Le grandi aziende possono influenzare gli stati? Lo strapotere delle Corporate Values

Le grandi aziende possono influenzare gli stati? Lo strapotere delle Corporate Values

Le grandi aziende influenzano gli stati? Una domanda più che un’affermazione, ma nei prossimi anni potrà accadere di tutto, soprattutto vedendo quali sono le conseguenze di determinate scelte dei giganti mondiali dell’economia in base alle scelte politiche.

Matteo Flora, imprenditore, consulente, docente ed esperto di reputazione online, ha analizzato una notizia che può darci l’idea dell’influenza dei grandi marchi sui singoli stati, ma soprattutto la concezione del peso economico delle corporate Values. Parliamo di Netflix e Disney, due colossi nel mondo della produzione cinematografica, che hanno abbandonato lo stato americano della Georgia, dopo la decisione del Governo di porre restrizioni sull’aborto.

Una scelta condivisibile o meno a livello morale, ma che potrebbe portare a risvolti negativi. Le grandi multinazionali stanno già influenzando le scelte politiche degli Stati? Una domanda davvero interessante, soprattutto in un periodo storico così delicato. Vediamo cosa è successo e quali sono i risvolti negativi a cui si può arrivare tramite queste decisioni.

La vicenda negli USA

Nelle ultime settimane la legge contro l’aborto ha suscitato moltissime polemiche sia negli USA che nel nostro paese: un passo indietro rispetto alle lotte e alle conquiste ottenute durante gli anni. Molti stati, infatti, hanno deciso di inasprire le leggi contro l’aborto: in Alabama, per esempio, l’aborto è fuorilegge, anche in caso di stupro o di incesto.

Una decisione molto particolare rispetto alle leggi promulgate negli ultimi anni. Queste nuove leggi hanno portato moltissimi marchi americani ha dettare la rotta e a cambiare strategia.

In Georgia, luogo in cui la Disney ha girato moltissimi film dell’universo Marvel, le leggi sono già state approvate e i due colossi hanno scelto di dissociarsi da quanto deciso dal governo. L’ad di Disney, Bob Iger, ha definito «molto difficile» l’eventualità che si continui a lavorare nello Stato con queste norme applicate.

Una scelta condivisibile?

La scelta di Disney e Netflix può essere condivisa, sicuramente si tutelano i diritti di quelle donne che vogliono ricorrere all’aborto e inevitabilmente queste leggi sono un enorme passo indietro su ciò che è stato fatto fino a questo momento. Ma c’è un rovescio della medaglia non indifferente, che deve assolutamente far riflettere chiunque, anche chi è d’accordo con la decisione dei due grandi marchi.

L’altra faccia della medaglia

Queste pressioni portano inevitabilmente uno Stato a riconsiderare le leggi che si hanno in agenda. Grandi marchi portano moltissima occupazione sul territorio e questioni etiche come quella dell’aborto si scontrano con le necessità di un sistema economico che rischia il collasso. Ma anche a livello politico si compiono delle scelte che abbiano degli effetti nell’immediato: far perdere posti di lavoro pesa di più rispetto ad una legge di stampo etico come quella sull’aborto.

Ma questo potrebbe portare anche ad una faccia della medaglia negativa rispetto a quanto detto fino ad adesso. Prendiamo ad esempio una multinazionale che crea molti posti di lavoro in un singolo stato e che abbia una morale meno spessa rispetto a Disney e Netflix: andrebbe a venire meno il principio cardine della democrazia e un insieme di cittadini eletti in maniera legale dal popolo subirebbe le pressioni da parte dei vari colossi. Una sorta di dittatura, volendo esagerare. Ma imporre il proprio pensiero e minacciare di andarsene in caso contrario non rientra di certo nella definizione di democrazia.

I grandi marchi già influenzano gli Stati?

Ma i grandi marchi influenzano già gli Stati? Indipendentemente dai vari complotti che spesso vengono visti dai più, un simile atteggiamento non passerà di certo inosservato. Il messaggio che passa è il seguente: “a me non sta bene una legge, dunque me ne vado e porto via posti di lavoro”. Una vera e propria minaccia che, come già detto, rischia di minare le basi di una democrazia.

Le grandi aziende, grazie al loro peso sull’economia di uno stato, dettano già l’agenda politica e questo è ovviamente un male. Per non rischiare di far andare via determinati marchi si rischia di indirizzare le proprie scelte a livello politico e venir meno a quanto deciso dai cittadini. Un rovescio della medaglia che alla lunga può pesare, ma soprattutto che dà carta bianca a chi ha un peso specifico non indifferente all’interno del sistema economico nazionale e mondiale.

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