, in cambio del rischio che si accollano, richiederanno interessi molto più elevati rispetto al solito. Inoltre gli importi concessi saranno abbastanza limitati.

Altra strada praticabile è poi quella rappresentata dal garante. Ovvero da una figura terza la quale dovrà dimostrare capacità e merito creditizio, fornendo le garanzie in favore del richiedente. Nel caso questi non versi quanto dovuto nei tempi concordati, sarà proprio il garante a subentrare nei pagamenti. Come si può facilmente immaginare il ruolo è spesso ricoperto da un parente del soggetto interessato al finanziamento.

L’iscrizione ai SIC non è permanente

Va infine ricordato che l’iscrizione in una banca dati di cattivi pagatori non è permanente. In particolare, nel caso di notizie negative, i tempi di cancellazione sono i seguenti:

  • un mese in caso di richiesta di finanziamento rifiutata dall’istituto o abbandonata dal cliente;
  • sino ad un semestre per la richiesta di finanziamento in attesa di esito dell’istruttoria;
  • un anno in caso di morosità poi sanate di due rate o due mesi, a decorrere dalla data di regolarizzazione;
  • due anni per le morosità maggiori poi sanate, sempre a partire dalla data di regolarizzazione;
  • tre anni per le morosità o altri gravi inadempimenti che non siano stati sanati, con decorrenza dalla data di scadenza del contratto o dell’ultimo aggiornamento in caso di accordi o altri eventi legati al rimborso della cifra concordata;
  • ancora tre anni nel caso di rapporti creditizi regolari, ove nello storico del soggetto siano presenti altri rapporti culminati in eventi negativi non regolarizzati.

Una volta che siano giunti a scadenza i termini massimi di conservazione delle informazioni, i SIC sono obbligati a cancellare automaticamente i dati.

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