Tassi di interesse

Tassi di interesse: cosa sono e quali effetti hanno?

Si parla molto spesso di tassi d’interesse, un tema continuamente evocato dai mezzi di stampa, soprattutto nel corso degli ultimi anni. Una materia che peraltro molti italiani si sono trovati ad affrontare più di una volta nel corso della vita reale, in particolare richiedendo un prestito o un mutuo.

Proprio per la loro importanza, sarebbe quindi il caso di andare a conoscerli più in profondità, con il preciso intento di chiarire un quadro a volte confuso.

Cosa sono i tassi di interesse

Per tasso d’interesse si intende la remunerazione che un prestatore percepisce e il costo che un debitore sostiene. Ridotto alla sua definizione, diventa quindi un concetto abbastanza semplice.

Meno chiara è però la questione relativa alla loro formazione e incidenza. In particolare il primo fattore è spesso tema di polemica, in quanto i tassi di interesse rappresentano un’arma economica e politica estremamente rilevante.

Quali sono i principali tassi di interesse

Quando si parla di tassi di interesse, va specificato che sono più d’uno. I più rilevanti sono, però:

  • quello deciso dalla Banca Centrale Europea. Il tasso della Bce rappresenta in pratica l’indicatore generale su cui si regge l’intero sistema. Tanto da essere indicato come “tasso di riferimento”. Prima dell’Unione Europea erano le banche centrali nazionali a definirlo e, nella versione della Banca d’Italia, lo si indicava come  Tasso ufficiale di sconto. Non è però mutata la sostanza: il tasso indicato dalla BCE è il principale parametro su cui vengono articolati prestiti e mutui. In pratica va a determinare il costo del denaro richiesto da cittadini e imprese al sistema bancario e creditizio. Proprio in questa ottica la Bce si ritaglia il ruolo di regolatore: nel caso in cui l’economia rallenta, i tassi bassi possono stimolare investimenti, consumi e incentivare di conseguenza una maggiore circolazione della liquidità, nel caso contrario provvede a ritoccarli verso l’alto, al fine di contrastare una inflazione eccessiva;
  • Euribor, ovvero Euro Inter Bank Offered Rate. Rappresenta il tasso d’interesse medio delle transazioni che avvengono tra le banche continentali. Va infatti sottolineato che le banche si prestano anche denaro tra di loro, operazione che avviene tra quelle che hanno eccesso di liquidità e gli istituti i quali ne sono invece a corto. L’Euribor, che ha un corrispettivo britannico nel Libor, in particolare, va a riflettersi sui mutui a tasso variabile, cui la banca aggiunge uno spread più o meno elevato;
  • Irs (o Eurirs), che rappresenta invece il punto di riferimento per chi decide di puntare sul tasso fisso per il proprio mutuo. Considerato come ancora oggi, in Italia, il tasso fisso la faccia da padrone, proprio l’Irs, acronimo di Interest Rate Swap, dovrebbe essere guardato con il massimo di attenzione. Rappresenta in sostanza il tasso medio al quale le principali banche europee stipulano swap tesi a coprire il rischio che corrono prestando denaro. Rappresenta perciò la base (cui si aggiungerà sempre uno spread) per il calcolo degli interessi sui mutui.

Come si può conoscere il tasso di interesse del proprio mutuo o prestito?

Il tasso di interesse rappresenta una voce fondamentale all’interno dei contratti di mutuo o di prestito. Diventa quindi indispensabile conoscerlo al meglio, prima di apporre la propria firma su di essi. Anche perché le banche e gli istituti creditizi cercano di avvolgere la questione in una vera e propria cortina fumogena.

Perché questa mancanza di trasparenza? Il motivo è molto semplice: le banche non guadagnano solo applicando un tasso di interesse più alto possibile, ma anche da una serie di costi accessori. Una lista abbastanza lunga, che alla fine può far schizzare alle stelle il costo della cifra concessa.

La chiave di volta per capire il reale costo del finanziamento è rappresentato da due indici ben precisi:

  1. il Tasso Annuo Nominale (TAN), chiamato ad esprimere in percentuale la differenza tra l’importo avuto e quello rimborsato nel corso di un anno;
  2. il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), che mette insieme non solo quanto dovuto in termini di interessi, ma anche sotto forma di spese accessorie, ad esempio quelle per l’accensione della pratica, il costo dell’assicurazione e tutte le altre.

Per capire effettivamente la convenienza di un prestito, occorre far riferimento al TAEG. Non farlo può aprire la strada a pessime sorprese.

Il modulo SECCI

Come abbiamo già ricordato, gli enti bancari o creditizi che accordano finanziamenti, tendono ad elevare una vera e propria cortina fumogena intorno ai costi degli stessi.

Uno dei modi più ricorrenti di farlo consiste nel mettere in rilievo il TAN rispetto al TAEG. Il motivo risiede in particolare nel fatto che una buona parte del guadagno dipende proprio dalle spese accessorie, che possono far impennare la rata mensile decisa per il piano di rientro.

Proprio per cercare di apportare maggiore trasparenza nelle negoziazioni tra enti e clienti, l’Unione Europea ha deciso di varare il modulo SECCI, acronimo di Standard European Consumer Credit Information). Un modulo diventato obbligatorio nel 2011 a seguito dell’approvazione del decreto legislativo 141 del 2010 e che risponde alle esigenze di mettere argine a pratiche molto discutibili di banche e finanziarie.

In pratica il documento contiene tutte le informazioni che sono state reputate decisive per aiutare i consumatori a farsi un’idea esaustiva dell’impegno finanziario che vanno ad affrontare sottoscrivendo un contratto di mutuo o un prestito.

L’importanza della seconda parte del modulo SECCI

In particolare, il modulo SECCI consente di fare un raffronto tra le tante proposte degli enti eroganti denaro. Soprattutto nella seconda sezione, quella che, appunto contiene i dati relativi a TAEG e TAN. Oltre alle notizie sugli interessi di mora e alle conseguenze cui si va incontro nel caso non venga pagata una rata o la si paghi al di fuori dei termini concordati.

Per chi desidera capire la reale convenienza di un finanziamento, comunque, proprio la seconda parte del modulo SECCI, che deve essere consegnato obbligatoriamente al cliente, è il punto da cui partire, contenendo appunto il TAEG. Un dato che deve essere conosciuto per riuscire appunto ad individuare la proposta più conveniente.

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