Omt, braccio armato della Bce

OMT: che cos’è l’arma finale della Bce creata da Mario Draghi

Il Quantitative Easing è ormai da tempo entrato a far parte dell’immaginario collettivo. Si tratta infatti della politica dispiegata dalla Banca Centrale Europea per immettere liquidità in un sistema economico, quello dell’eurozona, entrato in grande difficoltà dopo lo scoppio della bolla dei mutui Subprime.

In quella occasione, la BCE decise di pompare grandi risorse di denaro liquido che, nelle intenzioni, doveva andare all’economia reale. Nella realtà non fu esattamente così, come spiegano molti analisti, ma il proposito di partenza era sicuramente lodevole.

Pochi, invece, ricordano quale fu lo strumento individuato nel 2012 da Mario Draghi, allora numero uno della BCE, per realizzare quella politica. Si tratta infatti delle Omt, acronimo di Outright monetary transactions.

Il motivo per cui non è molto conosciuto risiede nel fatto che non sono mai state effettivamente impiegate. Restano però nell’arsenale della maggiore istituzione bancaria continentale, sperando di non doverle mai utilizzare.

Cosa sono le Omt

Le Outright monetary transactions rappresentano un sostegno mirato cui un singolo Stato può accedere, facendone richiesta. Un sostegno che avverrebbe sotto forma di un piano di acquisti di titoli sul mercato secondario, in particolare titoli di stato.

La Bce può destinare il piano a Paesi membri dell’Eurozona che si trovino nell’ambito di un piano di “aggiustamento macroeconomico”. Come quello che avrebbe luogo nel caso in cui si verificasse una crisi di fiducia dei mercati nei riguardi di un singolo Paese, a causa di squilibri ormai evidenti.

Secondo alcuni analisti, di chiaro orientamento liberista, un caso classico di Paese schiacciato dai suoi squilibri sarebbe proprio l’Italia. Un giudizio motivato dal debito pubblico e che non tiene in conto molti altri fondamentali. A partire da un gigantesco risparmio privato, ma non solo. Tanto da aver spinto un pool di economisti tedeschi, anch’essi di orientamento liberista, ad affermare che in effetti l’Italia sarebbe l’unico Paese virtuoso dell’UE. Ma questa è un’altra storia.

Perché si torna a parlare di Outright monetary transactions?

Il motivo per il quale le Omt sono tornate ad aleggiare sulla discussione relativa all’Unione Europea è da ricercare proprio nel fatto che l’epidemia Covid-19 sta mettendo in difficoltà un gran numero di Paesi. Tra cui anche l’Italia, che ha rappresentato in pratica il primo fronte continentale della pandemia in atto.

Nelle ultime ore, sulla discussione in atto è peraltro piombato un incauto report di Commerzbank. Gli analisti dell’istituto bancario tedesco, in netta crisi da molti anni peraltro, hanno infatti invitato a vendere i titoli del debito pubblico italiano.

Il motivo di questo invito sarebbe da ricercare nel fatto che il nostro Paese si avvierebbe alla bocciatura delle agenzie di rating. Un declassamento che renderebbe inevitabile l’allargamento dello spread e molto complicato il finanziamento sui mercati dell’Italia.

Qual è la differenza tra Omt e Quantitative Easing?

A questo punto, ci si potrebbe però chiedere: in cosa le Omt sono diverse dal Quantitative Easing?

La diversità di fondo è rappresentata dal fatto che gli acquisti di titoli legati alle Omt sono pienamente sterilizzati. Cosa significa? In pratica che l’intervento sarebbe compensato nel bilancio della BCE in modo tale da non creare nuova base monetaria. Quindi, le Omt non creano nuova moneta, a differenza del Quantitative Easing.

Proprio questo, in fondo, è il motivo per cui le Omt, probabilmente, non verranno mai messe in pratica. Se, infatti, il denaro non viene ad essere creato, è del tutto logico che chi presta quello già esistente ponga delle condizioni per farlo. Tali da riportare ancora una volta in ballo il Mes, su cui le polemiche tendono a non sopirsi.

Quali le condizioni per l’eventuale concessione?

Il problema posto dalle Omt, è proprio quello relativo alle condizioni cui verrebbe sottoposto il Paese che dovesse farne richiesta.

Per capirlo occorre fare riferimento al documento che fu emanato nel 2012 dalla Banca Centrale Europea, in cui si afferma: “Una stretta ed efficace condizionalità allegata a un programma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è una condizione necessaria per le Outright monetary transactions”.

Insomma, torna minacciosamente a profilarsi, alla stregua di un vero e proprio convitato di pietra, quel Mes che sta provocando grandi polemiche nel corso degli ultimi mesi. Il governo che volesse chiedere le Omt, dovrebbe concordare con il Mes un piano di rientro dai suoi squilibri. In pratica si andrebbe a legare il cappio intorno al collo, stando almeno a quanto sostenuto dai tanti critici del piano di riforma del cosiddetto fondo salva stati.

Il motivo per cui gli Eurobond sono preferiti alle Omt

Occorre infatti precisare che l’intervento del Mes equivale ad un vero e proprio commissariamento del governo. Se questo non accetta le clausole imposte come condizione del piano di salvataggio, il Consiglio direttivo della BCE può senz’altro sospendere il programma di sostegno.

Se non esistono paletti predefiniti e le misure da applicare variano in base alle effettive condizioni del Paese richiedente, va ricordato che l’intervento della Trojka in Grecia ha assunto proporzioni epocali.

Atene è uscita dalla crisi solo a costo di un piano di riforme draconiane, tale da portare il Paese in condizioni di estrema povertà. Se qualcuno ha affermato che la Grecia è il più grande successo dell’Euro, per le masse popolari europee suona invece alla stregua di un monito. Una situazione che nessuno vorrebbe vivere.

Un precedente che fa effettivamente tremare i polsi, soprattutto se qualcuno volesse applicarlo all’Italia, una delle maggiori economie dell’eurozona. Tanto da aver spinto ad un serrato dibattito anche altri Paesi il cui sistema è strettamente connesso con il nostro, a partire da quello tedesco. Basti pensare all’incidenza del manifatturiero tricolore sull’automotive teutonico per capire meglio la questione.

Proprio per questo motivo l’opinione pubblica di molti Paesi continua a spingere sugli Eurobond. In tal caso, infatti, scatterebbe la mutualità del debito sino ad oggi rifiutata dai cosiddetti stati “virtuosi”. Resta da vedere se questa virtuosità tante volte sbandierata sia in grado di reggere a sfide che si preannunciano molto complesse e tali da mettere a dura prova la tenuta sociale dell’intero continente.

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