Wirecard

Vigilanza bancaria europea: come si compone e perché non funziona

Il tema delle banche continua ad essere di grande attualità all’interno dell’Unione Europea. Soprattutto a causa dei disinvolti comportamenti che si stanno registrando in ogni parte dell’Unione.

I quali non risparmiano neanche un Paese indicato spesso (forse erroneamente) come un modello virtuoso, ovvero la Germania. Dove gli scandali bancari stanno letteralmente fioccando, dimostrando ancora una volta come la vigilanza bancaria europea sia per ora una semplice affermazione di principio e poco più.

Cosa sta accadendo in Germania

Se a giugno lo scoppio dello scandalo Wirecard sembrava l’apice della crisi bancaria tedesca, quanto sta accadendo in questi giorni con Commerzbank e altri istituti, già ribattezzato scandalo Cum Ex, sembra destinato a farne impallidire il ricordo.

Le indagini in atto ormai dal 2017, hanno infatti tolto il velo su 499 casi sospetti di rimborsi fiscali indebiti sui dividendi azionari. Una truffa ai danni dello Stato in cui sarebbe implicata anche la solita Deutsche Bank, con un saldo finale, per ora, di 5,5 miliardi di euro.

Una truffa ai danni dello Stato su cui nessuno ha mai pensato prima di indagare. A partire dall’Afp, l’autorità delegata a contrastare questo genere di attività. Come al solito, agli italiani spetta la nomea di truffatori, ma a fare i fatti concreti sono i tedeschi.

I virtuosi Paesi nordici

Se si va ancora più a Nord, si può poi ammirare l’alacre operosità di Svezia e Danimarca. Altri Paesi che amano accusare il nostro Paese delle peggiori malefatte, senza però vigilare molto su quello che accade al loro interno.

La danese Danske Bank e la svedese Swedbank hanno infatti pensato bene di lucrare sul traffico gigantesco di risorse provenienti dall’ex Unione Sovietica. Che tra il 2007 e il 2015 hanno originato un giro d’affari per circa 350 miliardi di euro. Il tutto nel sostanziale disinteresse di quelle autorità di controllo sempre stranamente assenti quando c’è da verificare la correttezza dell’operato delle banche. Con risultati assolutamente disastrosi per i consumatori.

L’Autorità Bancaria Europea

L’ente che dovrebbe vigilare sul corretto svolgimento dell’attività di raccolta del denaro, in Europa, è l’Autorità Bancaria Europea (EBA). Dovrebbe, ma troppo spesso non fa. Come dimostra chiaramente quanto accaduto nella filiale estone di Danske Bank, in cui venivano generati un decimo dei profitti dell’istituto bancario danese. Basti pensare che la filiale, dislocata a Tallinn, dispone di non più di dieci addetti, i quali in pratica erano chiamati a movimentare cifre da capogiro, senza che all’EBA sorgesse un dubbio su quanto stava accadendo.

Come si compone la vigilanza bancaria europea

Come si compone la vigilanza bancaria europea? Una domanda del tutto logica alla luce dei ripetuti scandali che hanno funestato il settore nel corso del nuovo millennio.

Se l’EBA, di stanza a Parigi, è la cima della piramide, stabilendo le regole cui deve adeguarsi il settore, alla Banca Centrale Europea spetta invece il compito di fare in modo che tali regole siano rispettate.

Il problema vero, però, rimane quello delle attività ispettive. Che quali spettano alle autorità di pubblica sicurezza. Le quali, però, troppo spesso non hanno risorse adeguate per poterle assolvere, soprattutto in Paesi periferici (ad esempio Malta o i Paesi baltici). E, di conseguenza, non sono in grado di porre adeguato argine alle attività illegali, in particolare il riciclaggio di denaro sporco o di dubbia provenienza.

Una situazione che conviene agli Stati

Il fatto è che tali attività troppo spesso convengono agli stessi Stati, in quanto danno vita ad un giro d’affari molto elevato. Inoltre, se sono diventate sempre più potenti, le banche sono anche sempre più fragili. Ed esposte a possibili crac che potrebbero rovinare un intero Paese.

Basti pensare al caso di Deutsche Bank, il principale istituto bancario privato tedesco, che ormai da tempo è visto come un vero e proprio incubo. Nella sua pancia, infatti, sono custoditi miliardi di derivati, ovvero di titoli definiti tossici. Della cui reale quantità nessuno riesce a precisare i contorni.

Si sa solo che rappresentano un reale pericolo per il sistema finanziario globale. Il più grande in assoluto, a detta del Fondo Monetario Internazionale. Mentre Forbes ricorda che una esposizione che si immagina enorme dovrebbe essere gestita da un gran numero di operatori specializzati, per non implementare il livello di pericolo. Quando invece in Deutsche Bank ci si preoccupa di mandarli via. Come è accaduto con il licenziamento di 18mila di essi deciso nel 2019.

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