Quanto vale il calcio in Italia? Numeri e volume d’affari

Quanto vale il calcio in Italia? Numeri e volume d’affari

Ronaldo e Godin, Inter-Juventus

“Non posso prendere in considerazione l’ipotesi di chiudere la stagione. È una scelta che comporterebbe responsabilità in capo al sottoscritto di una gravità inaudita. Non posso essere il becchino del calcio italiano”, queste le parole del presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Una sorta di ‘supplica’, quella finale, del numero uno del calcio italiano, per far tornare a rotolare il pallone in campo dopo lo stop dettato dall’emergenza Coronavirus. E frasi che vanno anche in una direzione strettamente economica, dato che l’azienda calcio in Italia ha un notevole impatto sulle finanze dello Stato. E dunque quanto vale il calcio in Italia?

Il volume d’affari del calcio

I numeri che si possono leggere dal bilancio del CONI e dai report a bilancio della FIGC a fine 2019, ci dicono come il calcio in Italia generi un volume d’affari di quasi 5 miliardi di Euro. Una cifra enorme davvero che, per far capire ancora meglio, coinvolge oltre 28 milioni di appassionati nel nostro paese e rappresenta di fatto il 12% del Pil del calcio a livello mondiale. Numeri che portano una grande somma di denaro ogni anno anche alle casse dello Stato Italiano, precisamente 1,2 miliardi di euro tra fisco e previdenza.

Dei quasi 5 miliardi di euro (per una cifra che oscilla tra i 4.3 e i 4.7 mld), ben 3.4 provengono dal mondo professionistico, ossia una incidenza superiore al 70%. Un business decisamente elevato che incide per il 35% sul volume d’affari generato. In generale lo sport genera 13 miliardi di euro l’anno e il calcio rientra tra le prime dieci industrie del sistema economico Italia. Senza contare che l’industria calcistica, tramite l’investimento dei proprietari, dà lavoro a quasi 250 mila italiani e garantisce ai lavoratori oltre 22,5 miliardi di Euro, di cui 9 entrano nelle casse statali. Ecco dunque spiegato quanto vale il calcio in Italia.

Quando contano i diritti TV nel calcio italiano?

Tra i motivi che spingono le varie componenti a riprendere il calcio c’è quello centrale dei diritti TV. Attualmente in Serie A questi appartengono a Sky e DAZN, per un totale di 973 milioni di euro annui pattuiti e da dividere fra le venti società del massimo campionato italiano (780 da parte dell’azienda di Murdoch e i restanti 193 dall’emittente streaming), a cui si aggiungono i 371 milioni per i diritti esteri pagati da Img per un totale di 1.37 miliardi totali.

L’emergenza Coronavirus ha però bloccato tutto il 9 marzo, giorno dell’ultima partita giocata Sassuolo-Brescia, prima dello stop. E dunque delle sei rate concordate fra Lega Serie A e televisioni, ne resta ancora una da versare entro il 1° maggio. Si tratta di 162 milioni (130 da Sky e 32 da DAZN) cifra che sale a 230 milioni considerando anche i diritti tv internazionali, pagati da Img. Un bel grattacapo da dipanare, se si pensa che quella dei diritti TV è una delle voci che genera le maggiori entrate per i bilanci dei club di Serie A.

I bilanci dei club a rischio

Oltre al problema diritti TV, il blocco del calcio italiano rischia di portare al fallimento molte società. Anche perché senza introiti i costi restano e quest’ultimi nella stagione 2018-2019 hanno toccato i 3,5 miliardi di euro con un incremento di circa 500 milioni, rispetto ai soli 300 mln di crescita del fatturato complessivo. Senza contare che gli stipendi dei calciatori sono addirittura cresciuti di quasi 300 milioni arrivando a 1.756 milioni annui.

In più il Decreto Dignità, entrato in vigore il 1° luglio del 2019, ha generato ulteriori perdite nei bilanci delle società di Serie A, vietando ogni tipo di sponsorizzazione derivante da società di betting e bookmakers, che invece tanto fanno guadagnare la Premier League. E dunque se la pausa sarà lunga o dovesse ancora protrarsi oltre l’estate, un certo numero di club potrebbe avere grandi disagi nel trovare il modo di ripartire. Serviranno nuove idee e questa volta anche scelte lungimiranti, perché altrimenti potrebbe essere imboccata una strada buia e piena di ostacoli.

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