Trading online: come scegliere il broker giusto

Trading online: come scegliere il broker giusto

Trading online

Il trading online è ormai diventato una pratica molto popolare presso tanti piccoli investitori italiani. In particolare quelli che sono stanchi di vedere i propri soldi deperire su un conto corrente.

Nell’epoca dei tassi di interesse prossimi allo zero, infatti, depositare i propri soldi in banca equivale solo a pagare un servizio che propone spesso costi elevati. Senza avere reali contropartite.

Fare trading online, però, è anche un’attività ad elevato profilo di rischio. Sono le statistiche, impietose, a dirlo: la grande maggioranza dei trader, infatti, perde rapidamente il proprio capitale rinunciando a proseguire.

Proprio per superare questa prima fase, di per sé complicata, occorre partire con il piede giusto. Ovvero scegliere il broker con cui portare avanti le proprie operazioni senza correre rischi. Si tratta di una conditio sine qua non per riuscire a reggere l’impatto coi mercati.

Attenzione ai broker truffaldini

Ormai è una consuetudine ricevere comunicazioni di posta elettronica che invitano a partecipare all’affare del momento. Il trading online, naturalmente.

Già aprendole, però, dovrebbe essere chiaro che qualcosa non va. Le mail in questione, infatti, propongono di fare soldi dedicando pochi minuti al giorno alle operazioni. Si tratterebbe in pratica di un secondo lavoro, molto più proficuo del primo, peraltro.

Il problema è che il trading online non è un secondo lavoro e non può assicurare guadagni, ingenti o lievi. Si tratta invece di un’attività da portare avanti come se fosse la propria principale occupazione, dedicandogli la giusta attenzione. E non può assicurare guadagni, trattandosi di un’attività di carattere finanziario. Ovvero sottoposta agli altissimi livelli di rischio derivanti dalla volatilità dei mercati su cui avvengono le contrattazioni.

Non tenere in conto questi dati di partenza apre la strada ad una rovina pressoché sicura e, soprattutto, senza rimedio. Come sanno i tanti, ormai, ex trader che hanno perso i loro soldi per averli sottovalutati.

Primo passo: la scelta della piattaforma

Va sottolineato a questo punto un altro dato, quello rappresentato dal fatto che molti aspiranti trader i soldi non li hanno persi facendo trading. A condurre le loro operazioni, infatti, non ci sono mai arrivati. Cosa è accaduto?

Semplicemente che hanno scelto male il broker con cui operare. Si sono cioè fidati proprio di quelli che promettevano ingenti guadagni in cambio di poco lavoro. Venendo truffati e perdendo quindi i soldi messi su un conto mai utilizzato.

Basterebbe in effetti fare una rapida ricerca online, per trovare i racconti dei tanti utenti del web che sono caduti vittime di piattaforme fraudolente. Il cui nome può del resto essere reperito su una delle tante blacklist elaborate dalle autorità di controllo dei mercati finanziari. Liste nere che segnalano espressamente i broker da evitare.

Per broker da evitare si intendono quelli che hanno sottratto fondi ai clienti o li hanno utilizzati per le proprie attività, mettendoli quindi a repentaglio. Chi affida i propri soldi a questi operatori, si espone ad abusi ripetutamente segnalati.

Proprio per questo motivo, occorre mettere in campo un modus operandi, teso alla scelta di piattaforme in grado di dare il massimo delle garanzie, in termini di sicurezza e operatività. Come farlo?

Il passo fondamentale: il broker deve essere autorizzato

Quindi la scelta del broker è fondamentale. Ma come sceglierne uno affidabile? Il primo passo in tal senso è rappresentato dalle autorizzazioni. Chi non è in grado di presentare questa indispensabile prerogativa va subito scartato per evitare truffe o comportamenti poco trasparenti e dannosi.

I permessi ad operare sui mercati finanziari offrendo servizi ai trader, sono rilasciati dalle autorità cui è affidato il compito di regolamentarne lo svolgimento. In Italia è la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) ad avere il compito di farlo. Chi vuole fare attività di intermediazione finanziaria deve quindi avere un suo permesso.

Per averlo, l’operatore deve garantire il rispetto non solo di standard minimi dal punto di vista operativo, ma anche in termini di sicurezza. Deve cioè adottare una serie di parametri in grado di assicurare il massimo di trasparenza. Ad esempio separando i fondi dell’azienda da quelli dei trader, che non possono essere impiegati in operazioni a vantaggio della prima.

La presenza di una licenza, peraltro, obbliga la piattaforma di trading online ad aderire agli standard molto rigidi che sono stati indicati dall’Unione Europea al fine di tutelare tutti gli investitori, proprio a partire da quelli piccoli. Lo strumento cui è stato affidato questo compito è la direttiva MiFID. Di cosa si tratta?

Cos’è la direttiva MiFID 2

Il 3 gennaio del 2018 è entrata in vigore la direttiva MiFID 2. Si tratta della nuova normativa europea che disciplina i servizi di investimento. Approvata il 15 maggio 2014, sarebbe dovuta entrare in vigore il 3 gennaio 2017, rappresentando la logica evoluzione della prima versione, risalente al 2007.

MIFID è l’acronimo di Markets in Financial Instruments Directive e promuove più alti livelli di trasparenza e tutela per chi decida di investire sui mercati finanziari.

Tra le innovazioni introdotte dal suo arrivo vanno menzionate in particolare:

  1. la maggiore chiarezza sui costi. Devono cioè essere indicati e rendicontati in maniera dettagliata, almeno una volta all’anno, quelli legati all’ingresso (quanto costa l’apertura del conto), alla performance (andamento del prodotto) e di gestione;
  2. l’adeguatezza del rischio. Ogni investitore dovrà essere valutato per capirne la preparazione. Gli investimenti da lui operati dovranno essere perimetrati sulla base del suo profilo;
  3. l’aumento dei poteri conferiti alle autorità di garanzia. In particolare, la nuova direttiva conferisce a Consob e agli altri enti di vigilanza operanti nei vari Paesi la possibilità di sospendere la vendita di prodotti finanziari ritenuti una minaccia per i risparmiatori.

Gli strumenti operativi

Una volta esaminata la presenza dei permessi, il secondo step è rappresentato dagli strumenti operativi. In particolare, si dovrebbe passare al vaglio alcuni fattori di non poco conto come:

  • i mezzi formativi messi a disposizione dal broker. Alcune piattaforme mettono in campo vere e proprie accademie, sotto forma di webinar, video, tutorial e altro. Dalle quali il trader può assicurarsi le nozioni che possono farlo investire con maggior cognizione di causa;
  • la piattaforma utilizzata. Si tratta dell’ambiente di lavoro con cui il trader si dovrà misurare di giorno in giorno e deve quindi essere non solo potente, ma anche semplice da utilizzare. Molto importante è proprio il primo parametro, in quanto il successo di un’operazione può dipendere dal fattore tempo, soprattutto per le operazioni di breve durata;
  • la presenza di una demo. Si tratta di una versione simulata che permette al trader di prendere un primo contatto con i mercati. E’ possibile dare vita ad operazioni che, però, non vedono l’impiego di soldi reali. In tal modo diventa possibile  capire non solo l’avanzamento nel processo di apprendimento, ma anche la propria reazione emotiva di fronte alla complessità dei mercati;
  • il servizio di assistenza. Si tratta di un fattore spesso sottovalutato, ma molto importante, in quanto possono sorgere problemi legati ai fondi oppure all’operatività della piattaforma. In tal senso occorre privilegiare chi offre assistenza nella propria lingua madre.

Naturalmente ci sono altri fattori che dovrebbero essere presi in considerazione, nella scelta di un broker. Questi sono però da considerare quelli in grado di indirizzare al meglio la scelta finale.

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